Visualizzazione post con etichetta Laboratorio di antropologia visiva 2011 in corso. Mostra tutti i post
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30 marzo 2012

cambio aula

Ciao a tutti,
ho ricevuto oggi la news per il cambio d'aula per mancata soluzione questione TENDE
Lunedì ci vediamo alle 10.30 in U6/ 13.
sara

13 gennaio 2012

aula ultimo incontro lab

Ciao a tutti,
ecco finalmente il numero aula che ho ottenuto poco fa....
U6/41 ore 12.30 - quando finiamo visione e registrazione crediti
Portate i file/dvd da vedere (per chi li possiede) e segnalatemi quelli che devo portare perchè non ancora masterizzati
Per chi è impegnato con esami o altrove mi mandi una mail con il numero di matricola in modo da inserire la registrazione nel file da inviare agli amministrativi. Per la firma sul libretto/registrazione cartacea CFU ci accorderemo su gg e orari convenienti
A lunedi
sara

6 gennaio 2012

ultimo incontro lab 2012

Ciao a tutti,
innanzitutto un buon 2012 a tutti voi.
Poi
Per quanto riguarda la data dell' incontro per la visione dei montati realizzati + registrazioni dei crediti, a cuasa di difficoltà connesse con la prenotazione dell'aula durante questo periodo festivo et al, ci troviamo il giorno 16 alle 12.30 invece che il 9 in un aula che vi comunicherò nn appena ne riceverò la comunicazione io stessa.
Ci sarebbe la possibilità di pubblicare un articolo su un periodico locale (zona 2) sul lavoro in via Padova che abbiamo fatto durante il laboratorio. Coloro che vogliono partecipare, in particolare i membri del gruppo "memoria", possono provare a scrivere una breve sintesi ( max 10 righe ciascuno), sul lavoro svolto.
Un'articolo scritto a più mani quindi in cui sviluppare:
un breve introduzione per gruppo:
- premesse teoriche ( riferimenti teorici e obbiettivi dell'attività proposta) e contestuali (conoscenza del contesto e approccio al contesto)
- formulazione dell'oggetto di ricerca (delimitazione/costruzione del campo di ricerca)
- riformulazione dell'oggetto a seguito del confronto diretto con il contesto/soggetti local
- conclusioni
Chi vuole partecipare posti il suo contributo sotto l'etichetta etnografia della via Padova.

Per ora è tutto
un caro saluto
Sara

15 dicembre 2011

ultimi incontri lab

Ciao a tutti,
un breve aggiornamento sull'andamento dei lavori in corso:
- gruppo itinerari visivi: ci si incontra domani - venerdì 16/12 alle 11.00 per iniziare il montaggio dei materiali di ricerca. domani ci accrderemo per il prox appuntamento di montaggio
- gruppo memoria: ci si vede lunedì con i rispettivi sottogruppi per finire il montaggio di Borsalino e di Gian Paolo.
Per diverse ragioni alcuni dei materiali filmati non sono ancora stati acquisiti: cercate di portarli tutti lunedì e vedremo come fare per il montaggio.
primo turno: dalle 9.30 alle 13.30 Borsalino ( che è praticamente concluso) +  sarto turco
secondo turno: dalle 13.30 alle 17.30 Gian Paolo + tappezziere
Cercate di accordarvi tra voi in modo da avere i rispettivi materiali utili per la lavorazione negli orari indicati.
- gruppo montaggio comitato stranieri:
domani sistemerò le difficoltà relative all'esportazione del montato e aggiornerò Giada in merito alla necessità o meno di vederci lunedì. vi confermo inoltre la mia partecipazione all'incontro programmato per mercoledì c/o Villa Pallavicini con la coordinatrice del comitato avanti insieme

Infine:
per la registrazione dei crediti e la firma sui libretti ci si vede lunedì 9/01/2012 in cui svolgeremo l'ultimo incontro del laboratorio prendendo visione dei diversi lavori svolti. Portate dunque i libretti per la firma.

