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16 maggio 2012

Evento del 21 maggio




Ciao a tutti, 
siete invitati alla presentazione dei video/documentari realizzati nell'ambito del progetto " Culturalmente: Itinerari artistici verso l'interculturalità" realizzato dall'Università Milano-Bicocca, Dipartimento di Scienze umande della Formazione "Riccardo Massa", finanziato dalla Fondazione Cariplo.

I video sintetizzano l'esperienza di ricerca sulla produzione artistica e culturale di alcuni soggetti e gruppi (musicali, folcklorici) nel territorio di Milano. 

L'evento si realizzarà lunedì 21 Maggio a partire dalle 17.30 presso l'associazione Olinda, ex Paolo Pini, in via Ippocrate 45: aperitivo incluso.

In allegato trovate il volantino dell'evento

Sara Bramani

10 aprile 2012

Delimitazione di campo - Gruppo Hip-Hop

Posto una breve sintesi dei nostri incontri preliminari riguardanti il progetto sulla subcultura hip hop. Nota di metodo: abbiamo scelto, almeno temporaneamente per motivi di sintesi, di riferirci al mondo hip hop come una subcultura, nonostante l'ambiguità del termine. Ci riserviamo di correggere la terminologia durante la lavorazione se troveremo definizioni più adatte e precise.

Definizione del campione di ricerca: abbiamo selezionato due soggetti definibili principali, due MC (dall'inglese masters of ceremony, termine tecnico con cui si definiscono i vocalist rapper), un maschio e una femmina: entrambi sono ben inseriti nell'ambito delle serate milanesi e conosciuti all'interno della subcultura, hanno inciso alcuni brani ma non si appoggiano ad un'etichetta discografica: non sono quindi "commercializzati". Un terzo interlocutore porta un punto di vista differente, più liminale se vogliamo: si tratta di un'altra donna (già di per sé soggetti minoritari, almeno numericamente, all'interno dell'ambito analizzato) che però pratica il beatbox, ossia la produzione (spesso improvvisata) di basi ritmiche per gli MC imitando a voce i suoni di batteria, scratch, ecc.

Domande a cui vorremmo trovare risposta/ Aree tematiche per le interviste:
- Perché gli interlocutori hanno scelto questa particolare modalità di espressione (e non un'altra)?
- Quando hanno cominciato/come sono stati introdotti/come è nato l'interesse/come hanno scoperto dell'esistenza della subcultura?
- Quanto sono impegnati dalle pratiche della subcultura?
- Come gestiscono l'equilibrio tra l'essere MC sul palco ed essere/fare qualcos'altro nel resto della loro vita?
-L'hip hop è nato in America ed è un mezzo di espressione molto legato alle situazioni statunitensi. Come si può declinarlo all'italiana?
-Le persone che praticano l'hip hop sono statisticamente per lo più maschi. Una donna come si inserisce nel mondo in questione?
-Come si relazionano gli interlocutori con l'hip hop "di etichetta"/mainstream?

A breve procederemo con l'organizzazione di sopralluoghi ed interviste.
Jacopo

21 novembre 2011

proiezione documentario

Ciao a tutti,

nell'ambito dell'evento annuale di Filmmaker a Milano,
domenica 27 alle 15.00 presso il teatro Gnomo a Milano ci sarà la proiezione del documentario che abbiamo realizzato sull'Orchestra di via Padova.

Siete tutti invitati
un caro saluto
sara

DOMENICA 27 ORE 15.00
CINEMA GNOMO DI MILANO: Via Lanzone, 30
PROIEZIONE DOCUMENTARIO: L'orchestra in via Padova
MM: S.Ambrogio (linea verde)

10 maggio 2011

Post di Clara

Chapter 10 – Sharing Anthropology. Collaborative Video Experiences among Maya Film-makers in Post-war Guatemala

In questo capitolo, Carlos Y. Flores parla di implicazioni reciproche, sia da parte della popolazione locale, che di quella dell’antropologo, sottolineando le contraddizioni che si possono generare da un’interazione di questo tipo.

Inoltre all’inizio del suo saggio, l’autore evidenzia che possono presentarsi anche delle contraddizioni tra coloro che svolgono il lavoro sul campo. In questo caso specifico, Carlos Y. Flores mette in luce alcune divergenze che si sono create tra l’antropologo stesso e gli altri membri del team che ha girato i video. Questo clima si avverte nelle sue parole quando dice che “However, it high lightened the contradictions and complexities of collaborative or “shared” anthropological practice in the sphere of applied visual anthropology”.[1]

L’analisi dell’autore può essere forse confermata dalla discussione che c’è stata tra la ricercatrice e il regista, in cui era chiara la divergenza di opinioni riguardo alle modalità di ripresa.

Più avanti afferma però che questi processi di integrazione all’interno del team possono essere superati attraverso un avvicinamento di vedute.

Ho trovato interessante l’osservazione avanzata da Flores, quando afferma che possono sorgere dei problemi nell’intervenire troppo in quanto i confini tra la registrazione dei rituali e la partecipazione attiva possono sfumare.

Questa tesi sembra sostenere il punto di vista di Baresi, che sottolineava appunto l’importanza della contemplazione del soggetto, il ruolo giocato dai silenzi, dalle pause (un po’ come affermava Freire quanto diceva che “research should be involvement and not invasion”[2]) D’altro canto c’era Lei, che invece dava importanza al dialogo con il soggetto, che sembra quasi rispecchiare l’andamento generale dell’antropologia visuale, a cui accenna Flores nelle prime pagine del capitolo, secondo cui la disciplina tende ad un coinvolgimento sempre maggiore degli antropologi con i loro soggetti (greater engagement by anthropologists with their subjects[3]).

Altro punto da sottolineare è la dimensione temporale: mentre in antropologia si sottolinea l’importanza di un’immersione a lungo termine, in questi progetti c'è un limite temporale. Limite che però non incide sugli esiti, in quanto i profitti che se ne possono trarre sono molteplici.
Personalmente sono rimasta molto colpita dal tema dell’identità a cui ha accennato Mike nel corso dell’incontro preliminare. Egli infatti sosteneva di avere delle difficoltà sia a definirsi italiano, che filippino. La peculiarità di questa situazione mi fa venire in mente la mia personale ricerca di identità (metà italiana, metà polacca, cresciuta in Svizzera), che oserei riagganciare alla citazione di Clifford quando parla di ricostruzione del sé attraverso la ricostruzione dell’altro.
In altre parole, queste pratiche antropologiche condivise dovrebbero quindi mettere a disposizione degli spazi per scoprire sé stessi. La domanda che mi sono posta è se questo tipo di ricerca è stato utile per me, di quale utilità potrebbe essere eventualmente per una ricostruzione culturale e sociale più generica?
Io credo fermamente in un forte impatto dei media visivi, soprattutto se applicati in contesti specifici come quelli trattati in ambito antropologico. Ed è proprio questa specificità contestuale (sia essa di pace come quella trattata nel corso del laboratorio, che di guerra come quella citata all’inizio del saggio di Flores) ad abbracciare l’idea un po’ contrastante dell’antropologia come sapere cumulativo, dimostrata dal fatto che anche Flores stesso nel suo saggio afferma di avere consultato lavori etnografici svolti in precedenza da Jean Rouch.



