Rispetto a quanto dice Nichols
"In ogni documentario ci sono almeno tre storie che si intrecciano: la storia del regista, quella del film e quella del pubblico. Queste trame fanno tutte parte, ognuna in modo diverso, della risposta alla domanda "Di che cosa parla un film?"
Io non sono proprio d'accordo, nel Documentario vi sono più di tre storie, perché oltre a quelle accennate da Nichols vi è la quarta storia che è quella che scaturisce dall'incontro delle altre tre, un'interpretazione e una fusione delle altre tre, che non è una semplice fusione tra l'altro, ma una interpretazione di interpretazioni reciproche riviste e sistematizzate all'interno di un intreccio narrativo.
Poesia e Narrativa, logica e retorica, insieme nello spartito per tracciare i lineamenti del documentario, insieme per formare attraverso il racconto, la filosofia e l'ottenimento del consenso un resoconto emozionale, credibile e convincente.
Il potere delle immagini sapientemente miscelate con suono e voce, gioca sugli stati d'animo, che si affollano come nebbie ed ottenebrano la riflessività, provocando un fiume di sensazioni diverse ed alterne in grado di condurre lo spettatore dove vuole il regista.
Quindi di cosa parlano i documentari, talvolta anche di nulla, o meglio si tratta di semplici immagini allusive sulle quali si costruiscono Poemi o Storie, utili solo al convincimento ed affabulamento dello spettatore su uno specifico argomento, pro domo documentario e suoi autori. Per esempio il programma d'inchiesta le "Jene" in qualche circostanza ha trattato argomenti molto delicati come le guarigioni da malattie "terribili" provocando talvolta (senza supporto scientifico, o forse meglio dire senza una più complessiva trattazione anamnestica, farmacologica, ecc.) attraverso la messa in onda di reportage e testimonianze, false aspettative nell'utente televisivo.
Il LAMA è uno spazio di riflessione e di sperimentazione nell'ambito delle pratiche audiovisive di rappresentazione dell'esperienza etnografica.
10 ottobre 2012
Di che cosa parlano i Documentari
La Doppia Distanza INGANNA, e le immagini che riemergono modificate
Talvolta alcuni resoconti giornalistici sembrano fornire "INFORMAZIONI VERE" solo per il fatto che la notizia viene fornita da un Anchorman in giacca e cravatta, seduto in uno studio sfavillante, di una città opulenta, dove lo scorrere del tempo viene commisurato in base al valore economico e non umano (vivere o morire delle zone di conflitto,carestia, ecc.).
In questo caso la cosa che balza subito all'occhio di un osservatore critico è la doppia distanza, sì doppia distanza perché l'Anchorman non è sul posto del Conflitto in corso, e soprattutto non è un locale coinvolto nel conflitto. Questa sua posizione di presunta neutralità, potrebbe instillare nello spettatore un senso di obiettività nella trasmissione della notizia, mentre talvolta è proprio questa posizione che favorisce la strumentalizzazione della notizia, perché noi non sappiamo quanto coinvolgimento ci sia da parte della testata giornalistica o del Governo dove ha sede la testata, e basta guardare quanto accaduto o accade durante i diversi conflitti civili (Libia, Siria ecc), o manifestazioni di piazza (Occupiamo Wall Street, la TAV, ecc), quali sono le informazioni vere e quali sono le informazioni costruite? Dove sta la verità? Quanto spazio è stato dato alla parresia e quanto alla retorica? Dove finisce l'una e dove inizia l'altra o viceversa?
Ovviamente non dobbiamo dimenticarci che per avvalorare i significati intervengono anche le immagini, che possono però essere percepite da ogni video-utente in maniera personale, cioè assimilate, elaborate sulla base dei proprio background e ristrutturate, subito dopo fatte riemergere modificate nella forma e nel significato (Psicologia Gestaltica). Non solo, le stesse immagini vengono, dall'individuo, continuamente risistemate e ridefinite ogni qualvolta l'individuo stesso andrà a ripescarle nella MLT.
Ad un certo punto Nichols ci parla di "la sottile linea blu", senza voler minimizzare, ma credo il pezzo Forte in questo campo "inganno" "verosimile" "falso" possiamo ritrovarlo nel Film "The Life of David Gale".
