Il LAMA è uno spazio di riflessione e di sperimentazione nell'ambito delle pratiche audiovisive di rappresentazione dell'esperienza etnografica.
22 giugno 2011
MEDIA E "RIVOLUZIONE" EGIZIANA
DOVE: seduti su una panchina ai giardinetti di fronte a u16
QUANDO: venerdì 13 maggio ’11 11:17
La giornata è serena c’è il sole, non ci sono nuvole e c’è un lieve venticello che muove la foglie degli alberi.
Alla nostra destra non molto lontano si sente il gorgoglio che proviene da una fontanella, chiamata drago verde, sulla quale è disegnato lo stemma di Milano. Questo ci fa riflettere su come funzioni la fontanella, perché non si può chiudere l’acqua? Non è uno spreco?
Dietro di noi è passato un tram, chissà quante volte il tram passa davanti a questo edificio.
Alla nostre spalle, al viale fulvio testi, le macchine passano molto velocemente.
In questo momento uno scooter t-max è entrato nei giardinetti sgommando.
Due signori anziani sono passati in mezzo a noi in bici suonando un campanello.
Davanti a noi c’è una coppia di ragazzi sdraiati sulla panchina che si scambiano effusioni amorose. Rivolgiamo lo sguardo verso l’u16 e quando guardiamo verso di loro di nuovo sembra abbiano litigato. La ragazza si allontana un po’ da lui.
Un uomo dalle gambe depilate e abbronzato gira per il parchetto facendo esercizi di ginnastica.
Sulla sinistra dei ragazzi, sembrano quasi tutti stranieri, giocano a calcio, ci soffermiamo a contarli sono 8.
Hanno creato le porte appoggiando gli zaini per terra, e un signore sulla cinquantina è fermo a guardarli.
Davanti a noi provengono le voci e le grida dei bambini dell’ asilo della bicocca.
Sulla destra seduti sull’erba ci sono due signori che fanno un pic-nic.
La coppia di ragazzi se n’è andata. Sono entrati in u16. Forse hanno lezione.. forse lui o lei ha rovinato un momento felice..
Sta passando un altro tram. È il secondo il 10 minuti.
La nostra panchina è verde e scomoda con molte scritte amorose.
Una coppia anziana si è seduta sul prato e chiacchera guardandosi in giro.
Nonostante ci sia un divieto di sosta molte macchine sono parcheggiate sul lato destra della strada rischiando di prendere la multa.
I ragazzi hanno finito di giocare e se ne stanno andando.
Il vento è aumentato e il rumore delle foglie è diventato più insistente.
C’è un sacchetto di plastica abbandonato che vola in giro.
Due dei ragazzi della partita sono andati alla fontanella a bere.
Davanti a noi c’è un campo da basket ma nessuno ci sta giocando.
I due signori anziani se ne sono andati.
Molti ragazzi stanno uscendo dal cancello di u16.
L’ atmosfera è tranquilla e ognuno è impegnato nelle proprie attività coi propri ritmi.
Domande gruppo oltremare
mesi?
2) Per te si tratta veramente di un'emergenza che non si sa come affrontare o
si sta ingigantendo il fenomeno?
3) Quale sarebbe secondo te la soluzione al problema?
4) Cosa ne pensi della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al
fenomeno? Secondo te c'è qualche regione che ha dato meno aiuto ai
clandestini?
5) Cosa ne pensi della reazione dei lampedusani e degli italiani all'arrivo
dei clandestini?
6) Pensi che le azioni dei politici nei confronti del problema siano
adeguate?
Domande gruppo oltremare
mesi?
2) Per te si tratta veramente di un'emergenza che non si sa come affrontare o
si sta ingigantendo il fenomeno?
3) Quale sarebbe secondo te la soluzione al problema?
4) Cosa ne pensi della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al
fenomeno? Secondo te c'è qualche regione che ha dato meno aiuto ai
clandestini?
5) Cosa ne pensi della reazione dei lampedusani e degli italiani all'arrivo
dei clandestini?
6) Pensi che le azioni dei politici nei confronti del problema siano
adeguate?
Domande gruppo oltremare
mesi?
2) Per te si tratta veramente di un'emergenza che non si sa come affrontare o
si sta ingigantendo il fenomeno?
3) Quale sarebbe secondo te la soluzione al problema?
4) Cosa ne pensi della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al
fenomeno? Secondo te c'è qualche regione che ha dato meno aiuto ai
clandestini?
5) Cosa ne pensi della reazione dei lampedusani e degli italiani all'arrivo
dei clandestini?
6) Pensi che le azioni dei politici nei confronti del problema siano
adeguate?
2 giugno 2011
INTERVISTE DI FRANCESCA GRUPPO OLTREMARE
intervista a Martina 18 anni
•Cosa ne pensa, in generale, del fenomeno degli sbarchi a Lampedusa avvenuti negli ultimi mesi?
•Per lei si tratta veramente di un'emergenza che non sappiamo affrontare o i media hanno ingigantito il caso?
•Quale sarebbe secondo lei la soluzione migliore per risolvere il problema?
•Cosa ne pensa della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al fenomeno?secondo lei c'è qualche regione che ha partecipato meno attivamente alla gestione del caso“Lampedusa”?
•Cosa ne pensa della reazione dei lampedusani e degli italiani in generale all'arrivo dei clandestini?
•Pensa che le azioni e le opinioni dei politici riguardo al problema siano state adeguate e volte a una vera risoluzione del disagio dell’isola di Lampedusa?
•Crede che il fenomeno degli sbarchi sia stato strumentalizzato dalle varie parti politiche per influenzare l’opinione pubblica?
1 Penso che sia una cosa che ci si doveva aspettare dall’inizio. mi sembra più che normale che delle persone in pericolo cerchino di mettersi in salvo, e per queste persone l’unica via di salvezza è Lampedusa.
2 l’Italia è un paese disorganizzato. Il governo pensa solo ai problemi riguardanti il suo premier e non fa nulla per risolvere le cose veramente importanti. È vero che i clandestini sono molto ma si potrebbe fare molto di più che rimandarli indietro. l’Italia è un paese grande con molti centri che potrebbero ospitare queste persone; inoltre l’unione europea dovrebbe partecipare alla risoluzione di questo problema.
3 La soluzione è molto semplice: i cittadini italiani ed europei dovrebbero aprire gli occhi su ciò che sta accadendo. Le persone che arrivano a Lampedusa non sono stranieri o immigrati o clandestini ma sono Persone, con bisogno di aiuto. Se ogni stato facesse qualcosa come mandare cibo, acqua oppure aprendo le frontiere per accoglierne qualcuno si farebbero degli enormi passi in avanti e il problema si risolverebbe un poco alla volta.
4 Marini ha annunciato che ogni regione dovrà partecipare ad accogliere gli immigrati. Ha però affermato che regioni come la Sicilia , la Puglia e la Calabra saranno esenti da questo obbligo in quanto sono regioni con un forte flusso di immigrati; inoltre anche l’Abruzzo non parteciperò a causa dei problemi ancora presenti dopo il terremoto del 2009.
5 gli italiani hanno visto in maniera negativo l’arrivo dei clandestini e per la maggior parte di essi la soluzione e quella di spedirli indietro. secondo me invece bisogna aiutarli in particolare i bambini, le donne incinte: sono loro a cui dare la priorità.
6 forse in Italia vi è stata una maggio partecipazione al problema, ma solo per il fatto che queste persone sono arrivate da noi. Il caso della Francia invece mette in evidenza che preferiscono evitare problemi e quindi hanno trovato come soluzione la chiusura delle frontiere. A mio parere non è un modo accettabile di comportarsi; questo flusso migratorio non tocca solo noi italiani ma tutta l’Europa e quindi e indispensabile il loro aiuto.
