26 maggio 2012

Valtellina - Valorizzazione dell'identità culturale

VALORIZZAZIONE DELL'IDENTITA' CULTURALE DI UN TERRITORIO MONTANO
L'obiettivo del progetto è promuovere la conoscenza e l'identità come
motore di sviluppo del territorio.
Lo scopo del progetto : promuovere la presa di coscienza della
popolazione sulla propria identità
In che modo: coordinare una serie di interventi tangibili creando
occasioni di promozione della cultura
Idea: Creare un percorso sulla valorizzazione del territorio da
Morbegno a Tirano di circa 60 Km
Il progetto ha preso avvio da luglio 2011.
Intervisterò: il coordinatore del progetto, inoltre farò delle foto
del territorio.

24 maggio 2012

editing video lunedì 28

Ciao a tutti,
fatemi sapere via blog o via mail come pensate di organizzarvi per il montaggio lunedì prox.
Mattina/pomeriggio:

Baranzate
Pallavicini
Cinema manzoni
Sonvico

un caro saluto,
sara
p.s. ringrazio chi di voi è intervenuto alla presentazione dei doc c/o l'Olinda

23 maggio 2012

"Le ragioni dello sguardo" di Francesco Faeta


Capitolo  1 | L’etnografo e lo sguardo. Intorno al paradigma visuale.

Con il termine etnografia si indicano due cose: l’attività di ricerca condotta a stretto contatto e per lunghi periodi di tempo con una realtà indagata e la produzione testuale relativa a contenuti antropologicamente significativi.
L’etnografia odierna è diventata elemento caratterizzante delle scienze sociali e si è configurata come modello paradigmatico della conoscenza empirica. Riflettere su questo concetto significa, quindi, riflettere anche su un vettore di conoscenza.
Caratteristica fondamentale dell’etnografia è l’utilizzo dei cinque sensi, nonostante lo sguardo sia stato e rimane lo strumento principale della costruzione di conoscenze etnografiche e antropologiche.
Sin dal principio, l’antropologia culturale fa propria l’idea del primato della vista, per la formazione della conoscenza, per la sua attendibilità testimoniale nell’osservazione diretta dei fenomeni, acquisendo una posizione centrale nella formazione di tali conoscenze etnografiche e antropologiche. La nascita della fotografia e del cinema divennero conferma della centralità dello sguardo e dell’attività iconica nella pratica antropologica, e senza il rilievo etnografico visivo molte dell’etnografie, dall’inizio della disciplina ad oggi, si ridurrebbero di molto.
Secondo Faeta, oggi, c’è la possibilità di riconsiderare il paradigma visuale e di rifondare, su nuove basi critiche, la sua posizione centrale.  Come? “Se lo depuriamo dalle implicazioni positivistiche e oggettivistiche che lo hanno costantemente accompagnato sin dal suo nascere, compromettendone oggi la sua attendibilità ermeneutica, e se ripensiamo lo sguardo a partire da una prospettiva, lato sensu, fenomenologica. […] se proveremo a immettere questa rinnovata attitudine visuali sta all’interno di un percorso […] di revisione metodologica ed epistemologica dell’etnografia” [p. 37].
Per spiegare la fondazione di modelli alternativi, Faeta, parte da una riflessione attorno alle immagini relative al lavoro svolto da Pierre Bourdieu in Algeria: 600 fotografie scattate tra il 1958 e il 1961. Nonostante queste foto possano sembrare scattate in modo spontaneo e poco costruito, in relazione con il testo, rivelano il problema della funzione dell’immagine nella costruzione del sapere scientifico e descrivono, inoltre, il livello delle pratiche sociali mettendoci in contatto con sistemi di relazione tra segmenti giustapposti o contrapposti della realtà. “Le fotografie costituiscono una traccia evidente del campo relazionale che la sociologia di Bourdieu postula […] segnalano con immediatezza la postura dell’osservatore nell’ambito delle pratiche etnografiche, e delle scritture che ne derivano, e rappresentano, dunque, strumenti indispensabili per la comprensione dei rapporti di riflessività nelle scienze sociali” [p. 39]. Nel lavoro di Bourdieu, le fotografie sono sia il prodotto della conversione dello sguardo, sia gli strumenti che hanno reso possibile questa conversione. Il sociologo francese ci guida verso una funzione documentaria ed ermeneutica della fotografia. Attraverso essa, Bourdieu, riconferma la centralità dello sguardo e la necessità di assumere una postura d’osservatore, postura che è in stretta relazione, attraverso lo sguardo, con i fenomeni e i loro attori.
Faeta prende in esame anche il pensiero di Merleau-Ponty che insieme a Jean-Paul Sartre ha svolto un lavoro di antropologizzazione della fenomenologia. Centrale all’interno del tale lavoro è la dimensione pratica della percezione, la natura relazionale della visione e lo statuto delle relazioni di sguardo. “Il ricorso alla fenomenologia ci consente di elaborare un’analisi dello sguardo e delle immagini che sia assieme corporale e sociale, e di tenere a freno l’approccio culturalista con cui abbiamo loro troppo spesso guardato” [p.43].
Faeta cita alcuni passaggi de L’occhio e lo spirito di Merleau-Ponty in cui il filosofo critica l’approccio aprioristico della scienza auspicando a una coabitazione tra soggetti e oggetti. Secondo Merleau-Ponty  il corpo è un oggetto di studio della scienza, ma è anche la condizione necessaria dell'esperienza.
Faeta conclude scrivendo che se il paradigma visuale rimarrà legato alla sia declinazione positivista e neopositivista sarà destinato al declino insieme a quello delle discipline che si fondano sull’osservazione diretta della realtà e sulla centralità visiva. Se, invece, il paradigma visuale “diviene rischiaramento del nodo imprescindibile esistente tra corpo e struttura sociale, e della complessa interazione tra oggettività e soggettività […] allora la sostanza riflessiva della nostra disciplina sarà ulteriormente arricchita e le sue derive fondamentaliste saranno decisamente controllate ed emarginate” [p. 47]. Un metodo di osservazione di quest’ultimo tipo deve, però, tenere conto che il campo è relazionale, dialogico, negoziale e soprattutto che la realtà in una prospettiva ontologica, è invisibile, ma non inesistente.