Si tratta (per me) di un Pezzo di alto Profilo Documentario Cinematografico, un fantastico Kevin Spacey ed un regista Alan Parker formidabile, ecco in questo Film traspare quello che ho scritto sin'ora "voler parlare e far apparire Una Verità la mia" e non la Verità Vera.
Un modo attraverso l'arte della retorica per "Procurarsi Ragione" anche senza veramente AVERLA.
E qui mi scuso ma mi si tira fuori dai denti questa frase,
l’impresa più difficile è vedere quel che ti sta proprio davanti agli occhi (Johann Wolfgang Goethe)
l’impresa più difficile è vedere quel che ti sta proprio davanti agli occhi (Johann Wolfgang Goethe)
Voce?
Credo che la Voce in un documentario/tg/report possa anche arrivare a stravolgere una notizia, sebbene questa sia trasmessa in video e quindi sezionabile anche dallo spettatore, l'importante è la cadenza, le pause, l'animosità e l'articolazione delle tesi a supporto.
Senza voler entrare nei dettagli di strumentalizzazioni passate/attuali, basta ricordarsi alcuni avvenimenti trasmessi dai TG nazionali dove con il gioco delle immagini e della Voce (commento del Giornalista fuori campo) si spacciava l'aula di un assise politica per Piena in un TG e vuota in un altro TG.
O ancora avvenimenti riguardanti politici, dove in un TG vengono dipinti come Colludenti e in un Altro Candidi Angeli sacrificatisi in nome del mandato di rappresentanza.
Quindi possiamo dire, senza ombra di dubbio, che la Voce può rafforzare il Vero, Visibile attraverso l'occhio della Telecamera, oppure può in maniera artatamente costruita ribaltare completamente il senso di quanto visto e trasformare il Visto in "forse Visto".
LA Voce dunque è un aspetto importante che insieme al girato compone una traccia importante del Documentario.
Inoltre la Voce riveste un ruolo importante nella concessione di parola o meno dell'autore ai soggetti ripresi, che possono (Hayes) diventare assoggettati e muti se l'autore lo vuole. Lasciare lo spazio alla voce dei soggetti ripresi dipende dalla volontà dell'autore, non solo, l'autore gli potrebbe lasciare spazio di parola e poi in fase di montaggio trasformarli in Mute Presenze sovrapponendo alla voce dei protagonisti la voce narrante, in questo caso quindi sarebbe doppiamente Falso:
- in primo luogo perché sfruttando la concessione di parola al soggetto ripreso l'ha fatto sentire parte attiva al progetto e quindi ne ha limitato l'eventuale atteggiamento ostativo
- secondariamente perché in fase di montaggio a posto il veto al parlato delle riprese sommergendole con audio e parlato fuori campo
Tra l'altro la Voce può diventare per il Soggetto Ripreso motivo di Autoscherno o Autoaccusa, basta in fase di montaggio utilizzare solo parti di frasi o discorsi, atomizzarli rispetto al contesto complessivo ed ecco fatto trasformata un affermazione positiva e lungimirante in un atto di "imbecillità", oggi, talvolta ci troviamo proprio davanti a filmati di questo tipo.
Senza voler entrare nei dettagli di strumentalizzazioni passate/attuali, basta ricordarsi alcuni avvenimenti trasmessi dai TG nazionali dove con il gioco delle immagini e della Voce (commento del Giornalista fuori campo) si spacciava l'aula di un assise politica per Piena in un TG e vuota in un altro TG.
O ancora avvenimenti riguardanti politici, dove in un TG vengono dipinti come Colludenti e in un Altro Candidi Angeli sacrificatisi in nome del mandato di rappresentanza.
Quindi possiamo dire, senza ombra di dubbio, che la Voce può rafforzare il Vero, Visibile attraverso l'occhio della Telecamera, oppure può in maniera artatamente costruita ribaltare completamente il senso di quanto visto e trasformare il Visto in "forse Visto".
LA Voce dunque è un aspetto importante che insieme al girato compone una traccia importante del Documentario.