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[1] Pink, S. 2007. “Sharing Anthropology. Collaborative Video Experiences among Maya Film-makers in Post-war Guatemala”, Visual Interventions. Applied Visual Anthropology, p. 209

[2] Ibid., p.222

[3] Ibid., p. 210

2 maggio 2011

incontro 2/5

Ciao a tutti,
un piccolo commento sul penultimo incontro laboratoriale a beneficio sia dei presenti che degli assenti.
Abbiamo visto insieme le ultime riprese effettuate con gli artisti del video 1 - Paul e Mike - con l'obbiettivo di evidenziarne i punti forti e deboli e con l'intenzione di delimitare il campo della ricerca( quali temi e questioni affrontare - e come -, i contesti da esplorare, le dimensioni relazionali dei soggetti da prendere in considerazione, etc.).
le ultime riprese di Mike, che fa musica insieme ai musicisti suoi collaboratori, sono molto belle, e non solo da un punto di vista estetico.
Vederlo all'opera implica im - mediatamente l'esperienza di Mike in campo aritistico e ci consente un accesso privilegiato alla dimensione delle pratiche che coinvolge direttamento il processo performativo dell'artista e, al tempo stesso, dell'antropologo e documentarista che osservano ( l'occhio della telecamera) il farsi del brano musicale.
Davvero molto interessante: Mike che riflette in itinere - durante il lavoro di ricerca/riprese - sul significato che lui associa a certi luoghi nel processo di creazione artistica e come questi luoghi e i soggetti che vi transitano vengano da lui tradotti in testi......

più problematiche risultano, a mio parere, le ultime riprese di Paul per una serie di questioni che sollevano; in particolare rispetto alla tensione tra diversi orientamenti/intenzionalità dello sguardo (mio e del documentarista) che ci riportano direttamente al cuore dell'"etnografia/antropologia" quale approccio disciplinare intenzionale del nostro lavoro di documentazione e restituzione delle esperienze in campo artistico e culturale dei soggetti/artisti coinvolti.


A lezione sono stati distribuiti degli articoli tratti dal testo di Sarah Pink: Visual intervensions, applied visual anthropology

l'esercitazione finale del laboratorio consiste nel vostro tentativo di tradurre questi riferimenti teorici ai fini progettuali individuando quegli elementi che ritenete validi - sia a livello metodologico che epistemologico - ai fini del progetto in corso.
confrontarsi con un corpus teorico di riferimento è imprescendibile nel nostro lavoro. Vi si chiede di "dialogare" con il testo e di trarne spunto ai fini del lavoro nell'ambito di questo progetto.
Dato il carattere specifico del testo di riferimento, ho cercato di fornire una chiave di lettura traducendo le intenzioni dichiarate nell'introduzione dall'autrice - Sarah Pink - e gli elementi che accumunano gli articoli raccolti nel testo rispetto alla sua proposta definitoria di Antropologia visiva applicata.

Coloro che non erano presenti all'incontro si mettano in comunicazione con i colleghi per quanto riguarda gli appunti e con me per quanto riguarda gli articoli distribuiti.

Il prossimo sarà l'ultimo incontro in cui faremo un briefing registrato dell'esperienza che ci ha visto coinvolti. a breve posterò l'agenda dell'incontro ( temi e questioni) che vi consentirà una partecipazione attiva all'incontro.
buon lavoro
sara

19 aprile 2011

spunti di riflessione e analisi

Ciao a tutti,
ieri nel laboratorio di antropologia visiva abbiamo finito di montare le riprese effettuate durante il primo incontro con Paul e Mike in sede universitaria che linkeremo al più presto sul blog via youtube per consentirne a tutti la visione e la riflessione.

A questo proposito ho trovato interessante il commento di Marta (l'altra Marta)sul blog in merito al lavoro di montaggio e alla possibilità che questo offre in termini di interstestualità.
La compresenza di una moltiplicità di sguardi, a cui accenna Marta, mi sembra accentuare la dimensione riflessiva del nostro lavoro a partire dall'etnografia.
l'intimità con i soggetti prodotta dalla visione di queste specifiche note di campo - riprese - ci consente di fare la loro conoscenza in un modo diverso da quello che ci offrirebbero altri strumenti di osservazione e analisi.
Queste riflessioni mi ricordano una delle considerazione di MacDougall sulle risorse e sulle potenzialità dei mezzi audiovisi(vedi post).
MacDougall parlava di knowledge by acquaitance(fare la conoscenza di)per significare la possibilità di raggiungere l'esperienza corporea ed emozionale dei soggetti implicati(anche quella dei fruitori).
A questo proposito nelle prime lezioni del lab ci siamo anche soffermati sui tentativi di Rouche di far partecipare lo spettattore al grado di coinvolgimento che lui aveva con i soggetti.
L'intezione di Rouche era che i soggetti fossero visti attraverso la sua esperienza non solo in qualità di osservatore ma anche e, aggiungerei, soprattutto come partecipante.
Posto che l'intenzione(nostra)è quella di esplorare la soggettività dei due artisti(Paul e Mike), mi sembra che l'implicazione dell'esperienza di esplorazione stessa vada in questa direzione.
Ricordate la nozione di cinetrance di Rouche?:
“ la paragono spesso all’improvvisazione del torero di fronte al toro.
Qui come là niente è conosciuto in anticipo, la smoothness di una faena è come l’armonia di una ripresa di viaggio che si articola perfettamente con i movimenti di coloro che sono filmati….è questo aspetto della ricerca sul campo che marca l’unicità del regista di film etnografici. invece di elaborare ed editare le sue note dopo essere ritornato dal campo, lui deve, sotto pena di fallimento, fare la sua sintesi nel momento esatto dell’osservazione".(pag. 113, David MacDougall, Transcultar Cinema)

Mac dougall interpretava questa nozione di cine-trance sia letteralmente che metaforicamente sviluppando in questo modo un’idea complessa di rappresentazione etnografica.
Non si può mai duplicare l’esperienza dell’altro, ci ricorda questo autore. Con lo sviluppo della nozione di cinetrance Rouche suggerisce che internalizzando aspetti della vita dei soggetti risulta possibile riprodurli nella prima persona attraverso la telecamera.
Una forma specifica di dialogo etnografico o, se vogliamo, una parte di questo dialogo nel quale l’etnografo è direttamente implicato nell'esperienza.