sara

6 dicembre 2011

montaggio in corso

Cari tutti,
ecco un piccolo aggiornamento e qualche consiglio pratico per proseguire con i lavori in corso e concluderli al meglio
- gruppo memoria: ieri mi sono incontrata con quattro di voi per mostrare il funzionamento del programma(finalcut)di editing video e per procedere con i montaggi delle riprese/materiale su Borsalino e Gian Paolo. Sono emersi i seguenti problemi che qui condivido:
1. le coppie presenti alle relative sessioni di montaggio non erano le stesse che avevano svolto le riprese con un unica eccezzione rappresentata da una vs collega x Borsalino.
2. il materiale girato non era stata precedentemente visionato, ad eccezione della vs collega "borsalino", rendendo in questo modo difficile dare un senso ai girati a ns disposizione e ancora di più definirne l'orientamento/direzionalità ai fini del montaggio.
Nel caso della video intervista a Gian Paolo si è inoltre aggiunto il problema di compatibilità file mpeg4 con il programma di montaggio che ha richiesto una conversione dei file in mov che ha occupato buona parte delle ore a disposizione.
3. mentre la qualità del materiale girato c/o - con borsalino è più che sostenibile, la qualità audio e in parte anche video dell'intervista a Gian Paolo è scarsa e difficile da lavorare senza conoscerne i retroscena, ovvero tutto ciò che il materiale girato nn può rivelarci perchè assente/nn girato.
4. non c'era modo di mettersi in contatto telefonico con gli altri membri del gruppo per avere informazione sui materiali audio che non erano in ns possesso e per verificare la loro disponibilità - mentre si trovavano sul campo - alla ripresa di immagini che nel lavoro di montaggio risultavano utili.

le difficoltà elencate ci devono servire per aggiustare il "tiro" e procedere in modo migliore:
1. la visione/ascolto del materiale deve essere precedente al montaggio (storyboard su cosa includere/escludere del materiale raccolto + contenuti audiovisivi rilevanti). solo visionando il materiale raccolto possiamo farci un'idea del lavoro svolto (e di ciò che mancherebbe o andrebbe riformulato)
2. la presenza in fase di montaggio di almeno un membro del gruppo che ha partecipato alla ricerca sul materiale in lavorazione risulta indispensabile
3. i numeri di telefono dei vs colleghi per poter colmare gli eventuali vuoti di informazione che si possono generare strada facendo

Detto questo un bilancio della giornata di montaggio:
- un dieci minuti di intervista a Borsalino montati che completeremo lunedì prossimo dalle 9.00 alle 12.30
- un 4 minuti di intervista a Gian Paolo che proveremo a completare lunedì prossimo dalle 13.30 alle 17.00
sembra poco ma non lo è affatto.
Infine:
- che materiali audio/video avete raccolto lunedì? (elenco) e in che formato sono? ( scaricare mpeg_streamclip /gratis/ per convertire i file in quicktime)
- i diversi audio sui quali dovevate cercare un metodo di acquisizione sono disponibili? In particolare l'audio intervista a Gian Paolo? Riuscite a farli avere ai colleghi che saranno presenti lunedì pomeriggio per il montaggio?

Utilizzate il blog per scambio opinioni e accordi altrimenti mi è impossibile intervenire ed eventualmente apportare modifiche.......

Gruppo montaggio: ok /mi raccomando le info sui contatti che abbiamo condiviso in aula e in particolare i numeri di telefono dei soggetti

Gruppo itinerari visivi: manderò una mail a Roberta ma dobbiamo trovare insieme un gg alternativo al lunedì per impossibilità sdoppiamento docente...
Ho chiesto info per venerdì e tre persone mi hanno dato risposte diverse, ergo - dati i gg festivi - dobbiamo spostare a settimana prox. le mie disponibilità sono: mercoledì mattina, giovedì mattina e pomeriggio e venerdì in tarda mattinata(11.00)
Fatemi sapere per cortesia al più presto.
Valgono anche per voi le indicazioni inserite per il gruppo memoria circa il montaggio. leggetele attentamente e se ci sono dubbi contattatemi al più presto in modo da risolverli precedentemente all'appuntamento per il montaggio - se i materiali sono già stati visionati - la storyboard completata e i file convertiti in formato utile, possiamo procedere in modo celere e utile. se riuscite a passare (qualcuno di voi) lunedì dalle 12.30 alle 13.30 ci prendiamo un'ora per discutere insieme sull'organizzazione dei contenuti e per risolvere eventuali difficoltà precedentemente al montaggio....
per ora mi sembra tutto
un caro saluto
sara

30 novembre 2011

stato dell'arte

Ciao a tutti,
una breve sintesi a beneficio di tutti per tentare di ricomporre un quadro generale dei lavori che sono in corso nei diversi gruppi e condivederne i progressi....oltre che, ovviamente, per riflettere circolarmente su di essi.