Inoltre la Voce riveste un ruolo importante nella concessione di parola o meno dell'autore ai soggetti ripresi, che possono (Hayes) diventare assoggettati e muti se l'autore lo vuole. Lasciare lo spazio alla voce dei soggetti ripresi dipende dalla volontà dell'autore, non solo, l'autore gli potrebbe lasciare spazio di parola e poi in fase di montaggio trasformarli in Mute Presenze sovrapponendo alla voce dei protagonisti la voce narrante, in questo caso quindi sarebbe doppiamente Falso:
- in primo luogo perché sfruttando la concessione di parola al soggetto ripreso l'ha fatto sentire parte attiva al progetto e quindi ne ha limitato l'eventuale atteggiamento ostativo
- secondariamente perché in fase di montaggio a posto il veto al parlato delle riprese sommergendole con audio e parlato fuori campo
Tra l'altro la Voce può diventare per il Soggetto Ripreso motivo di Autoscherno o Autoaccusa, basta in fase di montaggio utilizzare solo parti di frasi o discorsi, atomizzarli rispetto al contesto complessivo ed ecco fatto trasformata un affermazione positiva e lungimirante in un atto di "imbecillità", oggi, talvolta ci troviamo proprio davanti a filmati di questo tipo.
8 ottobre 2012
Retorica, Verosimile, Vero
Capitolo 2
Parlare di documentario credo sia sempre una questione di
punti di osservazione, qual è il nostro punto di osservazione? Quale
posizionamento della videocamera?
Quindi riprendendo anche Marianella Scalvi, possiamo dire
che il documentario può essere definito “io questa cosa la vedo così”, non
solo, molto di quello che viene girato poi non viene ritrasmesso, montato, ecc.
siamo quindi sempre nella parzialità dell’evento.
Nel testo si fa riferimento a Nanuk e poi a Ladri
di Biciclette, se dovessi dire qual è il documento più vero, mi viene
da dire “Ladri di Biciclette”, uno spaccato di vita italiana film
della corrente neorealista.
Ladri di Biciclette come Totò cerca Casa, o Guardie
e Ladri o ancora Roma città aperta, senza voler essere blasfemi mi
sembrano quasi più veri di Nanuk, dove le messe in scena, come la
ricostruzione dell’Igloo, ovviamente non sono parametri documentaristici ma di
finzione.
La fonte da cui promana il messaggio può essere
categorizzante, è vero, concordo, a tal proposito porto un esempio che feci in
classe con i miei ragazzi.
Argomento: Viaggi Nozze Esotici.
Praticamente feci un fotomontaggio a colori, prendendo la
testata del GuidaViaggi e cambiai il titolo dell’articolo semplicemente
mettendo un punto di domanda. Si sviluppò una discussione in classe per 10’
alla fine della quale feci vedere il vero articolo.
Fu un esperimento proprio in riferimento all’autorialità e
alla fiducia nei mezzi di informazione, il risultato fu molto interessante.
Per esempio come vogliamo classificare il programma “Wild –
Oltrenatura” il programma di ITALIA 1?
Documentario? Mockumentary? Fiction?
Personalmente lo inserisco nella categoria Fiction! Ma credo
che molte persone che guardano le avventure di Bear Grylls si lasciano
affabulare e credono di essere immersi nella realtà cruda al 100%!
Io personalmente prediligo RAI STORIA, o DISCOVERY,
soprattutto quando vi è il commento fuori campo!
E mi piace il documentario misto tra narrazione dall’alto e
verità dal basso, cioè creare la giusta tensione tra il soggetto ripreso che
viene commentato e sezionato dall’autore e le parole del soggetto ripreso che
spiega in presa diretta il suo vissuto. L’insieme delle due visioni credo possa
meglio rappresentare la realtà.
Per esempio sono rimasto colpito da Michael T.Hayes nella
sua rappresentazione di Waikiki, credo che il suo documentario sia una
rappresentazione (rispetto a ciò che lui ha provato in quel momento) fedele
della caotica sovraesposizione pubblicitaria della località, una situazione
quasi nauseabonda e stordente.