Posto che l'intenzione(nostra)è quella di esplorare la soggettività dei due artisti(Paul e Mike), mi sembra che l'implicazione dell'esperienza di esplorazione stessa vada in questa direzione.

Si cerca di costruire uno spazio/tempo di rappresentazione attraverso il quale istituire una piattaforma, un terreno comune di dialogo, sul quale l'esperienza etnografica possa risultare comprensibile e ovvia. l'elaborazione in itinere dell'esperienza e della soggettività dei due artsiti non ci consente di denifire a priori gli elementi significativi sui quali diregirci. questi emergono piuttosto nel farsi del lavoro implicando direttamente gli artisti nella riflessività inerente al nostro lavoro.

Come mi vedo? come mi vedono gli altri? come vorrei che mi vedessero? ( faccio esperienza, produco musica o un dipinto, cammino, respiro, penso e vivo)
queste sono altrettante varianti della stessa domanda che implicano direttamente i soggetti nella costruzione di un terreno comune di condivisione e dialogo, attraverso il quale ci muoviamo, al fine di rispondere a queste questioni.
per ora passo e chiudo.
vi consiglio di aprire il post "risorse e potenzialità dei mezzi audiovisivi" e di provare a riflettere su questo a partire dai materiali ad ora condivisi/partecipati durante le lezioni e/o le riprese. Gli spunti di riflessione sono davvero molti.



In ultimo: abbiamo istituito uno spazio videopost per raccogliere i commenti video ai lavori in corso e abbiamo linkato il commento audiovideo di Marta alla sua partecipazione al lavoro etnografico del 7 con Paul. Se lo preferite potete postare commenti video invece che scritti.

un caro saluto,
sara

10 aprile 2011

riprese audio- video

Ciao a tutti,
due parole sul lavoro di campo del 7 con Paul e dell'8 con Mike.

Con Paul ci siamo trovati nella sua casa/studio per:
- approfondire il suo lavoro in campo artistico e culturale
- continuare ad esplorare lo spazio abitativo/lavorativo
- concordare gli elementi salienti della rappresentazione che andiamo costruendo
- iniziare ad esplorare le sue geografie urbane
- iniziare a riflettere sul tema dell'immigrazione in quanto esperienza soggettiva, sociale e politica.

Con Mike ci siamo trovati all'uscita del suo lavoro e:
- lo abbiamo seguito nei suoi itinerari urbani osservandone il movimento
- abbiamo conversato insieme su diversi temi cercando di costruire insieme a lui dei percorsi narrativi/spaziali che ci impegneranno nel lavoro delle prossime settimane.

Entrambi gli incontri sono stati molto densi e ricchi di spunti di riflessione e di analisi, oltre che fondamentali per quanto riguarda la questione della delimitazione del campo di ricerca

Paul e Mike ci stanno fornendo spiegazioni preziose sulle loro vite ed esperienze; sul come fanno esperienza....
questo mi porta a riflettere più profondamento sulla modalità collaborativa e partecipatoria che stiamo utilizzando per condurre il nostro lavoro che si sta rivelando produttiva di conoscenze etnografiche di valore anche nei tempi brevi che definiscono,strutturalmente, il nostro lavoro.

non è una questione di poca importanza ma anzi è uno degli elementi centrali intorno al quale alcuni autori, in particolare Sarah Pink, fondano epistemologicamente e metodologicamente la definizione di "applied visual anthropology" ( vedi: Visual interventions, Applied visual anthropology)

la variabile tempo è senz'altro sempre stato un elemento fondamentale della disciplina antropologica che proprio sull'immersione a lungo termine nei contesti e con i soggetti della ricerca ha definito la sua specificità disciplinare.

la riflessione si sposta, nel nostro caso, sulla possibilità/capacità di questa scrittura della scenografia, di tipo collaborativo e progressivo, di produrre conoscenze di valore etnografico e, significativamente, di diventare produzione di conoscenza in sè. anche, o forse, proprio, in un tempo limitato progettualmente.

un caro saluto per ora
Sara

4 aprile 2011

note di campo audio-visive

Ciao a tutti,
ci troviamo nel laboratorio di Antropologia visiva (U6 4°piano) a lavorare al montaggio dei girati effetuati il 14 nell'incontro preliminare con gli artisti.
Con Riccardo abbiamo pensato di postare una sintesi della discussione in aula sul lavoro svolto e da svolgere.

Abbiamo aperto una riflessione sul materiale grezzo che di solito non è accessibile allo sguardo ma ci arriva in forma già tradotta dall'analisi antropologica.
Cosa implica e comporta questo ultilizzo del materiale?

Quando leggiamo una monografia o un articolo in campo disciplinare le note di campo, ovvero quei materiali che stanno alla base delle analisi presentate,non sono presenti.

il ns documentarista diceva che non è solito mostrare le riprese "grezze" ma piuttosto i girati già lavorati(montati).
Il carattere audio - visivo assunto dalle ns note di campo non può rimanere implicito ma deve essere problematizzato e compreso nella sua specificità. Una delle questioni emerse è quindi la seguente:
qual'è la specificità di queste note audio - visive sia a livello metodologico che nei termini della riflessione antropologica?

Le note di campo audiovisive sulle quali stiamo lavorando ci pongono direttamente in contatto con una prospettiva (punto di vista) sul campo di ricerca e sulla dimensione intersoggetiva che lo caratterizza (a differenza delle note scritte)

Gli sguardi sono molteplici:
- il nostro sia come spettatori che come soggetti implicati nel percorso di ricerca
- lo sguardo del regista che sintetizza il lavoro svolto sul campo registrandolo
- lo sguardo dei soggetti della ricerca coinvolti: Paul e Mike

Viene in mente a Riccardo la metafora dell'edificio dalle infinite finistre (Henry James) dalle quali non abbiamo accesso ad una totalità di senso ma piuttosto alla soggettività ed alla parzialità di qualsivoglia sguardo...