7 ovviamente si. Ogni partito o personaggio politico hanno cercato in tutti i modi di accaparrarsi il favore della popolazione italiana.
intervista a Barbara 20 anni
•Cosa ne pensa, in generale, del fenomeno degli sbarchi a Lampedusa avvenuti negli ultimi mesi? Ritengo che siano un fenomeno che denuncia il disagio di quelle popolazioni, ma deve essere supportato dalla volontà, non solo di fuggire, ma anche di rimboccarsi le maniche e rifarsi una vita.
•Per lei si tratta veramente di un'emergenza che non sappiamo affrontare o i media hanno ingigantito il caso? Probabilmente è davvero un’emergenza dato che spesso il nostro paese non riesce a gestire situazioni di minor entità.
•Quale sarebbe secondo lei la soluzione migliore per risolvere il problema? Credo che queste persone andrebbero “smistate” tra i vari paesi europei e integrate in ambienti lavorativi. Ma non appena la situazione si sia ristabilita coloro che non sono stati in grado si integrarsi con lo stato ospitante dovrebbero essere “rispediti” a casa.
•Cosa ne pensa della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al fenomeno?
secondo lei c'è qualche regione che ha partecipato meno attivamente alla gestione del caso “Lampedusa”? certamente le regioni italiane (già appesantite da problemi interni) non sono state entusiaste sapendo di dover accogliere degli stranieri a totale carico dello stato ( e quindi dei cittadini). Non so se ci siano regioni che si sono opposte, ma penso che quelle già sovraccaricate da senzatetto e bisognosi (e dal peso del fisco) avranno tentato di pensare più a loro stesse ed ai loro cittadini, cosa che per altro non è da condannare.
Cosa ne pensa della reazione dei lampedusani e degli italiani in generale all'arrivo
dei clandestini? A nessuno fa piacere che il proprio stato, che a mala pena sa badare a se stesso, accolga degli estranei a cui deve essere fornito tutto il necessario.
•Pensa che le azioni e le opinioni dei politici riguardo al problema siano state adeguate
e volte a una vera risoluzione del disagio dell’isola di Lampedusa? Le soluzioni sono temporanee. Per i politici (parole a parte) è difficile fare piani concreti a lungo termine.
•Crede che il fenomeno degli sbarchi sia stato strumentalizzato dalle varie parti politiche per influenzare l’opinione pubblica? Qualsiasi cosa viene strumentalizzata per influenzare le masse (vedi le recenti elezioni dei sindaci)
INTERVISTE FATTE DA AIDA GRUPPO OLTREMARE
Sig.A Lucia Bellonese, educatrice per il comune di Milano, lavora molto con profughi e fa corsi di lingua per le donne Arabe, per le donne Rom, ecc:
1) Cosa ne pensa del fenomeno degli sbarchi a Lampedusa avvenuto negli ultimi
mesi?
Perchè, ci sono stati anche mesi senza sbarchi? Cosa ne penso, quando c’è tutto questo fermento sulla costa Nord Africana, che strano che arrivano anche da noi delle persone in fuga. Non si sapeva forse? Arrivano anche quando non succede niente di la.
2) Per lei è veramente un'emergenza che non si sa come affrontare o
si sta ingigantendo il fenomeno?
“Certo che non è stato ingigantito il fenomeno. E’stata sottovalutata la situazione di guerre e rivolte dall’altra parte.
3) “Quale sarebbe secondo lei la soluzione?
Abbiamo delle strutture enormi qua in Italia, alcuni edifici non sono mai stati utilizzati. Abbiamo anche delle persone preparate (che eventualmente non trovano lavoro). Si puo’ cominciare da non rimanere per troppo tempo così in tanti su un’isola piccolissima. Non si puo’ stare in così tanti su un’isoletta. Gli abitanti dell’isola sono diventati i prigionieri dei migranti ed i migranti i prigionieri dell’isola.
4) Cosa ne pensi della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al
fenomeno? Secondo te c'è qualche regione che ha dato meno aiuto ai
clandestini?
Si...il solito scarica barile. Non commento.
5) Cosa ne pensa della reazione dei lampedusani e degli italiani all'arrivo
dei clandestini?
Io ci lavoro, facciamo corsi di formazione a questa gente, corsi di lingua. Qualcuno se ne approfitta, altri sono determinati e riescono trovare facilmente una strada. Posso parlare della mia reazione, io sono la prima non dire “venite tutti qua!” Ma i singoli casi vanno visti come singoli casi e l’arrivo di così tanta gente in così poco tempo è un problema di tutti, migranti ed Italiani. Anzi, l’Europa perchè se ne sta fuori?
6) Pensa che le azioni dei politici nei confronti del problema siano adeguate?
Penso che i politici avrebbero dovuto agire molto prima. Hanno cercato un accordo con le autorità Tunisine quando c’erano già in 20 000 qua e ne sono arrivati altri 7000 dopo. Sono dati di fatto. E’ poi, perchè sono rimasti per così tanto tempo sull’isola? Non era forse prevedibile tutto questo assalto?
1 giugno 2011
Post di Cecilia Zucchetti
Il popolo giapponese risponde ad una tale tragedia ambientale con una compostezza esemplare.
Villaggi distrutti dalla forza delle acque, una centrale nucleare fuori controllo, ma il Giappone va avanti spinto da una clma disumana, incomprensibile al popolo occidentale.
Di fronte ad una simile catastrofe il mondo si chiede come sia possibile non farsi prendere dal panico, non lasciarsi andare e cadere nella più totale disperazione.
Il Giappone non si sente perso, continua a vivere, nel popolo vigono ancora le antiche lezioni degli antichi samurai: rispetto per le regole e spirito di gruppo.
Per questo popolo tutto deve essere perfettamente programmato, tutto deve essere sotto un totale controllo (consapevole del fatto che non vive in una terra ad alto rischio sismico), motivo per tutti i luoghi pubblici hanno dei piani di evacuazione ben collaudati che vengono periodicamente testati.
La cultura giapponese, la preparazione psicologica che vi è dietro a questo popolo, lo ha istruito ad avere sempre tutto sotto contrllo: mai farsi prendere dal panico, ma, inforcare lo zainetto delle emergenze, infilarsi l'elmetto e dirigersi verso il punto di aggregazione prestabilito.
La calma mostrata dal Giappone di fronte a questo disastro non stupisce se si pensa al fatto che il controllo delle emozioni è un tipo di esercizio psicofisico a cui i Giapponesi vengono sottoposti fin da piccoli. Ruth Benedict li definisce come "coloro che giudicano se stessi e gli altri in base alle categorie di autocontrollo e autogoverno"
Mostrare quindi in pubblico eccessi di un qualsiasi stato d'animo viene considerato come segno di debolezza.
Anche se all'Occidente sembra un comportamento disumano, irreale, incomprensibile, la capacità di astrazione mostrata da questo popolo e il controllo delle proprio emozioni sembra essere l'unico modo per riuscire a sopravvivere di fronte alla perdita improvvisa di tutto ciò che si aveva.
In una situazione di tale emergenza nazionale, il grande senso di apparteneza alla collettività si forma attraverso la perfetta coesione e il perfetto funzionamentodel "gruppo" in sè.
Intervista a Tsuyoshi Orihashi (traduzione)
Età: 26
Cos’hai pensato quando sei venuto a conoscenza dello tsunami che ha colpito il Giappone, 2 mesi fa ?
Ero assetato di informazioni.
Mediante quale mezzo di comunicazione hai avuto notizie di questo evento ?