21 maggio 2012

Aggiornamento montaggio Hip-Hop

Oggi il gruppo hip-hop si è riunito per procedere alla sessione di montaggio. Abbiamo lavorato per circa 4 ore, procedendo a:
- Scelta del titolo ("Il Ritmo Accelerato: etnografia dell'hip hop al femminile", selezionato citando la canzone di uno dei contatti, ricorrendo quindi a una definizione emica della forma artistica e delle sue ripercussioni emotive, con riferimento al battito cardiaco e alla partizione musicale)
- Selezione precisa di parti di intervista, seguendo il timecode indicativo segnato durante l'ultimo incontro di sbobinatura;
- Trimming;
- Suddivisione in aree tematiche e abbozzo di sequenza, selezionando le clip più adeguate a fare da "ponte" tra una tematica e l'altra;
- Bozza di editing dei primi 9 minuti di filmato, comprendenti tre delle aree tematiche evidenziate, e comprensive di spazi-didascalia (come discusso a lezione lunedì scorso), interstizi musicali e immagini di repertorio tratte dai live delle ragazze.

Non posso postare qui lo storyboard perché abbiamo preferito procedere tracciando connessioni e sequenze su una mappa concettuale a matita su un foglio di carta, alla vecchia maniera, usando così il computer solo per il montaggio e gestendo più cose contemporaneamente.

Ricordo che sabato sera (il 26) è prevista una serata organizzata dai nostri contatti a cui abbiamo deciso di presenziare per effettuare qualche ripresa aggiuntiva.