Se è vero che le note di campo sono il materiale grezzo dell'analisi culturale, o se vogliamo la condizione di possibilità dell'analisi, è vero anche che l'accesso a questi materiali ci può consentire di ripercorrere il cammino inverso.

In ultimo: l'utilizzo del blog come forma di interazione e di scambio con gli artisti chiama in causa diverse questioni e non solo a livello etico.

il coinvolgimento degli artisti nel progetto e nel blog elimina/può eliminare/creare dei filtri che in genere differenziano nettamente i diversi ruoli e le diverse intenzionalità dei soggetti implicati a vario titolo nella ricerca. E' quindi importante chiedersi cosa questo comporti e implichi nel nostro lavoro.

Un caro saluto,
sara e riccardo

14 marzo 2011

commento al progetto in corso

Post di Davide Fossati,
Alcune citazioni (da Culturalmente) da cui parto.

Un problema di partenza

Se tra gli esperti del settore, e tra coloro che da anni lavorano sui temi dell’interculturalità e dell’integrazione, è ormai chiaro che la cultura non è un’entità monolitica che spiega le differenze, a livello del senso comune l’idea della cultura come contenitore chiuso di elementi dati è invece radicata e diffusa

Una realtà

Questi incontri interculturali, il più delle volte misconosciuti, rappresentano luoghi culturali fondamentali della nostra contemporaneità

a sostenere la relazione con le persone

Trasformazioni culturali

Ancora in una zona d’ombra sono rimaste invece le trasformazioni culturali: l’approccio è stato ed è dunque soprattutto di tipo “compensatorio”,

alla consapevolezza che il sé e l’altro sono mutuamente costitutivi dello stesso stato di coscienza

COsTRUZIONE DI RELAZIONI

Lo spettatore è invitato alla scoperta delle relazioni tra le immagini


L’importanza della dimensione relazionale nel linguaggio filmico consente inoltre di mettere in scena il percorso di ricerca e di rappresentare i significati culturali attraverso lo stesso processo di produzione filmica.

Una domanda propulsiva

quando e come diventa possibile un’identità culturale che non si tramuti in habitus ?

una metodologia e un obiettivo

costruire degli archivi della memoria.


Mie note

Individuare le realtà di produzione culturale realizzate da cittadini di provenienza straniera sottolinea la possibilità di evidenziare il margine di propositività che la presenza di componenti straniere porta nella comunità.

Questo porta significati culturali di arricchimento che si riflettono sulla percezione comune a proposito della presenza degli stranieri nella comunità che, come detto nelle citazioni, al momento presenta maggiormente gli aspetti problematici dell’inserimento d’emergenza in circuiti di primo sostegno.

La produzione culturale da parte di cittadini stranieri e la possibilità di fruizione da parte della comunità
allargata è un passaggio che rende possibile un avvicinamento tra gruppi sociali e la possibilità di facilitare dei percorsi di riflessione sull’”Altro”, cominciando a costruire uno spazio per la presenza dell’Altro nel tessuto sociale e nelle consapevolezze personali degli individui: viene rese possibile una presenza dell’Altro all’interno del panorama personale, scavalcando le abituali barriere concettuali.

La presenza dell’Altro viene arricchita dalla valenza delle manifestazioni artistiche che propongono una visione del cittadino straniero come propositore di contenuti e valori.

In questa direzione la possibilità di testimoniare attraverso il supporto audio-video le occasioni di eventi culturali in situazione intra-comunitaria rende possibile la diffusione di una immagine delle
altre comunità, presenti sul territorio e nel tessuto sociale attuale, differenti dalle immagini comuni che le dipingono come gruppi problematici e come un aggravio dei problemi della comunità in generale.

Diffondere immagini di piccoli gruppi comunitari stranieri propositivi e produttori di occasioni comunitarie e culturali di valore propositivo, fornisce elementi di trasformazione dell’immagine e degli atteggiamenti finora rivolti dalla comunità allargata a queste piccole comunità straniere.

Una linea di ricerca è rappresentata dall’individuazione di occasioni di produzione culturale “originale”, che si differenzi dunque dagli abituali clichè esistenti sulle occasioni di aggregazione e di manifestazione comunitaria attribuibili ai piccoli gruppi comunitari esistenti da tempo sul territorio, che possiamo riassumere in una percezione negativa e di disturbo, malgrado non sia conosciuta.
Per originale si intende la produzione culturale che partendo da elementi propri al contesto comunitario del gruppo di appartenenza incontra poi la realtà comunitaria allargata e con essa si confronta, creando un valore nuovo e aggiuntivo.

Un processo che trovo interessante è la possibilità di creare un dialogo tra componenti comuntarie diverse, creando la possibilità di un senso più allargato e complesso di quel che significa “appartenenza”.
Il confronto e il dialogo, la messa in relazione come elementi necessari a smontare il preconcetto e la diffidenza; a creare anche la possibilità di nuovi incontri, su nuove basi.

L’incontro e la relazione come elementi necessari alla creazione di novità, crescita, sviluppo comunitario e culturale.