Internet. In special modo tramite telegiornali online. E poi, tramite social network ( twitter ).
Hai mai tentato di contattare i tuoi parenti in Giappone ai fini di una migliore comprensione dell’accaduto ? Cosa ti hanno riferito ?
Non ero preoccupato, dal momento che vivono molto lontano dall’area colpita. Sape vo che si trovavano al sicuro, e me l’hanno confermato. Anche loro stavano guardando il TG.
Nei giorni che seguirono la propagazione delle radiazioni, hai cercato di ipotizzare quali conseguenze questo evento avrebbe portato con sè ?
(risposta ?)
Eri preoccupato al riguardo ?
Si ero preoccupato per la salute della gente di Tohoku e per gli effetti a lungo termine legati alla propagazione radioattiva, nonostante le informazioni mediatiche avessero rassicurato che oltre una certa distanza dal centro colpito non ci sarebbe stato alcun pericolo. Ad essere sincero, preferisco sempre abbracciare una filosofia positiva : la preoccupazione ed il panico, in situazioni del genere, di certo non aiutano. E’ uno spreco di tempo. Soltanto le nostre azioni sono in grado di cambiare le cose.
Ero preoccupato soprattutto per i bambini, essendo la fascia più vulnerabile sottoposta alle radiazioni. Mi sono inoltre chiesto come si sarebbero comportate le persone che, dopo una vita trascorsa nelle località minacciate ora dall’incombenza radioattiva, avrebbero potuto essere definitivamente evacuate dalle loro case e costretti a trasferirsi altrove.
Pensi che vi siano delle differenze rilevanti sulle modalità di circolazione delle informazioni in Giappone e qui ( negli Stati Uniti) ?Che cosa ne hai dedotto ?
Certamente. La radio pubblica americana ha sempre proposto svariate prospettive riguardo l’accaduto, rendendo espliciti inoltre i diversi punti di vista dei professionisti coinvolti negli studi sul nucleare. Resero noti i valori necessari, all’interno della centrale di Fukushima, per abbassarne la temperatura. Il loro intento era quello di tracciare un immaginario collettivo della situazione, includendovi gli aspetti o previsioni positivi e negativi. Altre radio che ho avuto modo di ascoltare invece, non hanno fatto altrettanto. Hanno sollevato paure ( come al solito ) senza fornire alcun dettaglio che avrebbe dato vita ad una vasta gamma di aspettative e pareri.
Contrariamente, quasi tutti i media giapponesi si sono allineati con il governo, fornendo dunque un solo punto di vista e le medesime informazioni. Insomma, una magra ed innaturale campagna informativa, senza alcuna traccia di opinioni che differissero da quella professata dal governo. Che cosa aspettarsi dunque ?! Nessuno si è mai sbilanciato, improvvisando qualche teoria futuristica : i coraggiosi che si permisero di rendere pubblico il proprio punto di vista o quello altrui furono immediatamente licenziati dal loro lavoro giornalistico ( quasi si trattasse di un regime totalitaristico). Ma la gente è istruita, quasi tutti parlano almeno due lingue e fortunatamente possono attingere alle news straniere.
Pensi che le news di cui gli USA si sono fatti portavoce non corrispondano alla realtà ?
Può darsi. Diversamente dal Giappone, negli USA ci si è concentrati molto sulle diverse prospettive dell’accaduto, lasciando dunque molto spazio alle opinioni di esperti, senza avere però una visione completa delle circostanze. In questo modo risulta automatico modificare, seppure minimamente, le informazioni pervenuteci.
Un pensiero a tua scelta riguardo questo doppiamente tragico evento.
Hanno detto di prepararsi al peggio ed adottare le misure di precauzioni suggerite per cercare di ridurre le conseguenze. Il problema è che il governo giapponese, così come le aziende e università hanno supportato eccessivamente la potenza nucleare senza prevenirne in modo adeguato gli effetti ( dal momento che hanno sempre taciuto le evidenze compromettenti ed i rischi ad esso legati).
Ignorando i pareri di esperti e professionisti, non ascoltano che la loro stessa voce e si convincono che non possa accadere nulla di catastrofico. Quando però le cose si rivelano diverse dal previsto ed il destino li coglie impreparati, affermano timidamente « la situazione ci è sfuggita di mano ed ha superato le nostre aspettative » confermando le ipotesi di chi, tempo prima, non era stato preso in considerazione. Una mera soddisfazione.
Chiaro è che, mantenendo la soglia di tolleranza delle radiazioni superiore rispetto al necessario, l’impatto economico di questa catastrofe nucleare si riduce notevolmente, in linea con gli interessi del governo. « Non fa una piega ».
Quando la situazione si complica, si cerca sempre di rimediare ritornando al punto di partenza. Non saprei dire se il governo giapponese sia davvero disposto a fare un passo indietro.
Quanto detto a proposito del nucleare è più che sufficiente.
L’uso di twitter, in qualità di canale di informazione, è incrementato notevolmente con il verificarsi di tali eventi e sono sorte aree di discussioni e confronto altrettanto interessanti. I supporti grazie al web si sono moltiplicati a vista d’occhio ed è inoltre possibile contribuire economicamente al miglioramento delle condizioni di vita degli evacuati sempre via internet.
Nonostante risieda negli USA sono riuscito ad attingere alle informazioni più veritiere e neutre collegandomi a siti web di mia conoscenza, che trasmettono in modo chiaro e oggettivo notizie sull’accaduto. Un piccolo vantaggio per gli espatriati come me che ambiscono ad avere una visione completa di ciò che succede nel mondo ed in special modo nel proprio paese d’origine.
Qui a Los Angeles molta gente ha organizzato da sé eventi di beneficienza per raccogliere fondi da destinare alle vittime giapponesi. Un’ottima alternativa alla « preoccupazione casalinga ». Sicuramente questa sfida non ha fatto altro che rafforzare l’animo dei giapponesi e la voglia di rimboccarsi le maniche per ritornare alla normalità.
Questo è quanto mi viene in mente, per il momento.
29 maggio 2011
L'11 marzo 2011 un terribile terremoto si scatena nel nord-est del Giappone creando non pochi disagi a quella che fino a questo momento era una delle Nazioni più potenti al mondo. Sono le 14.46, ora locale, quando viene avvertita una prima forte scossa di magnitudo 7.9, seguita dopo mezz'ora da una di 8.8 Richter; sono attimi di terrore, in quanto i giapponesi, pur essendo abituati ai continui moti della Terra che colpiscono queste zone, avvertono che non si tratta della quotidianità, ma di un evento raro e pericoloso. In particolar modo, il terremoto ha colpito fortemente la città di Tokyo, dove la gente è scesa in strada per cercare riparo; il tutto è avvenuto con la maggiore compostezza che contraddistingue questa popolazione: niente panico, solo qualche battuta e sorrisino di stupore per quanto stava accadendo mentre la polizia invitava la gente a radunarsi nelle zone del quartiere destinate alla raccolta della popolazione in caso di eventi catastrofali, onde evitare ingorghi.
L’epicentro del terremoto è stato individuato a 125 chilometri di distanza dalla costa, ad una profondità di 24,4 chilometri; alle scosse, di conseguenza, ha seguito uno violento tsunami che si è scatenato sulle coste della città di Sendai, dove le onde hanno raggiunto anche i 10 metri di altezza. Inoltre, a complicare la situazione, ci hanno pensato ben tre centrali nucleari che hanno arrecato non pochi danni a causa del terremoto/tsunami. "Tremendi" i danni materiali secondo il governo: il primo ministro ha invitato la popolazione a mantenere la calma, a seguire le istruzioni diramate attraverso radio e televisioni, e a contribuire alle operazioni di soccorso. Nella sola capitale nipponica si sono contati quattordici incendi, mentre uno di particolare ampiezza è divampato nella raffineria di Chiba, presso Tokyo. La corrente elettrica è venuta a mancare in quattro milioni di case del circondario.