Gruppo memoria: ho letto con attenzione le trascrizioni delle interviste da voi postate sul blog e alcune di esse forniscono numerosi elementi molto utili per l'analisi:(in sintesi)
1: la domanda dell'austriaca: Dove sono? (oltre alla nostalgia per uno spazio immaginato - romanticismo italiano - la domanda esprime un ansia di località che mi sembra dire molto in riferimento ai processi globali in corso
2: le memorie di emigrazione e dei vissuti di contatto con il nuovo ambiente urbano da parte degli immigrati italiani. Mentre questi ultimi esprimono rammarico - generalmente - rispetto alla situazione della via in confronto a un prima (per quanto irto di difficoltà)a volte idealizzato, i commercianti stranieri all'opposto sembrano rilevare i miglioramenti recenti nella via (ad esclusione dei controlli delle forze dell'ordine). la consapevolezza circa le difficoltà incontrate al proprio arrivo a Milano non sembrano (apparentemente?) facilitare una migliore comprensione dei vissuti degli attuali immigrati.Ma bisogna distinguere i livelli: se dal piano "commerciale" ci spostiamo al livello del vissuto/conoscenze soggettivo ( saperi e pratiche di emigrazione, mestieri, etc)la narrazione mi sembra riflettere una riflessione - in alcuni casi profonda - sui cambiamenti in corso e sulle continuità/discontinuità esistenti.
3. la ricchezza dei saperi/conoscenze che alcuni soggetti hanno condiviso con voi (vedi borsalino, tappezziere et al)

GRUPPO MEMORIA:
Da lunedì iniziamo a lavorare con il montaggio. Le diverse difficoltà che avete incontrato nel corso del vostro lavoro ( sia con gli interlocutori che nell'utilizzo dei mezzi di registrazione audiovisiva) vanno pensate/riflettute come risorse che vi consentono uno sviluppo più approfondito della vostra analisi. Lunedì alle 9.00 mi incontrerò con un gruppo e nel pomeriggio alle 13.30 con un altro gruppo per il montaggio - ad ora - dei seguenti materiali ( le macchine disponbili nn ci consentono di lavorare tutti in contemporanea):
- videointervista borsalino
- video intervista gian paolo
con i vostri colleghi presenti all'ultimo incontro abbiamo selezionato e segnato le parti utili per il montaggio.
si è inoltre deciso di:
- approfondire la visita al sarto turco transitando nello spazio del suo negozio al fine di esplorarlo attraverso l'utilizzo della telecamera.
- riprendere l'uscita e l'entrata dai negozi delle attività commerciali filmate
- ampliare le riprese dal tappezziere con l'eventuale possibilità di filmarne il lavoro in corso d'opera.

infine: l'audio utile verrà lavorato e costituirà materiale d'approfondimento in sè

GRUPPO MONTAGGIO: i vs colleghi, dai quali attendiamo news al più presto via blog, stanno ultimando il montato del lavoro svolto con il comitato stranieri di villa Pallavicini. Dal momento che le riprese sulla passeggiata successiva al focus group non è utilizzabile, i vs colleghi si sono recati in via Padova nel tentativo di ricostruire il percorso svolto durante la passeggiata, e di ampliarlo. (loro sapranno di certo dircene meglio e di più).
L'idea lanciata a fine lezione è quella che, previo contatto con Beatrice - coordinatrice del comitato - si organizzi una proiezione del materiale durante la quale:
- raccogliere le impressioni/percezioni/riflessioni dei membri del comitato (filmare)
- raccogliere delle narrazioni (videoriprese) sulle immagini che ricostruiscono posteriormente l'esperienza della passeggiata che i soggetti hanno personalmente vissuto
- gettare le basi per i prox itinerari di ricerca e di approfondimento

GRUPPO ITINERARI VISIVI: il materiale video in parte postato via blog si unisce alla ricerca dei titoli di coda dei periodici che hanno costruito una certa rappresentazione della via nel corso del tempo ( che si sta modificando grazie all'azione congiunta dei soggetti attivi sul territorio) e alla ricerca di materiale fotografico che testimoni del cambiamento di cui la via è stata oggetto. Il gruppo ha postato puntualmente le sue sintesi sul work in progress e direi che è arrivato il momento di incontrarci e di fare il punto della situazione in vista del montaggio che non è un impresa da poco se non si ha familiarità con il mezzo.