O sempre lui, quando riprende le persone e ci comunca come il potere
dell’occhio della videocamera possa trasformare il Soggetto della ripresa in
Assoggettato ad essa, e questo è un altro pericolo intrinseco e talvolta
involontario prodotto da chi riprende.9 settembre 2012
Cap.1 Etica, Consenso e Imponderabile
Anche se raccogliamo il consenso informato (e questo è eticamente
corretto), e cerchiamo di illustrare le eventuali conseguenze derivanti
dall'elaborazione del prodotto Documentario, non potremo mai con estrema precisione
delineare tutte le eventuali conseguenze.
Purtroppo quando si riprende con la videocamera vi è un'altra
importante questione, l'occhio digitale non perdona, perchè
- rende l’invisibile e l’impercettibile visibile e
percepibile,
- offre agli spettatori/autori una realtà vivida che
l'occhio umano in tempo reale non riesce a raccogliere per intero,
- l'imponderabile viene brutalmente impresso sulla
pellicola/scheda
- e sollecita l’avvio di processi di analisi, descrizione,
studio e approfondimento che sono per il Regista punti focali sulla questione
Etica,
-
è ovvio e
palese che Etica e voglia di Verità sono in una lotta continua tra di loro, ed
è compito del regista saper mediare senza mentire e senza trasformare il vero
in verosimile e soprattutto senza utilizzare il Verosimile per impostare e
imbastire una retorica affabulativa tale da stravolgere il senso della ripresa
-
ovviamentenon
dobbiamo dimenticarci che per quanto le riprese siano lì a dimostrare qualcosa,
ciascuno degli spettatori vedrà con gli occhi della mente, ovvero percepirà con
sfumature differenti le medesime immagini
-
per esempio
se il Documento Les Maitres Fous non fosse accompagnato dal commento e
semplicemente trasmesso così com’è assumerebbe tutt’altro significato ed i
protagonisti potrebbero essere paragonati a bestie senza senno e folli perduti,
certo la crudeltà delle immagini se viste senza commento sarebbe buona per un
film dell’orrore, mentre nelle realtà è una trance catartica che cerca di
spezzare le catene coloniali, un’esorcizzare la condizione di sottomissione
-
non è mai
facile in fase di montaggio decidere cosa lasciare e cosa tagliare e le
motivazioni dell’una e dell’altra azione, spesso la sete per l’insolito e il
Fenomeno ci fa in alcuni casi costruire una filmografia a senso unico
-
il video
amplifica ciò che visto in real time è solo un attimo fuggente, perché può
essere rallentato, rivisto, zoomato, etc.
29 agosto 2012
Documetari e raffigurazione
riferendomi al Capitolo 1:
- il Documentario è un elaborato digitale, ed anche se riversato senza modifiche rappresenta :
- uno sguardo limitato (alla dimensione dell'occhio della macchina da presa o videocamera)
- una visione egocentrica, cioè le riprese sono il frutto delle mappe mentali che ognuno di noi ha sviluppato attraverso le sue esperienze di vita
- per quanto dunque è sempre un'immagine parziale per chi lo guarda
- mentre per chi ha effettuato le riprese quello è il risultato migliore possibile, ovviamente
- talvolta un documentario può prendere vita inconsapevolmente, semplicemente da accadimenti inattesi che si verificano nel corso di un evento e qui occorre sapere chi sta filmando l'evento, il Partecipante all'evento, l'Organizzatore, il Servizio d'Ordine o la Forza Pubblica, quindi sulla base dell'operatore ci possiamo aspettare un certo tipo di riprese piuttosto che altre No? Quindi le immagini riprodotte sono sempre parziali per chi le guarda.
Per esempio parlando di Fahrenheit 9/11, come intendiamo il lavoro di Moore, per quanto ne so ci sono una serie di questioni vere condite da molta fanta-politica, alla quale fanta-politica Moore non ha mai voluto dare spiegazione in nessuna intervista con contraddittorio, ovviamente questa è la mia opinione. Chi mi dice che non sia stata tutta una manovra mediatica pro-domo sua. Come vi sono questioni "scottanti" di Multinazionali in comproprietà tra le famiglie Bush e BinLanden e la famiglia Saudita, ma questo era alla luce del Sole, non era una questione riservata, era lì visibile, e con questo?!? quante situazioni simili ci sono ancora oggi, non ci ricordiamo le partecipazioni finanziarie di Gheddafi e dell'attuale Assad in Società Europee, così come i loro soldi detenuti nei forzieri delle banche svizzere e di altri paradisi fiscali? Ma questo non può essere lo spunto per elaborare Tesi di Fanta-Politica quindi senza il supporto di prove documentali.