Chiuso l'aeroporto internazionale di Narita, cancellati i voli, sgomberati i passeggeri; lo scalo di Sendei dal canto suo è stato allagato dalle ondate. Bloccati automaticamente diversi impianti nucleari: al riguardo il premier ha assicurato che non vi sono state fughe di radiazioni. Fermi i collegamenti mediante metropolitana, ferrovie sub-urbane e i treni-proiettile.
Questo è quanto succedette quel maledetto giorno, ma analizzando alcune fonti mediatiche, ci si rende conto che ognuno ha rappresentato le scene del terremoto giapponese a modo suo, scegliendo di dare più o meno importanza ad alcune tematiche piuttosto che ad altre.
Per quanto riguarda la stampa italiana, ho analizzato due quotidiani di fama nazionale e un blog interattivo:
1) “La Repubblica”: si sofferma molto più sull’aspetto pratico, oggettivo dell’accaduto, infatti riporta i fatti dettagliatamente (cos’è accaduto, quali sono i danni al momento della stesura dell’articolo e quali sono le prime mosse del Governo per affrontare la situazione d’emergenza).
2) “Il Corriere della Sera”: questo quotidiano sceglie una maniera differente per informare gli italiani dell’accaduto; dopo una breve introduzione riporta le parole di Mauro Politi, ricercatore italiano presso un’università di Tokyo, che racconta quali sono stati i danni del terremoto e il racconto di un corrispondente Ansa presente sul posto. Dunque, diciamo che il Corriere focalizza l’attenzione più sull’aspetto soggettivo dell’accaduto, ossia preferisce che siano delle persone che hanno vissuto la catastrofe dal vivo a raccontare emozioni, sensazioni e impressioni provate durante quegli attimi terribili.
3) In un blog, trovato in rete, invece, un italiano descrive puntigliosamente ciò che accadde quell’11 marzo in Giappone; l’autore del blog afferma: “spendo due parole anche sul motivo del ritardo con cui questo post è stato pubblicato: l'indecisione se scriverlo o meno è stata alta. Trattandosi di un tema delicato e completamente estraneo ai temi del blog, avevo il timore che potesse apparire come una sorta di "sciacallaggio" mediatico (in altre parole, un parlarne solo per guadagnarci dei click). Dall'altro lato, però, il non scrivere assolutamente nulla sarebbe stato un po' come far finta di nulla: da qui la decisione di attendere qualche giorno prima di scrivere un post a sostegno della popolazione giapponese colpita dal sisma”.
Per quanto riguarda la stampa estera, ho riscontrato che:
1) “El Pais” (quotidiano spagnolo): come per il Corriere della Sera, preferisce raccontare i momenti della catastrofe attraverso le parole di uno spagnolo che si trovava in Giappone; l’intervistato racconta di come furono colti dal terremoto mentre uscivano dalla stazione metropolitana e come si rifugiarono in un hotel lì vicino.
2) “Le Figaro” (quotidiano francese): qui, invece, ci si avvicina più al metodo de “La Repubblica”, in quanto le informazioni vengono trasmesse in modo dettagliato e, nel portale in linea del quotidiano, addirittura in tempo reale.
Da ciò ci si rende conto di come ogni mezzo di comunicazione abbia scelto il proprio modo di trasmettere le notizie riguardanti il terremoto/tsunami in Giappone, ma sarebbe interessante comprendere qual è realmente il livello di informazione della gente comune riguardo l’accaduto. A proposito di ciò, ho pensato a delle domande da porre:
- Cosa sai sul terremoto in Giappone? E sullo tsunami?
- Come pensi che i media abbiano affrontato l’argomento?
- Come pensi che i media avrebbero dovuto affrontare l’argomento?
28 maggio 2011
Dimenticanze (Pardon!)
http://www.channelnewsasia.com/cna/cgi-bin/search/search_7days.pl?status=&search=Japan&id=1126644
4 Maggio 2011 h 5:17
Martedì il Giappone ha annunciato che avrebbe distribuito coperte alle vittime dei tornado che hanno colpito la fascia meridionale degli Stati Uniti, provocando la morte di 350 persone.
E’ un gesto che vuole dimostrare, non più solo a parole ma con i fatti, la gratitudine del Giappone nei confronti della superpotenza americana che, a seguito dello tsunami dell’11 Marzo 2011, si è prontamente mobilitata per portare soccorso alle vittime di tale calamità naturale.
Il ministro degli esteri giapponese Takeaki Matsumoto, in una sua visita a Washington, Venerdì ha affermato che i danni subordinati ai tornado statunitensi gli hanno ricordato i disastri dello tsunami ed ha dichiarato al Segretario di Stato Hillary Clinton che Tojyo si sente pronta ad offrir loro il proprio aiuto.
CHANNELNEWS ASIA (Singapore)
Nel tentativo di rimediare i danni causati dalla centrale nucleare di Fukushima e compensare quantomeno i soggetti evacuati dalle proprie case, comprese aziende, industrie, e più in generale centri lavorativi, la TEPCO è costretta a sborsare circa 49 miliardi di dollari US. Una cifra talmente elevata da far rabbrividire.
Si è prevista già l’incapacità, da parte della TEPCO, di far fronte a tale spesa: pertanto, verrà istituito un ‘corpo finanziatore’ a cui prenderanno parte ben 8 aziende, in aggiunta alla TEPCO. Il governo provvederà a depositare soldi in questa nuovo organismo, i quali verranno restituiti nel corso del tempo al governo stesso.
Ovviamente, le tariffe della TEPCO aumenteranno del 16%.
25 maggio 2011
Mi Japan 2011 INTERVISTE
ecco che cosa è emerso:
INTERVISTA 1
1) Come ti chiami?
Akiko
2) Età e occupazione.
41 anni, operatrice Shiatsu
3) Cosa hai pensato quando hai saputo dello tsunami, due mesi fa?
Un episodio del genere era prevedibile, ma quando poi si è realizzato concretamente non ci potevo assolutamente credere; sono rimasta davvero molto impressionata.
4) come hai appreso questa notizia? Web, tv, radio?
La notizia mi è giunta via satellite attraverso il telegiornale giapponese.
5) Hai cercato di contattare i parenti in Giappone per comprendere al meglio la situazione? Cosa ti è stato detto?
Certo! Per prima cosa ho chiamato i miei famigliari , mia madre e mia sorella. Noi siamo di Kantō , per contattarli telefonicamente ho dovuto aspettare circa due ore.
6) Nei giorni successivi alla propagazione delle radiazioni, hai cercato di capire quali potessero essere gli effetti?
Tutta colpa del nucleare! se prima ero favorevole, adesso sono assolutamente contraria!.
Purtroppo il problema del nucleare è indiscutibilmente collegato alla produzione di energia elettrica; Il nucleare viene reputato lo strumento più appropriato per sopperire in parte agli ingenti consumi che la popolazione giapponese opera in questo frangente.
7) Eri preoccupato? E ora?
Inizialmente ero scioccata, sicuramente ora sono ancora scossa ma ho una consapevolezza in più. La consapevolezza deriva dalla filosofia scintoista. I fiori di ciliegio (sakura), sono una bellezza effimera, non durano che per poco. La malinconia che deriva da questa perdita dona in verità un barlume di speranza in noi, il fiore quando spunterà nuovamente sarà ancora più desiderabile e florido rispetto al precedente.
