21 giugno 2012

Aula ultimo incontro

Ciao a tutti,
l'ultimo incontro si svolgerà giovedì 28 a partire dalle 10.30 in aula U6/38.
Ogni gruppo presenterà il proprio prodotto audiovisivo facendolo precedere da una breve presentazione durante la quale vi si chiede di esplicitare il percorso svolto e le questioni/domande/riflessioni che ha generato. In particolare la richiesta è quella di provare a riflettere attentamente sulle modalità dell'osservazione che avete utilizzato e sulla traccia di esse all'interno dei lavori che presenterete.
in che modo lo strumento di ricerca utilizzato - telecamera/macchina fotografica/archivi fotografici - vi ha consentito di esplorare/ conoscere/ comunicare  il contesto di ricerca e che tipo di informazioni antropologiche ha prodotto?

I vs lavori come accennavo nel corso del precedente post verranno inseriti in un sito. Per fare questo vi ricordo che dovete caricare i video sul canale youtube etnoperformance.
l'accesso al canale è possibile - come specificato - attraverso la mail: youtube@etnografiadellaperfomance e una password che vi posso girare via mail se mi scrivete.

Nonostante i ripetuti tentativi nn sono riuscita a mettermi in contatto con i membri del gruppo Pallavicini che, non so quindi, a che punto sono con il montaggio. Ricordo che la produzione del video finale non è opzionale ma necessaria al fine del conseguimento dei crediti previsti per la frequentazione del laboratorio.

un caro saluto a tutti
sara

15 giugno 2012

Ultimo incontro e news

Ciao a tutti,
un refresh sulla data di presentazione dei lavori:
giovedì 28 alle 10.30 potrebbe andarvi bene? Raccogliendo le  risposte dai diversi gruppi mi pare la soluzione migliore. Attenderò eventuali  commenti fino all'inizio della settimana prox e poi prenoterò l'aula.

Abbiamo istituito un canale youtube dove potete caricare i vs video che verranno poi linkati a un sito che è in fase di realizzazione e che raccoglierà le esperienze realizzate negli ultimi anni - comprese quelle degli studenti del laboratorio ad una voce specifica.

l'url del canale è quello di youtube: http://www.youtube.com/
l'account è il seguente: youtube@etnografiadellaperformance.it
per la password scrivetemi una mail che ve la giro (sabraman@libero.it, sara.bramani@unimib.it)

Per il gruppo tatoo: ho guardato il video finale e va bene così. l'unico rilievo l'ho fatto ieri alla vostra collega che è venuta nel lab e che se avrà tempo proverà a inserire ( la presentazione iniziale dei soggetti credo che sarebbe meglio valorizzata se fosse seguita da una presentazione visiva del loro lavoro piuttosto che da una verbalizzazione della vostra interlocutrice)

Per il gruppo Pallavicini: avrei bisogno di un vostro riscontro sulla data di presentazione in particolare sull'eventualità di invitare comitato stranieri e coord villa pallavicini......

Per tutti: all'inizio del video va inserito il logo della Bicocca e il logo del laboratorio. Se non avete i loghi in cartella fatemi sapere che ve li invio via mail.

un caro saluto
sara

13 giugno 2012

"Le ragioni dello sguardo" di Francesco Faeta


Capitolo 9 | Dietro il silenzio dei cimiteri. Imago mortis rivisitata.