7 marzo 2011

progetto culturalmente:itinerari artistici verso l'interculturalità

Progetto Finanziato dalla Fondazione Cariplo
Capo fila Progetto: Università Milano - Bicocca
Patner Progetto:
CULTURALMENTE: Itinerari artistici verso l’interculturalità
1. Il contesto del progetto
Il paesaggio delle città si compone quotidianamente di segni, immagini, suoni, gesti... che ne fanno la cornice inedita e in movimento di storie, espressioni e narrazioni che si intrecciano o, più spesso, si ignorano. Le manifestazioni quotidiane della diversità prossima e visibile, della multiculturalità di fatto in cui ci troviamo a vivere, si collocano nei molteplici spazi dell’abitare e del comunicare. Non solo dunque, relegate negli ambiti del lavoro o della cura, ma immerse nei luoghi della socialità e dello spazio pubblico, dell’intimità e della dimora, delle relazioni e degli affetti.
In un tempo relativamente breve sono avvenute trasformazioni cruciali e profonde, in senso multiculturale, delle e nelle comunità locali. Alcuni dati, che fanno da contesto alle innumerevoli microstorie della convivenza fra diversi, servono a rendere in maniera inequivocabile e oggettiva lo scenario del quotidiano incontro tra donne, uomini, comunità che hanno diversi riferimenti e differenti origini.
• Nel territorio provinciale milanese soggiornavano alla fine del 2008 circa 400.000 cittadini stranieri residenti , la metà circa dei quali donne, provenienti da una pluralità di Paesi e contesti.
• Il futuro del nostro Paese e delle nostre comunità è dunque sempre di più affidato anche alla responsabilità di cittadini che portano con sé la sfida, la fatica e la ricchezza delle differenze. I dati sulla presenza dei minori stranieri ce lo confermano e lo dimostrano con chiarezza. A Milano, ad esempio, i residenti di nazionalità straniera costituiscono ad oggi più del 14% della popolazione totale (190.000 circa su 1.302.753); ma nella fascia di età minorile l’incidenza percentuale è pari al 20% (i minori stranieri residenti sono infatti 34.575 su 150.931).
• Un altro dato conferma la fisionomia variegata che avrà la “generazione che verrà” nel territorio milanese: nella scuola italiana, in media, vi sono 5.6 alunni stranieri ogni cento, ma a Milano essi rappresentano in media il 14.2% delle presenze.
• Sempre di più anche le coppie e le famiglie assumono caratteristiche multiculturali, grazie ai matrimoni e alle unioni miste, all’adozione internazionale, alla nascita dei bambini figli “di due culture”. Un matrimonio su cinque a Milano è fra italiani e stranieri, ma le relazioni amorose che non conoscono confini sono ovviamente molte di più .Grazie ai percorsi adottivi, inoltre, entrano ogni anno nelle famiglie italiane più di 5.000 bambini nati altrove, che portano con sé frammenti e tracce di memorie di un’altra lingua e un’altra cultura.

L’esperienza quotidiana della diversità, le forme e i segni della multiculturalità diffusa permeano dunque gli spazi pubblici e privati delle città, colorano le relazioni, indirizzano le scelte, popolano parole e linguaggi, trasformano i riti e i modi di comunicare. Le differenze, raccontate attraverso i volti delle persone e veicolate dalle loro storie e narrazioni, non sono più dunque solo relegate e chiuse entro i tempi e i luoghi del lavoro e della necessità, ma dimorano nelle case, nella quotidianità condivisa, nei ruoli comuni di chi è - insieme agli altri - genitore, coniuge, consumatore, paziente, utente, cittadino... dovunque si collochi il suo luogo di nascita.
Coloro che vengono da lontano e che entrano nei servizi per tutti non portano con sé differenze e schemi culturali precostituiti e immobili, ma esprimono piuttosto riferimenti e frammenti culturali diversi e in movimento.
Culture dunque, e non pietre, per usare un’efficace espressione dell’antropologo Marco Aime .
E ognuno le esprime e le trasforma, in maniera diversa, in pratiche quotidiane e in rappresentazioni/espressioni contestuali e contestualizzate. La variabilità culturale che possiamo rintracciare nell’una e nell’altra storia, all’interno di una stessa appartenenza nazionale, è infatti importante e imprevedibile.
L’esperienza e l’incontro con adulti e bambini che vengono da lontano ce lo confermano ogni giorno. Abbiamo appena definito un certo “copione” cognitivo entro il quale collocare le storie di chi arriva dalla Romania o dal Perù….., quando la relazione con altre persone della stessa provenienza mette in discussione le nostre certezze. Così come è arduo definire in maniera univoca e condivisa la “cultura autoctona”, è altrettanto impossibile rinchiudere le biografie e la singolarità di ciascuno entro gli schemi rigidi di un’appartenenza definita una volta per tutte.
Il contributo della disciplina Antropologica, che ha fatto della cultura il suo specifico oggetto di studio, può offrire un valido contributo alla comprensione della diversità culturale.
La pratica etnografica, che è il metodo specifico della disciplina Antropologica, offre infatti un modello positivo e condivisibile di good practices per un approccio significativo alla diversità culturale.
Se tra gli esperti del settore, e tra coloro che da anni lavorano sui temi dell’interculturalità e dell’integrazione, è ormai chiaro che la cultura non è un’entità monolitica che spiega le differenze, a livello del senso comune l’idea della cultura come contenitore chiuso di elementi dati è invece radicata e diffusa.
Risulta quindi urgente favorire la crescita quantitativa del pubblico nei confronti delle esperienze interculturali a livello locale che operano nel campo della rappresentazione culturale.
E’ questo, infatti, un ambito privilegiato attraverso il quale è possibile accogliere il bisogno di riconoscimento sociale e culturale delle minoranze presenti nel territorio e, al tempo stesso, promuovere quelle pratiche culturali che esprimono e rivelano la ricchezza e la varietà che può emergere dagli incontri interculturali. Questi incontri, il più delle volte misconosciuti, rappresentano luoghi culturali fondamentali della nostra contemporaneità.

L’approccio interculturale e le forme della mediazione che ad esso si richiamano possono servire dunque, non tanto a descrivere e irrigidire le differenze culturali, quanto a sostenere la relazione con le persone, differenti l’una dall’altra. A partire dalle due parole/chiave di integrazione e intercultura - che sono diventate di fatto “bussole” dell’agire, anche se non sempre univocamente interpretate - nelle città e nei servizi si è cercato in questi anni di dare risposta a bisogni individuali e specifici dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che vengono da lontano. Domande di orientamento, accoglienza, acquisizione della nuova lingua, mediazione, accesso all’uso dei servizi comuni…: verso queste sollecitazioni e attese si sono soprattutto indirizzate la progettazione e le attenzioni degli operatori. Forme di quotidiane approssimazioni sulle quali si è nel tempo consolidato un sapere e un saper fare fra gli operatori e nei servizi.
Ancora in una zona d’ombra sono rimaste invece le trasformazioni culturali che tuttavia stanno avvenendo nel contesto che accoglie, negli spazi condivisi, nelle reciproche rappresentazioni, nelle modalità del vivere insieme. Pur se non dichiarato, nei fatti, l’approccio è stato ed è dunque soprattutto di tipo “compensatorio”, volto a colmare lacune, fornire competenze di base, “attrezzare” velocemente per un cammino comune nei servizi per tutti.
Tutto questo è naturalmente cruciale e ineludibile. Ma non è sufficiente l’azione specifica e mirata se, parallelamente, non si indirizza l’attenzione e l’azione anche verso la comunità che accoglie, i suoi cambiamenti, le forme di chiusura e distanza, i segni dell’apertura e del reciproco scambio .