8) Trovi che ci siano rilevanti differenze su come le notizie siano state comunicate in Giappone e qua? Cosa hai notato?
Assolutamente si, il taglio giornalistico dato è stato totalmente diverso. I media asiatici, in particolare quelli coreani tendevano a dare notizie oggettive ed evitano di diffondere il panico tra la popolazione. Al contrario i media italiani.
9) Pensi che le notizie in Italia siano state fallaci? Gonfiate?
Quando ho letto le notizie dei media italiani ho provato un senso di fastidio, la visione italiana della vicenda è sostanzialmente catastrofica; inoltre i contenuti mi sono sembrati molto stringati e non finalizzati a una concreta oggettività dei fatti.
10) Un tuo pensiero libero sull'accaduto.
Andare avanti!... solo questo . Ciò che è avvenuto ha sicuramente un significato, spetta a noi cercare di modificare questa situazione per quanto possa essere possibile nel nostro piccolo.
Fortunatamente io non ho subito lutti , forse è per questo che ragiono così; alcuni miei conoscenti hanno perso tutto, dovremmo metterci nei loro panni per comprendere fino in fondo il dramma subito.
INTERVISTA 2
1) Come ti chiami?
Watanabe Kyota
2) occupazione.
Artista , commerciante di origami.
3) Cosa hai pensato quando hai saputo dello tsunami, due mesi fa?
Ero letteralmente sconcertato, non sapevo più cosa pensare, anche se queste situazioni di calamità si sono già riproposte anche in passato.
4) Come hai appreso questa notizia? Web, tv, radio?
Attraverso la televisione giapponese e successivamente tramite i media italiani.
5) Hai cercato di contattare i parenti in Giappone per comprendere al meglio la situazione? Cosa ti è stato detto?
Certamente, ho chiamato parenti e amici a Sendai . Ho altri conoscenti che abitano nel Nord Est, quest’ area è stata particolarmente martoriata dagli effetti del nucleare. Tokio rimane la zona con la quale si riesce a comunicare con più facilità, rispetto ad alcuni paesi limitrofi.
6) Eri preoccupato? E ora?
Ovviamente ero molto scosso dall’accaduto. Tuttora permane il dubbio di cosa accadrà successivamente al mio paese , anche se attualmente vivo in Italia.
7) Trovi che ci siano rilevanti differenze su come le notizie siano state comunicate in Giappone e qua? Cosa hai notato?
Si, i media giapponesi danno una visione realmente concreta di quanto accaduto. L’oggettività utilizzata dai giornalisti asiatici è sicuramente efficace , in quanto non intende creare panico tra i civili. I media italiani descrivono parzialmente i fatti, concentrano invece la loro attenzione sul la componente emotiva .
Secondo il mio personale punto di vista i media italiani hanno una visione eccessivamente drammatica in merito e credo anche che questa vicenda abbia preso una piega “opportunistica” dal punto di vista mediatico.
INTERVISTA 3
1) Come ti chiami?
KYOKO
2) Età e professione.
43 anni, ristoratrice.
3) Cosa hai pensato quando hai saputo dello tsunami, due mesi fa?
Ero molto preoccupata, infatti ho contattato subito i miei parenti.
4) come hai appreso questa notizia? Web, tv, radio?
Attraverso i telegiornali italiani.
5) Hai cercato di contattare i parenti in Giappone per comprendere al meglio la situazione? Cosa ti è stato detto?
Certamente!. I miei genitori abitano in un piccolo paesino tra Osaka e Tokio, sono ancora in una situazione di calamità senza acqua, luce e al freddo; ma stanno bene e sono tranquilli.
6) Nei giorni successivi alla propagazione delle radiazioni, hai cercato di capire quali potessero essere gli effetti?
Sicuramente l’esplosione è stata causata dall’abuso di energia nucleare , tale energia è dannosa sia per l’ambiente che per l’uomo stesso. Però non dobbiamo dimenticarne l’utilità. Le norme di sicurezza sono state rispettate in parte ; fortunatamente alcune città non sono state contaminate. Credo inoltre che l’80% della popolazione giapponese sostenga questa fonte di energia in attesa di risorse alternative.
7) Eri preoccupato? E ora?
Certamente, lo sono tuttora poiché dopo la vicenda il settore ristorazione ha subito un calo a livello clientelare.
8) Trovi che ci siano rilevanti differenze su come le notizie siano state comunicate in Giappone e qua? Cosa hai notato?
Partendo dal presupposto che i giornalisti scrivono ciò che vogliono, credo che ci sia una sostanziale differenza a livello contenutistico: le testate orientali tendono a diffondere un clima di serenità al contrario di quelle italiane.
9) Pensi che le notizie in Italia siano state fallaci? Gonfiate?
Penso che le notizie Italiane abbiano un contenuto eccessivamente allarmistico; però vorrei anche sottolineare il supporto morale che non ha mai smesso di esistere da parte loro.
10) Un tuo pensiero libero sull'accaduto.
I giovani sono il nostro futuro, spero riescano a capire come salvaguardare il paese, sia dal punto di vista ecologico ma anche politico ed economico.
23 maggio 2011
Domande per l'intervista
Partendo dai temi principali abbiamo formulato delle domande, una per tema.
Le domande sono state pensate in modo da lasciare agli intervistati la libertà di spaziare da un aspetto all’ altro dei vari temi, senza cercare in alcun modo di indirizzarli.
1- Quali sono i mezzi attraverso cui hai seguito la vicenda? A tuo parere come sono state gestite le informazioni dai diversi media (giornali, televisione, ecc) in Italia?
2- Secondo te il web ha avuto importanza nella diffusione delle informazioni sulla "rivoluzione"?
3- Guardando queste immagini, cosa ti viene in mente?
4- Secondo te esistono dei preconcetti o delle paure occidentali nei confronti del mondo arabo? Se si, può dipendere dalla differenza di religione?
La domanda numero 3 riguarda il tema dell'efficacia comunicativa delle immagini sui giornali e sul web.
La domanda numero 4 è rilevante perchè il modo in cui i media hanno affontato il tema può essere legato a un'immagine che l'Occidente ha del mondo arabo. (Ci scusiamo per la generalizzazione)
21 maggio 2011
Intervista a Jun Hashimoto
"Noi alunni del corso di Etnografia dei Media siamo interessati a scoprire cosa si cela dietro l'informazione in Italia e nel mondo. Se cortesemente vorreste dirci la vostra:
1) Come ti chiami?
2) Età?
3) Cosa hai pensato quando hai saputo dello tsunami, due mesi fa?
4) come hai appreso questa notizia? Web, tv, radio?
5) Hai cercato di contattare i parenti in Giappone per comprendere al meglio la situazione? Cosa ti è stato detto?
6) Nei giorni successivi alla propagazione delle radiazioni, hai cercato di capire quali potessero essere gli effetti?
7) Eri preoccupato? E ora?
8) Trovi che ci siano rilevanti differenze su come le notizie siano state comunicate in Giappone e qua? Cosa hai notato?
9) Pensi che le notizie in Italia siano state fallaci? Gonfiate?
10) Un tuo pensiero libero sull'accaduto.
Grazie ancora infinitamente, mi inchino per la cortesia!
Giuseppe Jun Hashimoto 19 maggio alle ore 22.43
1) Hashimoto Giuseppe Jun
2) 19, quasi 20
3) Depressione e preoccupazione totale, visto che ho tutti i parenti là!!
4) Inizialmente in TV, noi a casa abbiamo un canale giapponese (NHK) e da lì abbiamo saputo della notizia
5) Si, ho contattato, prima di tutto, erano tutti sani e salvi per fortuna, visto che erano tutti al sud, i parenti che stavano più al nord abitano a Yokohama, e hanno sentito qualche terremoto, ma niente di grave per fortuna! Invece gli altri che erano più al sud, non hanno sentito proprio niente, quindi nessun pericolo!