In questo ultimo capitolo Faeta  si concentra sugli spazi dei morti, sui cimiteri. Inizia con una breve comparazione tra il cimitero di Montparnasse, a Parigi, e quelli della Calabria. Dei modi diversi di celebrare i defunti e di come nel tempo le due tipologie si siano avvicinate tra loro.
Lo svolgersi del discorso della memoria già dai tempi dell’antica Roma, si disponeva secondo ordinate e rigide sequenze: “colui che giaceva dietro la lapide era, innanzitutto, uomo (o donna) esemplare, comunque soggetto che aveva avuto nella vita esperienze professionali degne di essere ricordate (…) era, poi, leale e affezionato parente; era, infine e ulteriormente, persona tuttora vivente dentro un mondo evanescente e larvale” [pag. 226].
Anche la libertà e l’autonomia all’interno del cimitero, da parte dei parenti dei defunti, è cambiata: oggetti e fiori secchi venivano disposti sulle tombe e nessuno li rimuoveva, i sacerdoti non intervenivano in nessun modo anche davanti a usanze “non lodevoli” e la costruzione di edifici per la sepoltura avveniva in maniera spontanea. “Il rumore, il suono, le parole, s’inscrivevano con forza nelle attività di soglia; servivano per notificare al morto il complesso delle pratiche cerimoniali di cui egli beneficiava e al vivo, ai vivi, la scrupolosa osservanza delle regole che il gruppo familiare aveva. Saper osservare le regole nei confronti dei morti significava, infatti, offrire garanzie complessive di osservanza delle regole sociali più estese, di rispetto degli ordini, delle gerarchie, dei vincoli consuetudinari, delle alleanze. Dunque, la memoria dei morti (…) disegnava il pentagramma su cui si vergava la memoria dei vivi” [pag. 227]. Attraverso alcune pratiche, come il parlare a voce alta ai defunti, si facevano esistere i morti e si legittimavano i vivi e il loro sforzo di costruzione e ricostruzione sociale.
Faeta ripercorre i cimiteri di oggi trovando le pratiche di un tempo profondamente cambiate: le cappelle familiari sono costruite secondo regolamenti, non mimano più la casa del defunto ma lo sono, essendo a tutti gli effetti delle piccole case. Si è passati dalla tomba come luogo di memoria, al monumento, oggetto che invece indirizza l’attenzione su se stesso come simbolo rappresentativo. L’insieme di atti spontanei presenti qualche decennio fa, ora sono inibiti a causa della soglia chiusa delle cappelle familiari, che permettono l’ingresso solo attraverso il possesso delle chiavi da parte di un parente. “ciò comporta la perdita della dimensione estesa e corale dell’attività commemorativa e la sua compressione in unità temporali di carattere eccezionale e ristretto” [pag. 230]. Non vi sono più simboli del viaggio in quanto lo statuto della morte è cambiato da l’idea di una navigazione a quella di una stabile e sicura residenza.
 “Da luoghi naturalizzati attraverso una pratica metafisica della relazione, i camposanti tendono a divenire spazi socializzati, al cui interno s’inscrivono relazioni civili” [pag. 232].
L’autore cita alcuni passi di Aleida Assmann riguardo la memoria culturale che ha il suo centro nella commemorazione dei morti, da questa affermazione Faeta si interroga sul cambiamento delle prime il conseguente mutamento delle seconde: “la commemorazione dei morti ha una dimensione religiosa e una laica, che è possibile identificare rispettivamente nella pietas e nella fama” [pag. 237] la prima è il dovere dei vivi di mantenere acceso il ricordo dei defunti per conservare stabili le relazioni che legano i due mondi, la seconda rappresenta il bisogno di garantire le condizioni di predominio di un gruppo sull’altro, di egemonia. Secondo l’autore le modificazioni della commemorazione calabrese hanno attenuato la pietas e enfatizzato la fama. “Il discorso funebre s’indirizza oggi sempre più alla comunità dei vivi e tende a celebrare, indirettamente, attraverso l’imponenza del monumento e la sua puntuale aderenza al modello della casa. (…) Occorre essere in prima persona, in quanto membri autorevoli e dominanti, sacerdoti di quella memoria. Bisogna piegare la prassi cattolica a un uso civile della memoria” [pag. 238].
Infine Faeta si sofferma sull’immagine del defunto, che “appare meno direttamente coinvolta nel regime cerimoniale di quanto non lo fosse in precedenza” [pag. 239].
In conclusione i mutamenti che si sono affermati  si manifestano mediante un nuovo atteggiamento culturale: “la riduzione della condizione parossistica del dolore, il suo controllo, la tendenziale eterificazione della condizione luttuosa” [pag. 240]. È, dunque, una memoria placata e con ciò permanente, custodita all’interno del monumento “sempre pronta a rimettere il defunto dentro le configurazioni molteplici e cangianti del gioco sociale” [pag. 240].

12 giugno 2012

giovedì 14 giugno

Buongiorno,
come sempre scrivo per confermarle che giovedì, se possibile, saremmo liberi per venire al laboratorio. Purtroppo lunedì non sono riuscita  a venire, ma mi hanno detto di scriverle che saremo lì per le 10.

Grazie,
Viola

11 giugno 2012

occhiali

Ciao a tutti,
attendo conferma dai vari gruppi per prenotazione aula ultimo incontro. Colgo l'occasione per avvisarvi che qualcuno di voi ha lasciato nel lab un paio di occhiali da vista montatura rayban colore viola in plastica.
sara

9 giugno 2012

Laboratorio lunedì 11 giugno

Salve,

Noi del gruppo di Baranzate volevamo chiederle se è possibile venire in laboratorio lunedì 11 intorno alle 10.30 per poter proseguire con il lavoro di montaggio. Ora abbiamo tutti i materiali, comprese le riprese di esterni che, nonostante alcune difficoltà, sono state fatte con successo.
Per quanto riguarda la visione dei video, credo che per noi sarebbe meglio venerdì 28 per essere certi di essere risuciti a terminare il progetto, ma non ho ancora avuto modo di discuterne coi miei colleghi.

Viola