La mia disponibilità, come accennavo a Roberta, è per mercoledi mattina o giovedì della prossima settimana(fatemi sapere il prima possibile).

Consigli: a) visionate insieme (o a piccoli gruppi) i materiali che avete raccolto e costruite uno storyboard (cosa includere e cosa escludere nel montaggio. b) raccogliete i file audio/video in differenti cartelle di riferimento (per es. periodici/ attualità/passato, etc. d) mettete il tutto raccolto in una cartella MONTAGGIO in un dispositivo di memoria (hard disk)c) controllate l'estensione dei file audio/video in vs possesso e in caso di strane estensioni segnalatemelo che vi informo su come convertire i vostri materiali in un'estensione lavorabile.

Per ora mi sembra tutto,
in caso aggiungerò e/o chiarirò eventuali dubbi e perplessità
un caro saluto e buon lavoro
sara

27 novembre 2011

Gruppo 1: Qualche riflessione sul lavoro svolto finora

Nella mattina di lunedì 21 Novembre, il gruppo si è trovato (questa volta al completo) in via Padova.
Durante la lezione di laboratorio del 14 Novembre, successiva alla prima esplorazione sul campo, dopo aver ascoltato parte del materiale audio-registrato, è emersa l'importanza di orientare le interviste alla raccolta di "storie di vita", ovvero racconti riguardanti il percorso migratorio dei soggetti intervistati, siano essi italiani emigrati dal sud al nord del Paese, o persone provenienti dall'Estero. La focalizzazione sulle esperienze individuali è funzionale all'individuazione di analogie e differenze nei percorsi di migrazione, tale da permettere una comprensione più generale del fenomeno.
In effetti, le successive esplorazioni in via Padova (17, 18 e 21 Novembre) sono state condotte con questo scopo. Tuttavia sono emerse alcuni ostacoli di ordine pratico: innanzitutto la difficoltà di intervistare persone durante l'orario di lavoro (soprattutto i negozianti stranieri), per questioni di tempo, per l'assenza del proprietario, per disinteresse o fastidio rispetto al progetto. Infatti, la costante presenza di studenti (provenienti da scuole e università diverse) che svolgono interviste in via Padova, probabilmente comincia ad essere percepita con un po' di stanchezza e indifferenza. Inoltre, è difficile che i soggetti coinvolti approfondiscano il loro vissuto personale nel frangente di una singola intervista, con ragazze che non conoscono. Infine,i commercianti italiani presenti sul territorio, come il macellaio e il Borsalino, pur essendo stati molto disponibili raccontandoci la loro personale esperienza lavorativa, non ci forniscono informazioni inerenti alla migrazione, essendo nati e cresciuti a Milano o in provincia.
Il rischio intravisto a seguito delle ultime interviste, è il medesimo che aveva caratterizzato le prime: che si ottengano informazioni tra loro piuttosto simili, nella loro superficiale parzialità.
In seguito a queste considerazioni, il problema sollevato dal gruppo è quindi relativo all'utilizzo del materiale ricavato e, più in generale, all'orientamento definitivo da dare al lavoro. Un'ipotesi avanzata è stata quella di fornire una ricostruzione della memoria tenendo come sguardo privilegiato quello dei negozianti italiani. In effetti, in considerazione del tempo a disposizione per la ricerca, il confronto con i negozianti italiani è sicuramente più immediato e, altro aspetto, si tratta di signori non più giovani, che hanno tanto da raccontare sulla propria attività, vissuta con passione e impegno, e sui cambiamenti che hanno potuto osservare e vivere nel corso degli anni.
Il resoconto delle ultime interviste verrà pubblicato quanto prima.

Arianna Albieri, Irene Borchi, Irene Carrara, Alice Comotti, Claudia Esposito, Beatrice Meroni, Chiara Valsecchi

18/11/11 - Gruppo 1: Resoconto Interviste di Beatrice e Irene C.