Questo è un esempio, secondo il mio modesto punto di vista, di Documentario controverso dove il vero si scontra continuamente con il verosimile, possiamo parlare di retorica digitale? Ovviamente tutto ciò che può far emergere ciò che è "male" ben venga, ma sempre con l'utilizzo di una deontologia e di un etica che devono sempre essere attive, mai spente, altrimenti diventa non più Documento ma Arringa a Favore del Documentarista.
Come non parlare dei Documentari usciti in questi anni sulla Storia del Furher, cosa hanno voluto comunicarci? Grandezza o Crudeltà? io avrei dei dubbi sui quei Documenti, il Continuo esaltare le imprese la tecnologia, a me fanno paura, no? Credo che alcune riprese e alcuni commenti rasentino l'Apologia Nazista! Quindi il Documentario è sempre il frutto di un occhio e mente umana e quindi per me resta parziale . . .
- il Documentario è un elaborato digitale, ed anche se riversato senza modifiche rappresenta :
- uno sguardo limitato (alla dimensione dell'occhio della macchina da presa o videocamera)
- una visione egocentrica, cioè le riprese sono il frutto delle mappe mentali che ognuno di noi ha sviluppato attraverso le sue esperienze di vita
- per quanto dunque è sempre un'immagine parziale per chi lo guarda
- mentre per chi ha effettuato le riprese quello è il risultato migliore possibile, ovviamente
- talvolta un documentario può prendere vita inconsapevolmente, semplicemente da accadimenti inattesi che si verificano nel corso di un evento e qui occorre sapere chi sta filmando l'evento, il Partecipante all'evento, l'Organizzatore, il Servizio d'Ordine o la Forza Pubblica, quindi sulla base dell'operatore ci possiamo aspettare un certo tipo di riprese piuttosto che altre No? Quindi le immagini riprodotte sono sempre parziali per chi le guarda.
Per esempio parlando di Fahrenheit 9/11, come intendiamo il lavoro di Moore, per quanto ne so ci sono una serie di questioni vere condite da molta fanta-politica, alla quale fanta-politica Moore non ha mai voluto dare spiegazione in nessuna intervista con contraddittorio, ovviamente questa è la mia opinione. Chi mi dice che non sia stata tutta una manovra mediatica pro-domo sua. Come vi sono questioni "scottanti" di Multinazionali in comproprietà tra le famiglie Bush e BinLanden e la famiglia Saudita, ma questo era alla luce del Sole, non era una questione riservata, era lì visibile, e con questo?!? quante situazioni simili ci sono ancora oggi, non ci ricordiamo le partecipazioni finanziarie di Gheddafi e dell'attuale Assad in Società Europee, così come i loro soldi detenuti nei forzieri delle banche svizzere e di altri paradisi fiscali? Ma questo non può essere lo spunto per elaborare Tesi di Fanta-Politica quindi senza il supporto di prove documentali.
Questo è un esempio, secondo il mio modesto punto di vista, di Documentario controverso dove il vero si scontra continuamente con il verosimile, possiamo parlare di retorica digitale? Ovviamente tutto ciò che può far emergere ciò che è "male" ben venga, ma sempre con l'utilizzo di una deontologia e di un etica che devono sempre essere attive, mai spente, altrimenti diventa non più Documento ma Arringa a Favore del Documentarista.
Come non parlare dei Documentari usciti in questi anni sulla Storia del Furher, cosa hanno voluto comunicarci? Grandezza o Crudeltà? io avrei dei dubbi sui quei Documenti, il Continuo esaltare le imprese la tecnologia, a me fanno paura, no? Credo che alcune riprese e alcuni commenti rasentino l'Apologia Nazista! Quindi il Documentario è sempre il frutto di un occhio e mente umana e quindi per me resta parziale . . .
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