6) Mmm, ho cercato di capire, ma penso che la causa forse è per via dell’esplosione a Fukushima, in quella centrale, l’acqua all’interno di questa centrale, è salito troppo + del dovuto e questo a causato l’esplosione, almeno quello che hanno detto sulla TV giapponese, poi non so la vera causa!
7) SI, ero molto preoccupato e tutt’ora lo sono. Ora che il problema fondamentali sono le radiazioni, non parlano altro che quello, ma prima c’è stato uno tsunami, molto terribile, e mi domando, la gente di Miyagi? Visto che tutta o quasi tutta Miyagi è stata spazzata via, e i pochi sopravvissuti, sono al riparo in una palestra di una scuola! Saranno tutti sani e salvi? Già con le strade distrutte, sempre a causa del terremoto e dello tsunami è difficile avvicinarsi per portargli il cibo o altre cose, e adesso che c’è il problema delle radiazioni, non sarà peggio? Non è che quella gente venga dimenticato? Perché alla TV fanno le notizie fondamentali e le cose problematiche in questo periodo, e di quella gente, non se ne parla più, prima ne parlavano sempre, ma ora che parlano sempre di radiazioni, di cose passate niente…
8) Guarda… io sinceramente, qualche volta guardo, Studio Aperto, ma non spesse volte, quindi, non saprei proprio se sono giuste o meno, almeno quello che sono sicuro è che di notizie sul Giappone, ne parlano due secondi, giusto per far vedere alla gente, che c’era uno tsunami in Giappone ed è finità, cioè fanno una breve trama come dire… e quindi magari sulla TV italiana, fanno i problemi fondamentali che ci sono là, poi il periodo dello Tsunami e il periodo di guerra della Libia più o meno erano nello stesso momento e credo che parlano di più sulla guerra, visto che è molto più vicino all’Italia, poi come ho detto in precedenza, non guardo molto il telegiornale italiano, quindi magari ne avranno parlato anche di più quello non lo so… sicuramente non ne parlano come nella TV giapponese, cosa che mi sembra ovvio
9) è collegato alla 8, non guardando molto il telegiornale italiana, mi son perse molte notizie di come lo parlano, ma siccome ne parlano poco, almeno quel poco che dicono, spero che siano giusti…
10) non dico che per fortuna hanno attaccato il Giappone, però il Giappone, già da decenni, da quando sono arrivati dei terremoto e dei tsunami terribili, hanno rinforzato tutto, anche le case antisismiche, che ad una determinata vibrazione le case non crollano, poi anche nel mare hanno installato un muro di sostegno alto più o meno 15 metri, contro lo tsunami e facendo tutto questo c’è stato questo disastro.. e dico.. e se questo tsunami fosse arrivato ad altri paesi, in più anche in paese poco sviluppati? Tipo l’Asia del Sud dove l’economia e lo sviluppo scarseggia molto, la Nazione magari non ci sarà stato, anche in Europa e tutto, se fosse arrivato in mezzo all’Europa, metà Europa, magari non ci sarà stato, visto che le case così, li costruiscono con le spese economiche. Anche il terremoto che c’è stato ad Aquila, se fosse stato in Giappone non sarebbe accaduto niente… qualche caduta di libri dalle librerie, piatti e tazze dagli armadi, ma niente di che, che case sicuramente non si sarebbero mossi di 1mm. Il Giappone ha la sfortuna di trovarsi in mezzo al mare, confinante con nessun stato, e da quello che mi sento dire dai parenti, i terremoti o il Typhoon anche piccoli vengono spesse volte, quindi da una parte loro ci sono anche abituati, ma questa che è venuto a marzo, è la più forte che è venuto in Giappone. Per concludere, spero che il Giappone si rimetta presto in sesto, poi che anche gli altri Stati imparino qualcosa dal Giappone!! Spero di esserti stato utile, se no scusami tanto, è che non sono tanto informato!! Ciao!!^^"
Federica Nobile
Testate giornalistiche vietnamite
Ecco dunque il mio ultimo lavoro di “analisi, filtro e traduzione” di una testata giornalistica vietnamita, ovvero la Thanhniennews. Stando a quanto ho avuto modo di leggere, pare che i Vietnamiti si siano molto impegnati nella raccolta di fondi destinati alle vittime del terremoto e tsunami dell’11 Marzo. Lo stile giornalistico è analogo alle testate di Singapore e dello stesso Giappone: neutro, oggettivo; niente frasi ad effetto o interventi che lascino trasparire un coinvolgimento emotivo da parte dell’autore.
VIETNAMESE STILL MISSING AFTER JAPANESE QUAKE
http://www.thanhniennews.com/2010/Pages/20110517150841.aspx
17/5/2011 h14:55
Le News dal Giappone hanno recentemente informato che tra i dipersi del terremoto e tsunami dell’11 Marzo vi sono anche dei cittadini Vietnamiti.
La morte di ben 24 stranieri (tra americani,canadesi, cinesi, coreani, pakistani e filippini) è stata finora accertata.
Proseguono le indagini di ritrovamento dei corpi dei dispersi di nazionalità straniera (cinese, sud coreana, vietnamita e filippino): si tratterebbe di qualche dozzina.
JAPAN TO SHUT NUCLEAR PLANT ON QUAKE FEARS
http://www.thanhniennews.com/2010/Pages/20110509185633.aspx
9/5/2011 h15:00
Il Giappone ha deciso di chiudere una delle sue centrali nuclear, a seguito del disastro creatosi l’11 Marzo 2011. Si tratta della central di Chubu Electric Power Co, ubicata ad Hamaoka, a circa 200km da Tokyo.
Le attività potranno essere riavviate soltanto quando le dovute precauzioni saranno state prese: tra queste la costruzione di un “muro para-tsunami” e altre importanti .
L’operazione potrebbe richiedere un paio d’anni, con il rischio di una riduzione delle risorse elettriche messe a disposizione per il Paese del Sol Levante, già minacciate dalla chiusura della centrale di Fukushima.
La centrale Chubu Electric Power Co di Hamaoka distribuisce energia a metà dei 18 centri di produzione dei veicoli della Toyota Motor Corp, e ai 4 centri di produzione delle automobili/moto della Suzuki Motor Corp. L’area di distribuzione include anche grandi nomi quali Honda Motor Corp e Mitsubishi Motor Corp. Inutile a dirsi, la Toyota sarà l’azienda più colpita dalla chiusura di questa centrale, per via dell’elevato numero di macchine prodotte.
Il governo giapponese è sotto pressione per riconsiderare la propria politica energetica, di cui l’energia atomica costituisce la parte più consistente, a fronte della calamità dell’11 Marzo 2011.
VIETNAM’S TRAVEL AGENCIES LOOK TO RESUME TOURS TO JAPAN
http://www.thanhniennews.com/2010/Pages/20110506150824.aspx
6/5/2011 h15:00
I rappresentanti delle agenize turistiche vietnamite partiranno in Vietnam per valutare se le condizioni del Paese sono favorevoli ai flussi turistici.
Da Marzo, le agenzie turistiche HCMC hanno sospeso i viaggi previsti in Giappone, a seguito dei due cataclismi e della minaccia nucleare.
A questo viaggio perlustrativo parteciperanno da 12 a 15 rappresentanti delle compagnie turistiche vietnamite.