Arrivate in Via Padova ci siamo guardate intorno per scegliere un posto dove pranzare e ne abbiamo individuato subito uno che cucina kebab. Siamo entrate con la speranza che dopo aver mangiato ci avrebbero dato la possibilità di intervistarli.
Erano presenti due ragazzi, una ragazza giovane e una donna: la madre dei tre figli.
Vista la signora che indossava il velo e la varietà di piatti che proponevano abbiamo pensato fossero persone provenienti da qualche paese del Medioriente.
Invece si sono presentati come lei siciliana e il marito egiziano (assente in quel momento).
Non siamo riuscite a intervistarli, ma solo a recuperare qualche suggerimento per possibili interviste future e a fargli qualche domanda tra cui:
Come mai avete aperto un negozio in Via Padova?
“Abbiamo scelto di aprire qui perché c’era lo spazio disponibile.”
Abbiamo notato che oltre a kebab vendete lasagne, arancini e pizza, perché?
“Il nostro negozio riflette la nostra famiglia che è mista”.

Ci siamo poi dirette a un’agenzia viaggi che Irene conosceva: Vuela, alla prima rotonda di Via Padova.
Entrate, ci siamo presentate e abbiamo chiesto se potevamo fare qualche domanda.
Juan, il ragazzo dietro al bancone ci ha accolte calorosamente e si è reso disponibile a rispondere, ma non ha voluto che lo registrassimo. Ci ha dato, però, il permesso di fare un video all’interno del negozio firmando il consenso.
Lui è italo argentino ed è solo da qualche anno che lavora qui. La sua titolare, invece, è peruviana ed è qui da 20 anni. Nel negozio lavora anche un altro ragazzo che è equadoriano.
Juan ci racconta che vendono biglietti aerei soprattutto per il Sudamerica e hanno scelto di aprire un’agenzia viaggi di questo tipo in Via Padova perché “è il punto focale per i sudamericani”.
Lui non vive qui, ma fuori Milano e viene in Via Padova solo per il lavoro. Per questo motivo non ci dice molto sulla questione della memoria e della vivibilità nella Via, ma afferma: “ È una via pericolosa, non è come andare in Buenos Aires. Però ci sono anche molti stereotipi.”
Prima di salutarci ci dice che per la nostra ricerca può essere interessante intervistare la panettiera di fronte. Seguiamo il suo consiglio, lo ringraziamo e ci dirigiamo verso Il Fornaio.
Entriamo nel negozio e ci presentiamo alla signora panettiera.
Si dimostra subito disponibile e comincia a raccontarci le sue impressione sulla Via.
“… Da un annetto a questa parte ci sono più controlli, va un po’ meglio.
Vent’anni fa ho aperto il negozio e non era così. Se no non avrei mai aperto qui. Non per gli stranieri, eh, per carità”.
Entrano due clienti italiani. La signora continua: “Io non vado nei loro negozi e loro non vengono nel mio…C’è troppa prostituzione… Vede non ci sono più italiani in questa Via. Non ci sono più i negozi che c’erano prima. Oltre Moda era un negozio che vendeva vestiti da sposa, ora sono cinesi che vendono le loro “cineserie”. Il “degrado”, perché lo dobbiamo chiamare così, è iniziato con questi negozi “usa e getta”, senza qualifica… Io non ce l’ho con gli stranieri, ce l’ho con le autorità che danno i permessi a questi stranieri di aprire i loro negozi che fanno gli orari che vogliono. Come fa un fruttivendolo a stare aperto tutto il dì da mattina a sera?”
Le chiediamo se ha mai pensato di trasferirsi. Intanto vediamo che entrano clienti, anche stranieri.
“Sì, certo, penso di trasferirmi, i miei figli soprattutto… Anche noi siamo venuti qua con la nostra valigia di cartone 40 anni fa. Prima siamo andati a vivere a Crescenzago poi qui. Viviamo in un condominio di italiani e stranieri che lavorano onestamente… Siamo di Bari noi… abbiamo lottato per non lavorare la domenica. Anche “loro” devono rispettare gli orari di apertura e chiusura dei negozi… E poi c’è troppa gente sul marciapiede da mattina a sera senza lavorare”.
Con fatica tentiamo di indirizzare il discorso sulla sua storia di migrazione.
“Sì, c’erano discriminazioni nei miei confronti. Vi racconto un episodio: Un giorno sono entrate due signore a comprare il pane e hanno visto i miei figli. Una disse – Che bei bambini!- L’altra signora si gira e dice – Sì, ma son semper terùn- “.
La nostra interlocutrice torna subito al discorso dei negozi di stranieri che sono tutti di abbigliamento, sono sempre vuoti e si chiede come fanno a pagare l’affitto. Sono sempre aperti, alcuni fino a tardi, mentre il suo negozio una volta è rimasto aperto fino alle 19.37 e le hanno fatto subito il verbale.
Le chiediamo se lei entra mai in uno di quei negozi e ci risponde:
“ Solo al cinese qui di fianco do il pane e bevo il caffè… Io, da meridionale, non vado a prendere quelle scatolette”.

