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2 maggio 2011

incontro 2/5

Ciao a tutti,
un piccolo commento sul penultimo incontro laboratoriale a beneficio sia dei presenti che degli assenti.
Abbiamo visto insieme le ultime riprese effettuate con gli artisti del video 1 - Paul e Mike - con l'obbiettivo di evidenziarne i punti forti e deboli e con l'intenzione di delimitare il campo della ricerca( quali temi e questioni affrontare - e come -, i contesti da esplorare, le dimensioni relazionali dei soggetti da prendere in considerazione, etc.).
le ultime riprese di Mike, che fa musica insieme ai musicisti suoi collaboratori, sono molto belle, e non solo da un punto di vista estetico.
Vederlo all'opera implica im - mediatamente l'esperienza di Mike in campo aritistico e ci consente un accesso privilegiato alla dimensione delle pratiche che coinvolge direttamento il processo performativo dell'artista e, al tempo stesso, dell'antropologo e documentarista che osservano ( l'occhio della telecamera) il farsi del brano musicale.
Davvero molto interessante: Mike che riflette in itinere - durante il lavoro di ricerca/riprese - sul significato che lui associa a certi luoghi nel processo di creazione artistica e come questi luoghi e i soggetti che vi transitano vengano da lui tradotti in testi......

più problematiche risultano, a mio parere, le ultime riprese di Paul per una serie di questioni che sollevano; in particolare rispetto alla tensione tra diversi orientamenti/intenzionalità dello sguardo (mio e del documentarista) che ci riportano direttamente al cuore dell'"etnografia/antropologia" quale approccio disciplinare intenzionale del nostro lavoro di documentazione e restituzione delle esperienze in campo artistico e culturale dei soggetti/artisti coinvolti.


A lezione sono stati distribuiti degli articoli tratti dal testo di Sarah Pink: Visual intervensions, applied visual anthropology

l'esercitazione finale del laboratorio consiste nel vostro tentativo di tradurre questi riferimenti teorici ai fini progettuali individuando quegli elementi che ritenete validi - sia a livello metodologico che epistemologico - ai fini del progetto in corso.
confrontarsi con un corpus teorico di riferimento è imprescendibile nel nostro lavoro. Vi si chiede di "dialogare" con il testo e di trarne spunto ai fini del lavoro nell'ambito di questo progetto.
Dato il carattere specifico del testo di riferimento, ho cercato di fornire una chiave di lettura traducendo le intenzioni dichiarate nell'introduzione dall'autrice - Sarah Pink - e gli elementi che accumunano gli articoli raccolti nel testo rispetto alla sua proposta definitoria di Antropologia visiva applicata.

Coloro che non erano presenti all'incontro si mettano in comunicazione con i colleghi per quanto riguarda gli appunti e con me per quanto riguarda gli articoli distribuiti.

Il prossimo sarà l'ultimo incontro in cui faremo un briefing registrato dell'esperienza che ci ha visto coinvolti. a breve posterò l'agenda dell'incontro ( temi e questioni) che vi consentirà una partecipazione attiva all'incontro.
buon lavoro
sara

19 aprile 2011

spunti di riflessione e analisi

Ciao a tutti,
ieri nel laboratorio di antropologia visiva abbiamo finito di montare le riprese effettuate durante il primo incontro con Paul e Mike in sede universitaria che linkeremo al più presto sul blog via youtube per consentirne a tutti la visione e la riflessione.