1.2 Le origini del progetto
Questo progetto nasce dall’incontro fra alcune linee di ricerca sviluppate da docenti e ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università di Milano Bicocca e l’attività culturale del Centro Come.
All’interno del Dipartimento esistono il Cream (Centro ricerche Etno Antropologiche Milano) e il LAMA (Laboratorio permanente di Antropologia dei Media) che già da alcuni anni hanno avviato una riflessione sulla questione centrale, non solo per il campo disciplinare in senso stretto, ma anche in relazione a più ampie azioni di politica culturale, delle pratiche di espressione, rappresentazione e in generale di costruzione dei significati culturali che circolano poi nello spazio sociale.
Sperimentare nuove forme di rappresentazione delle conoscenze acquisite attraverso l’esperienza etnografica che pongano in primo piano la dimensione intersoggettiva della produzione dei significati culturali è il nucleo concettuale dell’attività del CREAM e del L.A.M.A. ( Laboratorio di Antropologia dei Media audio – visivi). Questi due centri di ricerca riuniscono al loro interno un gruppo di ricercatori impegnati in progetti individuali di ricerca in differenti aree di studio, che condividono l’interesse comune per una tematizzazione del rapporto tra i media, il senso comune e la formazione, il mantenimento e/o il cambiamento delle credenze sociali e dei sistemi valoriali.
A partire da una riflessione critica ed operativa sul lavoro di autori afferenti all’area anglosassone degli studi culturali, si è poi proposto agli studenti l’utilizzo di approcci differenti applicati all’analisi culturale. Attraverso dei cicli di laboratori aperti in un primo tempo a tutti gli studenti delle Facoltà umanistiche e, attualmente, agli studenti della Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Milano Bicocca si è aperto uno spazio di riflessione e sperimentazione nell’ambito delle pratiche audio – visive finalizzate alla rappresentazione dell’esperienza etnografica e alla trasmissione del sapere antropologico.
Il laboratorio, alla sua quarta edizione, si propone di offrire agli studenti gli strumenti di base per una restituzione audio visuale del lavoro etnografico. Attraverso la progettazione e la realizzazione di una microetnografia, gli studenti sono invitati a riflettere sul processo di significazione culturale e sulla produzione culturale attraverso l’utilizzo del mezzo filmico (videocamera) di registrazione dell’esperienza di ricerca.
E’ a partire da queste premesse teoriche e metodologiche che si è pensato di proporre un primo e quindi un secondo tentativo di messa in forma audio – visiva del lavoro etnografico con il coordinamento di Vincenzo Matera, docente di antropologia linguistica nell’Università di Milano Bicocca, in collaborazione con il Centro Come di Milano. Il percorso si è avviato a partire dagli esiti della ricerca “Talenti extravaganti”, una mappatura sul territorio milanese della presenza delle espressioni artistiche e culturali dei cittadini immigrati curata dal Centro Come, servizio della cooperativa sociale“ Farsi prossimo”, per l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano.
“Migrazioni d’arte ” I e II sono due video già realizzati, con i contributi dell’Assessorato alla cultura, culture e integrazione della Provincia di Milano della passata amministrazione, che alleghiamo al presente progetto e che riproducono le iniziali sperimentazioni nell’ambito della rappresentazione audio – visiva dell’esperienza etnografica di ricerca sulle soggettività artistiche di cittadini immigrati.
Si è scelto di proporre agli artisti di lavorare insieme ad una costruzione filmica, che esplorasse e rappresentasse la circolarità tra le loro esperienze artistiche e la loro vita. Abbiamo assunto il tema della migrazione sia in rapporto alla memoria dei loro vissuti di emigrazione, sia accentuandone le potenzialità metaforiche in riferimento alle loro produzioni artistiche e culturali ed ai loro vissuti.
In “Migrazioni d’arte” I abbiamo montato il materiale audio – video raccolto durante i colloqui e le riprese di eventi culturali e artistici a cui abbiamo partecipato insieme a 4 artisti attivi sul territorio milanese: Modou Gueye (attore senegalese), Agustin Olavarria (scultore e pittore argentino), Gabriella Kuruvilla (pittrice e scrittrice indo – italiana) e Mihai Mercea Buctovan (scrittore romeno).
In “ Migrazioni d’arte” II ci siamo concentrati sulla soggettività di due artisti argentini contemporanei: Julio Paz (pittore e scultore) e Candelaria Romero (attrice, scrittrice e poetessa).

2. Gli obbiettivi del progetto

2.1. Obbiettivi generali

a. Orientare, qualificare ed equilibrare la partecipazione, favorendo l’incontro/integrazione tra diversi pubblici: Itinerari artistici verso l’interculturalità
Pensare alle espressioni artistiche, e non solo a quelle letterarie, come a istanze di mediazione e di articolazione interculturale delle differenze, ci consente sia di valorizzare le produzioni culturali dei cittadini immigrati, che di promuovere e diffondere le istanze di mediazione che queste produzioni rappresentano.
Il valore artistico di alcune di queste produzioni risiede infatti nella loro capacità di raggiungere direttamente l’esperienza emozionale e corporea degli interlocutori, promuovendo un tipo di conoscenza capace di articolare le differenze a livello intersoggettivo e partecipatorio.
La proposta di ricostruire gli itinerari artistici, di lavorare sulla costruzione e sulla ricostruzione del sé di alcune di queste soggettività, attraverso l’arte, è anche un modo per promuovere l’elaborazione di nuovi immaginari, o paesaggi della mente , sulla diversità culturale.
La ricerca di nuove strategie di rappresentazione si colloca a metà strada tra il bisogno di riconoscimento sociale della differenza e quello di conoscenza della diversità culturale.
Se non c’è un sé sostanziale che ci costringe entro configurazioni chiuse e delimitate rigidamente, allora non c’è nemmeno un’alterità assoluta e inavvicinabile.
Dire che il sé e l’altro sono frammentari e parziali non equivale ad un elogio della differenza tout court, ma piuttosto alla consapevolezza che il sé e l’altro sono mutuamente costitutivi dello stesso stato di coscienza. E’ attraverso una relazione, sia reale che immaginaria, che il sé e l’altro divengono mutuamente costitutivi. Ecco che le espressioni artistiche e culturali dei cittadini immigrati si configurano come ponti tra vissuti ed esperienze differenti, collocate al confine tra riferimenti geografici, politici, sociali ed economici differenti, queste opere sintetizzano e rendono condivisibile l’arte quotidiana del nostro presente.
b. Favorire la crescita quantitativa del pubblico: Risorse e potenzialità del linguaggio audio - visivo