Finita la chiacchiera con la panettiera, entriamo nel negozio di animali di cui ci aveva parlato la signora del kebab. In un ambiente molto curato e pretenzioso (le gabbie dei cagnolini sono come vetrine sulle nostre teste, davanti al bancone, illuminato con luci calde, ci sono poltrone in pelle per accogliere i clienti), troviamo due commesse, una austriaca l’altra romana, che si dimostrano un po’ titubanti di fronte alle nostre richieste, ma alla fine accettano di farsi audio registrare.
I loro discorsi, però, non si scostano da un malcelato razzismo e dalle continue lamentele per la situazione attuale di via Padova. Cerchiamo di farci raccontare anche le loro storie di migrazione, ma riusciamo a raccoglierne solo piccoli brandelli.
La commessa austriaca si è trasferita a Milano 15 anni fa e vive in via Padova da 5, solo perché un amico le ha trovato casa qui. Era venuta in Italia immaginando il romanticismo italiano, mentre ora afferma di non capire più dov’è, vista l’esagerata presenza di stranieri (“quando la domenica esco non capisco dove sono”, “ero venuta in Italia per essere in Italia, ma adesso…dove sono?!”). Non sa cosa fare nel futuro, di certo andarsene da via Padova, magari in una villetta fuori Milano, perché tornare in Austria ora, dopo tanto tempo, sarebbe difficile.
La ragazza romana, invece, che è quella che più si dilunga in sproloqui anti-stranieri (“comunque...ehm...marocchini…cose… lì, sempre ubriachi!” “ragazzi italiani che mi infastidiscono…guarda, ci metterei la firma!”) è sempre passata da Milano, ma si è trasferita qui (in un’altra zona) 9 anni fa.
Approfittiamo dello squillo del telefono per concludere e rimetterci alla ricerca di altre persone da intervistare.
Identifichiamo un bengalese dall’espressione simpatica, ma è alle prese con lo scarico merci. Pensiamo che potremmo intervistare il ragazzo (pare italiano, del sud?) che è fisso come un palo di fronte alla vetrina di un negozio cinese di telefonia e con cui abbiamo scherzato sul passeggino della bimba di Irene lasciato incustodito, ma ci sembra che sarebbe deviante rispetto ai nostri obiettivi. Entriamo allora nel negozio, ma la ragazza e il ragazzo cinesi al bancone non vogliono collaborare con noi, con la scusa di non abitare in via Padova. Proviamo allora nel ristorante latino-americano dietro l’angolo, dove però riceviamo l’ennesimo rifiuto.
Ci lasciamo attrarre dallo scorcio interessante di un piccolo negozietto, nel quale una signora è alle prese con una vecchia macchina da cucire. Entriamo ed otteniamo l’intervista che ci renderà soddisfatte della giornata! Inizialmente chiacchieriamo con Annamaria, la signora, che, una volta appurato che i nostri interessi non toccavano il razzismo attuale in via Padova, ha dato inizio ad un piacevole flusso di ricordi, al quale hanno poi contribuito anche Giuliano e Mario, i due signori che, al nostro arrivo, chiacchieravano tra loro nel retrobottega. Si delinea così, attraverso la polifonia delle loro voci, l’immagine di una via Padova molto diversa da quella attuale: la strada lastricata di pavè attraversata da fiumiciattoli da cui risuona il frinire dei grilli ed il gracidare delle rane, il tram giallo, le biciclette che trasportano il ghiaccio, i carbonai, i corrieri, ragazzi che si trovano a ballare al civico 61, il Parco Trotter come polmone verde per guarire i bambini tisici, e, in periferia, addirittura marcite e risaie.
Ricaviamo anche degli interessanti cenni sulle loro storie personali, specialmente sul percorso migratorio di Mario, trasferitosi in città a 18 anni dalla val del Cassero.