A questo proposito ho trovato interessante il commento di Marta (l'altra Marta)sul blog in merito al lavoro di montaggio e alla possibilità che questo offre in termini di interstestualità.
La compresenza di una moltiplicità di sguardi, a cui accenna Marta, mi sembra accentuare la dimensione riflessiva del nostro lavoro a partire dall'etnografia.
l'intimità con i soggetti prodotta dalla visione di queste specifiche note di campo - riprese - ci consente di fare la loro conoscenza in un modo diverso da quello che ci offrirebbero altri strumenti di osservazione e analisi.
Queste riflessioni mi ricordano una delle considerazione di MacDougall sulle risorse e sulle potenzialità dei mezzi audiovisi(vedi post).
MacDougall parlava di knowledge by acquaitance(fare la conoscenza di)per significare la possibilità di raggiungere l'esperienza corporea ed emozionale dei soggetti implicati(anche quella dei fruitori).
A questo proposito nelle prime lezioni del lab ci siamo anche soffermati sui tentativi di Rouche di far partecipare lo spettattore al grado di coinvolgimento che lui aveva con i soggetti.
L'intezione di Rouche era che i soggetti fossero visti attraverso la sua esperienza non solo in qualità di osservatore ma anche e, aggiungerei, soprattutto come partecipante.
Posto che l'intenzione(nostra)è quella di esplorare la soggettività dei due artisti(Paul e Mike), mi sembra che l'implicazione dell'esperienza di esplorazione stessa vada in questa direzione.
Ricordate la nozione di cinetrance di Rouche?:
“ la paragono spesso all’improvvisazione del torero di fronte al toro.
Qui come là niente è conosciuto in anticipo, la smoothness di una faena è come l’armonia di una ripresa di viaggio che si articola perfettamente con i movimenti di coloro che sono filmati….è questo aspetto della ricerca sul campo che marca l’unicità del regista di film etnografici. invece di elaborare ed editare le sue note dopo essere ritornato dal campo, lui deve, sotto pena di fallimento, fare la sua sintesi nel momento esatto dell’osservazione".(pag. 113, David MacDougall, Transcultar Cinema)

Mac dougall interpretava questa nozione di cine-trance sia letteralmente che metaforicamente sviluppando in questo modo un’idea complessa di rappresentazione etnografica.
Non si può mai duplicare l’esperienza dell’altro, ci ricorda questo autore. Con lo sviluppo della nozione di cinetrance Rouche suggerisce che internalizzando aspetti della vita dei soggetti risulta possibile riprodurli nella prima persona attraverso la telecamera.
Una forma specifica di dialogo etnografico o, se vogliamo, una parte di questo dialogo nel quale l’etnografo è direttamente implicato nell'esperienza.

Posto che l'intenzione(nostra)è quella di esplorare la soggettività dei due artisti(Paul e Mike), mi sembra che l'implicazione dell'esperienza di esplorazione stessa vada in questa direzione.

Si cerca di costruire uno spazio/tempo di rappresentazione attraverso il quale istituire una piattaforma, un terreno comune di dialogo, sul quale l'esperienza etnografica possa risultare comprensibile e ovvia. l'elaborazione in itinere dell'esperienza e della soggettività dei due artsiti non ci consente di denifire a priori gli elementi significativi sui quali diregirci. questi emergono piuttosto nel farsi del lavoro implicando direttamente gli artisti nella riflessività inerente al nostro lavoro.

Come mi vedo? come mi vedono gli altri? come vorrei che mi vedessero? ( faccio esperienza, produco musica o un dipinto, cammino, respiro, penso e vivo)
queste sono altrettante varianti della stessa domanda che implicano direttamente i soggetti nella costruzione di un terreno comune di condivisione e dialogo, attraverso il quale ci muoviamo, al fine di rispondere a queste questioni.
per ora passo e chiudo.
vi consiglio di aprire il post "risorse e potenzialità dei mezzi audiovisivi" e di provare a riflettere su questo a partire dai materiali ad ora condivisi/partecipati durante le lezioni e/o le riprese. Gli spunti di riflessione sono davvero molti.



In ultimo: abbiamo istituito uno spazio videopost per raccogliere i commenti video ai lavori in corso e abbiamo linkato il commento audiovideo di Marta alla sua partecipazione al lavoro etnografico del 7 con Paul. Se lo preferite potete postare commenti video invece che scritti.

un caro saluto,
sara

10 aprile 2011

riprese audio- video

Ciao a tutti,
due parole sul lavoro di campo del 7 con Paul e dell'8 con Mike.