Il linguaggio filmico, come ha osservato MacDougall , è un’arena di coinvolgimento con il mondo che implica sia il ricercatore e il soggetto/i della ricerca, che l’audience. Privilegiando l’esperienza sulla spiegazione e l’implicazione dei soggetti sulla dimostrazione, il film si configura come una forma partecipatoria di produzione dei significati culturali.
La memoria, le emozioni, i sensi, la costruzione del sé e la trasmissione creativa della cultura trovano nelle forme visuali, il film e il video in particolare, un medium di espressione che coinvolge lo spettatore nel processo stesso della costruzione del significato.
Il montaggio cinematografico, inoltre, consente di rappresentare la simultaneità e la dispersione della produzione contemporanea dell’identità culturale .
Lo spettatore è invitato alla scoperta delle relazioni tra le immagini. Queste sono connesse tra loro non solo attraverso il principio della prossimità dell’una all’altra, ma anche e soprattutto attraverso la loro risonanza sia a livello individuale che sociale. L’audience è inserito nello scarto tra le riprese (fase etnografica) e le sequenze delle immagini e questo scarto può produrre una relazione che è profondamente interattiva e interpretativa.
Il linguaggio visivo consente di esplorare l’esperienza e il vissuto attraverso la sua iscrizione nei corpi, nei gesti e negli sguardi e, così facendo, di rendere comprensibile come la gente vive i significati culturali e li ri – crea per sé e per gli altri nel tessuto dell’esperienza.
L’importanza della dimensione relazionale nel linguaggio filmico consente inoltre di mettere in scena il percorso di ricerca e di rappresentare i significati culturali attraverso lo stesso processo di produzione filmica.
Una cosa è l’idea che ci si può fare dell’opera di un artista, un’altra cosa è vedere l’artista all’opera e in interazione con la sua opera.
In un linguaggio più disciplinare è evidente che l’inclusione dell’esperienza o di una riflessione sull’esperienza sono due ambiti di comunicazione e di conoscenza differenti tra loro.
L’uno non esclude l’altro, ci sembra però che, al fine di favorire la crescita quantitativa del pubblico alle produzioni culturali ed artistiche dei cittadini immigrati, i film possano attivare un’antropologia performativa mettendo in scena il carattere relazionale della conoscenza antropologica e contribuire, in questo modo, alla diffusione ed alla promozione non solo di un’idea positiva di cultura ma anche di positive e costruttive esperienze di buone pratiche interculturali.

c. Rimuovere le eventuali barriere (economiche, sociali, culturali, di orario, etc.) che ostacolano l’accesso: Archivi della memoria
Ci troviamo spesso ai margini di una globalità ancora tutta da definire e, simultaneamente, al centro di territori urbani interessati da una profonda riconfigurazione locale, dove l’articolazione sociale della differenza, come dimostrano i recenti avvenimenti che hanno interessato Via Padova, dà luogo a conflitti che assumono forme violente.
Come ha osservato Miguel Mellino , il confronto tra le affermazioni di molti autori contemporanei sulle identità deboli, a confronto con situazioni ed eventi sociali come quelli verificatisi recentemente in Via Padova, ci invitano a problematizzare certi assunti e certi presupposti teorici sulle dinamiche delle identità culturali. Se la teoria non deve diventare una forma rinnovata di ideologia, per quanto eticamente auspicabile, è necessario mettersi in relazione con l’esperienza sociale di soggetti concreti. Scrive Mellino:
“(…) credo che solo la ricerca etnografica possa dirci qualcosa di più sui modi in cui i gruppi e i soggetti vivono le proprie realtà, i propri conflitti, le proprie contraddizione e il rapporto con gli altri. Solo un contatto ravvicinato può rivelarci qualcosa sull’utopia postcoloniale e sul suo quesito fondamentale: quando e come diventa possibile un’identità culturale che non si tramiti in habitus ?” [ pag. 149 ] .
Crediamo che il progetto che abbiamo articolato, nei suoi molteplici aspetti e livelli, vada in questa direzione e che gli sforzi per una traduzione del sapere antropologico sulla differenza in forme accessibili alla cittadinanza siano un contributo importante alla diffusione di buone pratiche interculturali delle quali si avverte l’urgenza e la necessità.
Durante la lavorazione dei materiali audio-visivi raccolti per la costruzione della seconda fase di sperimentazione nelle tecniche di rappresentazione audio – visiva dell’esperienza etnografica, uno degli artisti coinvolti nel progetto è deceduto. Dedichiamo a Julio Paz, pittore, scultore e poeta argentino questo nostro video “Migrazioni d’arte II”.
Per Julio l’arte delle rappresentazione era una battaglia quotidiana, “una questione di vita o di morte” , per usare le sue parole, così efficaci e potenti. La sua morte ci ha portato a riflettere sull’importanza di documentare le esperienze interculturali in campo artistico.
Con questo progetto ci proponiamo infatti di costruire degli archivi della memoria da strutturare e rendere disponibili alla fruizione da parte di associazioni culturali e a carattere sociale, che ne richiedano l’utilizzo presso le loro sedi per eventi culturali e sociali aperti al pubblico. In questo modo pensiamo di gettare le basi alla creazione di un network interculturale che colleghi in misura più produttiva e proficua l’università e la cittadinanza.
Le teorie della comunicazione ci insegnano che il rapporto tra spettatore e produzione mediatica e culturale è molto più complesso, aperto e coinvolgente di quanto generalmente si dia per scontato.
Ci sembra utile osservare anche qui che la teoria, senza l’ausilio della pratica, si chiude su se stessa senza contribuire all’apertura di nuovi orizzonti di senso comuni.
La consapevolezza che l’idea di cultura come entità sostanziale sia frutto di una costruzione, a livello sociale e culturale, non la rende meno efficace nel determinare la qualità delle articolazioni sociali della differenza.
Il progetto che qui proponiamo ha l’obbiettivo prioritario di rimuovere le innumerevoli barriere che rendono difficile la fruizione della produzione culturale e artistica dei cittadini immigrati e di favorire la crescita quantitativa del pubblico connettendo, in modo semplice ed accessibile, i diversi luoghi di questa produzione culturale. Siamo convinti che alcune delle espressioni artistiche e culturali dei cittadini immigrati rendano possibile immaginare e realizzare itinerari possibili e percorribili di “futuribilità”.
Con questo termine nuovo, inventato attraverso il progetto che qui presentiamo, vogliamo intendere la possibilità di contribuire alla formazione di politiche culturali che assumano l’immaginazione, verso futuri possibili di convivenza, come punto di partenza nella costruzione di forme abitabili di solidarietà e convivenza nel nostro presente.