Soddisfatte dell’ultima chiacchiera, della registrazione e del paio di riprese ricavate (tra cui una buffissima in cui Mario finge di cucire!), decidiamo che la nostra avventura si può, per il momento, concludere qui.

Interviste semi-sbobinate:
● NEGOZIO DI ANIMALI
commessa austriaca venuta in Italia 15 anni fa, vive qui da 5 anni perché è stato facile trovare un alloggio tramite un amico
clientela italiana prevalentemente
se potesse andrebbe via immediatamente, da questa via, che “quando di domenica esco non capisco dove sono...c'è anche brava gente che va a lavorare, non si può mettere tutti nella stessa pentola”
vorrei una villetta fuori Milano
quello che pago per una casa in via padova è davvero esagerato
le specialità di altri paese li vogliamo provare tutti,alle volte vado dal cinese o dal Kebab
ero venuta in italia per essere in italia, adesso mi guardo intorno...dove sono?
in austria di stranieri ce ne sono tanti ma non possono permettersi quello che si permettono qui

commessa romana: milano è cambiata tanto negli ultimi 10 anni...paragone con Paolo Sarpi
è qui da tanto tempo ormai (9 anni) ed è sempre passata di qui
anche quando esco da casa mia dalla parte opposta di Milano vedo sempre alle 9 di sera “comunque...emh...marocchini/cose ,lì, ubriachi!! con bottiglie di birra che ti rompono cmq le scatole...
“poi non è che uno deve fare discorsi di razzismo”.... poi dice dice rivolgendosi agli stranieri:- “io sono a casa mia e loro mi devono portare rispetto!”
ragazzi italiani che mi infastidiscono -guarda- ci metterei la firma
ripeto, Non è un discorso...“uno vuol fare razzismo...ci mancherebbe altro”

● TAPPEZZIERE (ha qui il negozio da 50 anni)
il figlio continua il lavoro del padre nell'altro negozio di via padova.
Annamaria
nata e vissuta a pta venezia, ora vive in via padova (dal 54) e non le piace.
Ricorda quando veniva, da giovane, con un tram giallo, che partiva da pta venezia e arrivava qui, nella zona delle case popolari, che veniva chiamata “mulino”. Aveva una zia che abitava nelle case popolari e già quando aveva 12 anni veniva a trovarla per andare a ballare, al numero 61 di via padova, insieme anche alle sue cugine più grandi. Si andava a ballare in questo posto gestito da un partito o a volte anche in luoghi più eleganti, si seguiva l'onda. Si poteva andare in giro da soli a tutte le ore del giorno (lei finiva di ballare a mezzanotte e a volte partiva da casa di dua zia la mattina presto). Ora, nemmeno alla sua età, se la sente di andare in giro da sola la sera.
Lei viene qui per passare il tempo.
Ha fatto ragioneria e poi ha lavorato nella ditta del padre autotrasportatore.
Di via padova si ricorda la gelateria “il mago del gelato” ora, ci guardi dentro, c'è un bar di cinesi. Di fronte c'era una teleria...adesso invece un negozio di cineseria. All'altro angolo c'era un altro bar...adesso gestito sempre da cinesi. Le macellerie che lei vede una volta erano di italiani e adesso non ce ne sono più d'italiane., tutte arabe o insomma di extracomunitari. (...)autofficina, colorificio, ora tutte cineserie.
era tutto pavè, era più bello, aveva una sua caratteristica.
Quando hanno sgomberato il leoncavallo, i ragazzi del leo si trovavano qui.
Ha sposato un siciliano, l'ha conosciuto qui al 61, a ballare.