Con Paul ci siamo trovati nella sua casa/studio per:
- approfondire il suo lavoro in campo artistico e culturale
- continuare ad esplorare lo spazio abitativo/lavorativo
- concordare gli elementi salienti della rappresentazione che andiamo costruendo
- iniziare ad esplorare le sue geografie urbane
- iniziare a riflettere sul tema dell'immigrazione in quanto esperienza soggettiva, sociale e politica.

Con Mike ci siamo trovati all'uscita del suo lavoro e:
- lo abbiamo seguito nei suoi itinerari urbani osservandone il movimento
- abbiamo conversato insieme su diversi temi cercando di costruire insieme a lui dei percorsi narrativi/spaziali che ci impegneranno nel lavoro delle prossime settimane.

Entrambi gli incontri sono stati molto densi e ricchi di spunti di riflessione e di analisi, oltre che fondamentali per quanto riguarda la questione della delimitazione del campo di ricerca

Paul e Mike ci stanno fornendo spiegazioni preziose sulle loro vite ed esperienze; sul come fanno esperienza....
questo mi porta a riflettere più profondamento sulla modalità collaborativa e partecipatoria che stiamo utilizzando per condurre il nostro lavoro che si sta rivelando produttiva di conoscenze etnografiche di valore anche nei tempi brevi che definiscono,strutturalmente, il nostro lavoro.

non è una questione di poca importanza ma anzi è uno degli elementi centrali intorno al quale alcuni autori, in particolare Sarah Pink, fondano epistemologicamente e metodologicamente la definizione di "applied visual anthropology" ( vedi: Visual interventions, Applied visual anthropology)

la variabile tempo è senz'altro sempre stato un elemento fondamentale della disciplina antropologica che proprio sull'immersione a lungo termine nei contesti e con i soggetti della ricerca ha definito la sua specificità disciplinare.

la riflessione si sposta, nel nostro caso, sulla possibilità/capacità di questa scrittura della scenografia, di tipo collaborativo e progressivo, di produrre conoscenze di valore etnografico e, significativamente, di diventare produzione di conoscenza in sè. anche, o forse, proprio, in un tempo limitato progettualmente.

un caro saluto per ora
Sara

25 marzo 2011

commento incontro 14/03

Cari tutti,
mi accingo solo ora ad inserire un piccolo commento a seguito dell’incontro con i due artisti avvenuto lunedì 14 marzo. Nonostante vi fosse il timore iniziale di un possibile condizionamento di uno spazio anomalo di interazione (aula), devo constatare che vi sono stati rarissimi momenti di silenzio o di imbarazzo e la comunicazione è apparsa fluida e coinvolgente. I due artisti hanno avuto la possibilità di farsi conoscere, secondo peculiarità individuali, anche esprimendosi attraverso la propria forma d’arte. Ad esempio Mike ci ha riferito che “crea musica rap per cercare di far riflettere e musica elettronica per far divertire, l’importante è esprimersi”. Ed è da questo desiderio di espressione che si può iniziare ad intuire la circolarità tra la loro esperienza artistica e le loro vite, una circolarità che verrà ulteriormente esplorata lavorando insieme ad una costruzione filmica intesa come processo di significazione culturale.
Durante l’incontro, sono emersi elementi fondamentali sul tema della migrazione con l’obbligato accenno alla normativa vigente per il conseguimento della cittadinanza da parte dei figli degli immigrati. Collegandosi a ciò, Mike ha riflettuto con noi sulla sensazione di percepirsi né filippino né italiano quasi in una dimensione definibile di doppia assenza.
Sono stati interessanti anche alcuni commenti su Milano nella sua dimensione urbana composta da segni, immagini, suoni, gesti ma anche forme e colori se pensiamo ad una Milano associata (da Paul) ad un quadro di De Chirico. Ritengo pertanto che si sia avviato, in ottimo modo, un percorso che condurrà ad un progressivo avvicinamento agli artisti.
Credo che in questo momento si stiano svolgendo le prime riprese con Mike nel proprio appartamento…una buona occasione di socialità in un luogo di dimora e di intimità. Buon lavoro!
A lunedì

Marta B.