2.1 Gli obiettivi specifici del progetto
a. individuare e documentare i “talenti” artistici e culturali presenti nelle comunità straniere
- documentare le diverse espressioni e manifestazioni culturali e interculturali prodotte da cittadini stranieri, giovani e adulti, nei campi espressivi diversi della narrazione, l’animazione teatrale, la musica, la danza, le arti visive con i mezzi audio – visivi di registrazione dell’esperienza etnografica di ricerca;
- produrre nuovi documentari implementando e ampliando il percorso già avviato
b. dare visibilità alle manifestazioni interculturali e avvicinare i cittadini stranieri ai luoghi culturali di tutti
- organizzare negli spazi culturali ed educativi comuni iniziative di presentazione delle espressioni artistiche e culturali raccolte;
- proporre un’idea dell’immigrazione diversa e inconsueta, che si basa sulla possibilità e l’opportunità degli scambi culturali e artistici;
- avvicinare a questi luoghi anche singoli e gruppi di cittadini stranieri che non ne sono tradizionali utenti e fruitori;
c. diffondere i materiali raccolti
- documentare le espressioni culturali ed artistiche e metterle a disposizione degli operatori, delle biblioteche, delle scuole, dei luoghi di incontro comuni;
-favorire lo scambio culturale e le espressioni interculturali.
d. promuovere e diffondere a livello sociale il contributo che la disciplina antropologica offre alla comprensione della diversità culturale
- creare archivi audio – visivi che documentino e rendano accessibili i risultati del lavoro di ricerca;

- promuovere uno spazio di riflessione e di scambio nell’ambito delle pratiche di rappresentazione culturale audio – visuali;

- favorire e sviluppare i canali di comunicazione tra i luoghi della cultura di cui l’università fa parte.

3. Strategia d’intervento. Le azioni in cui si articola il progetto
Il progetto avrà avvio, in caso di esito positivo della richiesta di finanziamento, a settembre/ottobre 2010, e conclusione entro giugno 2012; è prevista la seguente articolazione operativa :
Prima fase. Scoprire i luoghi della cultura: le espressioni artistiche multiculturali ( da settembre/ottobre 2010 fino a ottobre/novembre 2011)
- individuazione dei talenti migranti da coinvolgere nella produzione audiovisiva rappresentativi di quattro aree espressive: musica e danza; teatro e animazione culturale; arti visive; scrittura e narrazione (1 mese);
- predisposizione della griglia teorica di riferimento per la ricerca sul campo (1 mese);
- predisposizione delle schede di rilevazione (2 settimane);
- organizzazione degli incontri etnografici;
- ricerca etnografica: osservazione, partecipazione, interviste, raccolta di storie di vita, registrazioni audio video (8 mesi);
- realizzazione di 4 film etnografici (12 mesi).

N.B. I tempi hanno subito una variazione slittando a gennaio 2011-luglio 2012 per un totale di 19 mesi.

Seconda fase. Dai luoghi della cultura alla mediazione interculturale: presentazione dei film etnografici (da ottobre/novembre 2011 fino alla chiusura del progetto).
- seminario di presentazione dei 4 film etnografici;
- organizzazione di 2 incontri nelle biblioteche su scrittura e narrazione migrante;
- organizzazione di 2 incontri nelle scuole primarie e secondarie su musica e danza;
- organizzazione di 2 incontri nei licei artistici su arte visiva;
- organizzazione di 4 incontri presso associazioni culturali del territorio;

In questa fase saranno coinvolte le scuole, le biblioteche del Comune di Milano e le associazioni che hanno aderito al progetto (vedi lettere d’intenti allegate).
- predisposizione di un sito web dedicato in cui rendere disponibile il materiale prodotto, dare notizie aggiornate sugli eventi culturali, offrire un punto di riferimento costante per coloro che operano nel campo della divulgazione di cultura e della mediazione interculturale;
- predisposizione di una sezione specifica sul sito del Centro Come www.centrocome.it dove rendere disponibile il materiale prodotto, dare notizie aggiornate sugli eventi culturali, offrire un punto di riferimento costante per coloro che operano nel campo della divulgazione di cultura e della mediazione interculturale;
- promozione dei film etnografici tramite canali innovativi e media;
- eventuale richiesta di patrocinio in occasione del 2010 - Anno europeo contro l’esclusione sociale e culturale.


4. Risultati attesi
Il progetto si propone di stimolare la curiosità. Mostrare, attraverso le azioni previste di presentazione di film sulle produzioni artistiche, che i cosiddetti extracomunitari – clandestini – stranieri sono persone capaci di esprimere senso, emozioni, idee, valori di alta qualità umana e riconducibili a esperienze profonde, persone con cui è di grande valore confrontarsi e che meritano un minimo di attenzione al di là delle rappresentazioni stereotipe cui siamo abituati. I destinatari (insegnanti e studenti di vario livello, lettori e utenti di biblioteche, cittadini milanesi) verranno messi di fronte all’arte e ai processi di produzione artistica presentata come forma espressiva in grado di oltrepassare confini (presunti) di lingua e di cultura e di provocare processi di immedesimazione e di empatia, processi nei quali le differenze di lingua e di cultura trasfigurate artisticamente mediano la comprensione. Stimolare la curiosità può quindi essere il primo passo verso altre iniziative culturali e interculturali in direzione di una maggiore attenzione alle modalità di partecipazione e fruizione degli eventi interculturali sia da parte dei destinatari autoctoni sia da parte degli stessi immigrati.
Il progetto prevede anche la definizione di strumenti e dispositivi utili a monitorare le azioni e registrarne l’efficacia e la capacità di produrre cambiamenti delle modalità di approccio, atteggiamento, valutazione e percezione degli stranieri, attraverso:

- strumenti quantitativi:
- questionari sui partecipanti alle iniziative
- numero di “talenti” stranieri coinvolti
- utenti e operatori raggiunti

- strumenti qualitativi:
- interviste ai partecipanti volte a cogliere suggerimenti e idee sulla prosecuzione delle iniziative nonché valutazioni delle iniziative stesse;
- individuazione di alcuni “concetti ponte”, vale a dire elementi sui quali si possa far perno nell’organizzazione di ulteriori progetti o anche iniziative culturali a ragion veduta per la loro capacità di convogliare sensibilità, interessi, emotività di persone che pur partendo da premesse culturali, sociali, economiche distanti si ritrovano su un terreno comune grazi