VIETNAM SENDS FIRST RELIEF BATCH TO JAPAN
http://www.thanhniennews.com/2010/Pages/20110428142732.aspx
28/4/2011 h 14:00
Il Vietnam si è impegnato a sostenere il Giappone, colpito da un grave terremoto e tsunami l’11 Marzo 2011. I beni inviati al Giappone hanno un valore di ben 150,000 US dollari. Essi perverranno in primo luogo all’ambasciata vietnamita, per poi essere distribuiti alle vittime.
Il governo vietnamita aveva già contribuito a soccorrere il Giappone, dapprima con 200,00$ e poi, il 14 Marzo 2011, con 50,000$ offerti dalla croce rossa vietnamita.
Successivamente la Croce Rossa Vietnamita ha organizzato una campagna nazionale volta a raccogliere fondi in favore dei terremotati e vittime giapponesi. Si stima siano stati raccolti 5,7 milioni di US $.
16 maggio 2011
post di Falzetta
Francesco Falzetta
L’esperienza del laboratorio di antropologia visiva svoltosi in questo secondo semestre è stato luogo di costruzione di uno spazio/tempo per la rappresentazione di molteplici soggettività, sia implicite che esplicite.
Fra le soggettività esplicite possiamo elencare Paul e Mike, i due artisti coinvolti nel progetto di ricerca, gli studenti che hanno partecipato al corso, la docente che teneva il corso, il regista che effettuava le riprese. Tra quelle implicite elenchiamo i soggetti che hanno finanziato il progetto e il docente supervisore del progetto stesso.
La presenza e il posizionamento di Paul e Mike, soggetti/oggetti della ricerca, ha scaturito in me una riflessione su quali e quanti fossero gli sguardi esplorativi presenti nella ricerca: quelli di Paul e Mike che si chiedevano “come mi vedi io” “come mi vedono gli altri” “come invece vorrei che mi vedessero”, due soggettività che hanno costruito su un terreno comune di condivisione il loro dialogo con gli interlocutori.
Poi gli sguardi degli studenti, soggetti esterni alla ricerca, che hanno posizionato la loro soggettività in un ambito quasi di straniamento. A questo proposito posso portare la mia personale esperienza di sguardo al contempo di famigliarità e di spaesamento.
Durante un uscita in cui si doveva riprendere Paul mentre interagiva con alcuni luoghi della città da cui trarre ispirazione per le sue opere, il mio essere là ha creato in me differenti sensazioni e vari livelli di comprensione.
Il fatto di aver già visto Paul molte volte in luoghi e situazioni differenti attraverso le note di campo, ha creato in me una sorte di senso di famigliarità ma al contempo di spaesamento e straniamento.
Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che quando si fa etnografia visiva l’etnografo agisce attraverso gli altri performer coinvolti nell’azione. Tutto ciò implica la costruzione di ruoli interpersonali complessi e stratificati.
Come sostiene l’antropologa An van Dienderen, che ha condotto una ricerca attraverso il mezzo audiovisivo in un area marginale di Bruxelles chiedendo agli abitanti di quest’area il loro fattivo contributo alla realizzazione del video, non è importante i progetto finale del lavoro che si sta svolgendo quanto il grado di partecipazione alla performance dei soggetti coinvolti.
Lo stesso MacDougall parla di far la conoscenza di per indicare il grado di reciproco coinvolgimento emotivo e corporeo nell’azione di performance.
Far partecipare i vari soggetti della ricerca all’esperienza di reciproca pre-comprensione emotiva può voler dire portare lo spettatore finale ad un grado di coinvolgimento e di partecipazione significativo. Rouche dice che i soggetti visti attraverso l’esperienza del ricercatore non sono solo soggetti di ricerca ma direttamente partecipi della ricerca stessa.
Inoltre il mio essere presente alle riprese mi ha posizionato come un terzo occhio osservatore/esploratore insieme a quelli già presenti della videocamera e del regista.
Per concludere ritengo che l’intenzione di esplorare le soggettività degli artisti attraverso il multi posizionamento e la simultaneità di differenti sguardi sia la strada ottimale per un giusto percorso di ricerca in antropologia visiva.
Inoltre se consideriamo le note di campo come testo culturale, la prospettiva interpretativa può essere rafforzata dal modello metodologico e dal livello di significazione che Roland Barthes individua quando parla di denotazione e connotazione, dove la prima indica il significato letterale del testo mentre la seconda quello culturale. In fondo cos’è la comprensione del significato dei testi culturali se non un modo nuovo di narrare la storia delle persone dal punto di vista del ricercatore. Parafrasando Hans-Georg Gadamer: “La comprensione appartiene all’essere che viene compreso”.
14 maggio 2011
Domande gruppo oltremare
mesi?
2) Per te si tratta veramente di un'emergenza che non si sa come affrontare o
si sta ingigantendo il fenomeno?
3) Quale sarebbe secondo te la soluzione al problema?
4) Cosa ne pensi della reazione che ha avuto ogni regione riguardo al
fenomeno? Secondo te c'è qualche regione che ha dato meno aiuto ai
clandestini?
5) Cosa ne pensi della reazione dei lampedusani e degli italiani all'arrivo
dei clandestini?
6) Pensi che le azioni dei politici nei confronti del problema siano
adeguate?
11 maggio 2011
lezione del 13 di etnografia
ho ricevuto la conferma della disponibilità dell'aula per estensione orario. La lezione di venerdì 13 quindi proseguirà fino alle 15.30. e anche quella del 2/06 che sarà l'ultima.
un caro saluto e buon lavoro
sara
6 maggio 2011
Storie dal Giappone
“ L'eroica dedizione alla comunità e l'estremo senso del dovere hanno invece lasciato tragicamente solo il vigile del fuoco Kenichi Suzuki. Dirige i pompieri di una cittadina e subito dopo lo tsunami che l'ha distrutta lui si è dedicato a costruire argini. Della sua famiglia aveva perso ogni contatto, ma lui scelse di fare quello che riteneva il suo dovere. Ora torna alla sua casa, accompagnato dalle telecamere dell' emittente Nhk, con il casco ancora in testa. E davanti alla distruzione che lo accoglie si pente di non aver anteposto la famiglia al lavoro: “Non riesco a dire niente. Mia moglie, la famiglia di mio figlio, i miei quattro nipoti, li ho persi tutti!”, esclama, e scoppia a piangere. Cerca di trattenersi, gli occhi seminascosti dietro un paio di occhialini. Poi scoppia di nuovo il pianto: “Non ce la faccio”, dice, e stavolta le lacrime scendono. Ma per poco: quasi subito riesce a trattenerle, pudicamente.”
"Sono finalmente riuscita ad abbracciare mio nipote. Essere salvi è una cosa bellissima" racconta una donna scampata alla furia del sisma e dello tsunami. "Qui mancano cibo e acqua" dice invece un uomo. La sua voce è flebile, stanca, si guarda attorno e indica ciò che resta dopo la tragedia. Case divelte, macerie, distruzione. Le telecamere poi inquadrano i volti delle persone. Composti, ma segnati dal dolore. Guardano gli avvisi appesi alla bacheca allestita dalla Protezione civile. Cercano il nome di un familiare ancora disperso, con la speranza che anche lui sia riuscito a salvarsi.
Yasuko Wigger ha invitato i suoi genitori a venire in Svizzera. Ma loro non sembrano voler approfittare di questa offerta. «Mio padre, che ha 79 anni, insegna biologia in una scuola privata. Mia madre si occupa dei rifugiati di Fukushima che si trovano in uno stadio nelle sue vicinanze».
«Sono impegnata ad accogliere dei rifugiati – mi dice – non è il momento di venire a rifugiarmi in Svizzera! La mia è stata una vita piena, la morte non mi fa paura. E poi, rispetto ai rifugiati di Fukushima, sono una privilegiata».
Chiyo Torii, 83 anni, cammina in mezzo alle macerie coperte di neve del suo villaggio. Ha perso la sua casa e il fratello più giovane. Ricorda come, solo una settimana prima del disastro, la sua comunità avesse commemorato l’anniversario dello tsunami del del 1933. Come tutti gli anni, il villaggio di pescatori si era fermato e tutti avevano rivolto la faccia all’oceano per pregare. Chiyo aveva cucinato il riso con una pianta che cresce accanto al memoriale per le 900 vittime, nella convinzione che li avrebbe aiutati a trovare pace. Quasi tutta la comunità aveva poi preso parte a una esercitazione anti tsunami. “Mi sentivo al sicuro, non avrei mai immaginato di vivere una tragedia del genere. E’ molto peggio di quanto abbiamo sofferto nella Seconda Guerra Mondiale. Conosco famiglie che sono state completamente annientate”. La sua casa adesso è una stuoia di paglia con due coperte in un rifugio d’emergenza allestito in una classe della scuola. Sorride con dolcezza e si scusa per non potermi offrire nulla. Mi ringrazia più volte per essere venuto, come se in qualche modo la presenza di uno straniero potesse alleviare il dolore per la perdita del villaggio. Più tardi viene a cercarmi, mi apre la mano e mi mette un pugno di riso colloso, cotto al vapore e avvolto in un’alga, un piatto locale che una sua parente le ha preparato. “Grazie per essere venuto, grazie, grazie”, mi dice di nuovo, inchinandosi con un sorriso. Accanto a me Mariko, la mia interprete, piange in silenzio.
Fonti:
- Sky.it ; Il Sole 24 Ore ; La Stampa
Dopo aver letto queste testimonianze tramutate in brevi racconti di vita, molte sono le domande che sorgono:
- Come, secondo voi, si possono aiutare queste persone?
- In che modo si riuscirà a superare il disastro?
- Che cosa si pensa riguardo all' accaduto? (in Occidente)
- Qual'è il messaggio che riceviamo?
- Si è interessati ai risvolti della situazione anche se i media ne parlano di meno?
Questo è il file che volevo postare:
Storie dal Giappone
L'11 marzo 2011 ha cambiato la storia del Giappone e assieme alla storia, migliaia di vite sono cambiate. Diverse sono le testimonianze raccolte dai vari giornalisti presenti sul posto o scritte dalle stesse vittime di questa strage sui blog, unico mezzo rimasto per raccontarsi al mondo.
Storie tragiche, ma anche storie felici, di prontezza di spirito, fortuna e di eroismo emergono dalla desolazione lasciata dal terremoto e dallo tsunami abbattutisi sulla costa nord-orientale dell' arcipelago.
“ E' orgogliosa di sé Tsuna Kimura, 83 anni, una vita trascorsa a coltivare riso, che si è salvata grazie a un'idea un po' folle e a un'incredibile forma fisica: quando la sirena dell'allarme tsunami è suonata nella sua cittadina, a Hachinohe, sull'estremo lembo nord dell'isola di Honshu, lei ha reagito subito ed è montata in bicicletta e, pedalando più forte che potesse, è riuscita a lasciarsi l'onda di piena alle spalle. “Sono salita da sola sulla bici e sono scappata via”, ha detto. “
“ L'eroica dedizione alla comunità e l'estremo senso del dovere hanno invece lasciato tragicamente solo il vigile del fuoco Kenichi Suzuki. Dirige i pompieri di una cittadina e subito dopo lo tsunami che l'ha distrutta lui si è dedicato a costruire argini. Della sua famiglia aveva perso ogni contatto, ma lui scelse di fare quello che riteneva il suo dovere. Ora torna alla sua casa, accompagnato dalle telecamere dell' emittente Nhk, con il casco ancora in testa. E davanti alla distruzione che lo accoglie si pente di non aver anteposto la famiglia al lavoro: “Non riesco a dire niente. Mia moglie, la famiglia di mio figlio, i miei quattro nipoti, li ho persi tutti!”, esclama, e scoppia a piangere. Cerca di trattenersi, gli occhi seminascosti dietro un paio di occhialini. Poi scoppia di nuovo il pianto: “Non ce la faccio”, dice, e stavolta le lacrime scendono. Ma per poco: quasi subito riesce a trattenerle, pudicamente.”
"Sono finalmente riuscita ad abbracciare mio nipote. Essere salvi è una cosa bellissima" racconta una donna scampata alla furia del sisma e dello tsunami. "Qui mancano cibo e acqua" dice invece un uomo. La sua voce è flebile, stanca, si guarda attorno e indica ciò che resta dopo la tragedia. Case divelte, macerie, distruzione. Le telecamere poi inquadrano i volti delle persone. Composti, ma segnati dal dolore. Guardano gli avvisi appesi alla bacheca allestita dalla Protezione civile. Cercano il nome di un familiare ancora disperso, con la speranza che anche lui sia riuscito a salvarsi.
Yasuko Wigger ha invitato i suoi genitori a venire in Svizzera. Ma loro non sembrano voler approfittare di questa offerta. «Mio padre, che ha 79 anni, insegna biologia in una scuola privata. Mia madre si occupa dei rifugiati di Fukushima che si trovano in uno stadio nelle sue vicinanze».
«Sono impegnata ad accogliere dei rifugiati – mi dice – non è il momento di venire a rifugiarmi in Svizzera! La mia è stata una vita piena, la morte non mi fa paura. E poi, rispetto ai rifugiati di Fukushima, sono una privilegiata».
Chiyo Torii, 83 anni, cammina in mezzo alle macerie coperte di neve del suo villaggio. Ha perso la sua casa e il fratello più giovane. Ricorda come, solo una settimana prima del disastro, la sua comunità avesse commemorato l’anniversario dello tsunami del del 1933. Come tutti gli anni, il villaggio di pescatori si era fermato e tutti avevano rivolto la faccia all’oceano per pregare. Chiyo aveva cucinato il riso con una pianta che cresce accanto al memoriale per le 900 vittime, nella convinzione che li avrebbe aiutati a trovare pace. Quasi tutta la comunità aveva poi preso parte a una esercitazione anti tsunami. “Mi sentivo al sicuro, non avrei mai immaginato di vivere una tragedia del genere. E’ molto peggio di quanto abbiamo sofferto nella Seconda Guerra Mondiale. Conosco famiglie che sono state completamente annientate”. La sua casa adesso è una stuoia di paglia con due coperte in un rifugio d’emergenza allestito in una classe della scuola. Sorride con dolcezza e si scusa per non potermi offrire nulla. Mi ringrazia più volte per essere venuto, come se in qualche modo la presenza di uno straniero potesse alleviare il dolore per la perdita del villaggio. Più tardi viene a cercarmi, mi apre la mano e mi mette un pugno di riso colloso, cotto al vapore e avvolto in un’alga, un piatto locale che una sua parente le ha preparato. “Grazie per essere venuto, grazie, grazie”, mi dice di nuovo, inchinandosi con un sorriso. Accanto a me Mariko, la mia interprete, piange in silenzio.
Fonti:
- Sky.it ; Il Sole 24 Ore ; La Stampa
Dopo aver letto queste testimonianze tramutate in brevi racconti di vita, molte sono le domande che sorgono:
- Come, secondo voi, si possono aiutare queste persone?
- In che modo si riuscirà a superare il disastro?
- Che cosa si pensa riguardo all' accaduto? (in Occidente)
- Qual'è il messaggio che riceviamo?
- Si è interessati ai risvolti della situazione anche se i media ne parlano di meno?