Verso i meridionali c’era ostruzionismo. Facevano fatica ad inserirsi. Anche perché noi eravamo un po’ chiusi. Un po’ come adesso: noi ci chiudiamo lasciandoci, come si può dire, sopraffare da tutte queste persone. Prima o poi ci seppelliranno. Ma non siamo capaci di reagire. E allora come si reagisce? Chiudendosi in noi stessi e lasciando in disparte gli altri. Questo era quello che succedeva a loro. Anche perché purtroppo quando arrivavano, arrivavano con le valigette chiuse con la corda. Dico la verità che portavano su il mangiare (pecorino, cose del genere), quindi quando arrivavano erano un po’ rifiutati. Mio marito era siciliano (provincia di Palermo). Ogni tanto servivano anche loro!
Ricorda anche di come si sentiva un po’ rifiutata quando è scesa al paese di suo marito. Nonostante l’ospitalità siciliana, i genitori dell’uomo avrebbero preferito che avesse trovato una moglie lì al paese.

Mario (val del cassero) e Giuliano (val seriana, madre pavese)
(polifonico)
Io ricordo che via Padova, negli anni dal 46 al 53-54 era la via dei corrieri. Mi ricordo c’era Dani, Domenichelli, ecc. io me lo ricordo perché quando volevo andare al mio paese d’origine, il treno era molto scomodo (si viaggiava in piedi sui carri merci e il treno faceva tutte le fermate), allora io venivo in via padova e siccome i miei lavoravano a un magazzino qui, c’erano tutti i corrieri che conoscevo e ce n’era anche uno del mio paese. Lui mi portava fino a bergamo, poi la corriera mi portava in val seriana.
L’unità del tempo era molto diversa da adesso.
La via padova negli anni 50-60 era attraversata da fiumiciattoli. Allora quando arrivavi in fondo a via padova eri già fuori milano e non c’erano mica tutte ste case. Alla gobba c’era l’osteria. Eran tutte marcite, c’era il riso qui a destra. Era roba da paesani. Come attività, negozi ecc, ghe n era casi minga.
La cosa più bella secondo me che c’era a milano in questa zona qui erano i tram, poi han fatto il metrò. Qua in via padova ora c’è l’autobus lì scalcinato. Poi abbiamo una storia qui a piazza loreto abbiamo ucciso il duce.
Al’’angolo via padova- ple loreto c’era il cinema novecento e poi c’era una chiesetta, che era un prototipo della nostra chiesa “il redentore”, che a sua volta è
Io mi ritengo un fortunato perché sono nato in un epoca in cui ho potuto vedere un cambiamento che… – ma in un attimo! – è stato impressionante. Io andavo alle scuole elementari con i miei amici che avevano su gli zzoccoli e che venivano in classe con gli zoccoli sporchi di cacca di mucca…bene…quando in quarta elementare abbiamo inaugurato la nuova scuola del mio paese, ci sembrava un monumento! In stile mussoliniano. Ricordo l’odore dell’aula nuova, che io non riesco a definire, a esprimere – posso aggiungere una cosa: c’era invece l’odore del posto vecchio che eran tutte case di ringhiera, come questa è ancora del 1901, quella di là del 1899. era bella come casa. Era un proprietario unico.
Quando noi siam venuti a milano per noi è stato un trauma, perché abituati a un paesotto.
A 11 anni io giravo già con le stoffe! Prima uscita ero con gli zzoccoli, come dice il mio amico qui e dormire sul carro di notte, col freddo, col gelo e tutto quanto. A milano sono venuto a 18 anni, nel 53, da solo… dopo un po’ mi sono portato la bicicletta, non avevo neanche da mangiare. Però prima sono andato a genova, facevo la spola da là a genova. Lavorava da minatore, (con la rivoltella), visto che suo papà era minatore. C’erano molte miniere di lignite (sostituto del carbon cock, dell’antracite). Si usava fare miniere in obliquo, la prima volta che ne hanno fatta una in verticale io sono rimasto impressionato.
In via padova di carbonai ce n erano tantissimi (uno c è ancora li avanti).
Alla nostra epoca non c erano i frigoriferi, il cubo (50x20)di ghiaccio lo si portava con le biciclette. (gli è venuto in mente perché oggi il padrone dell’orto gli ha mostrato un mobiletto, che aperto era tutto in acciaio per mantenere il freddo)
Ora al parco trotter ci vanno tutti, di tutti i colori. una volta ci andavano i figli delle persone che non stavano bene, che avevano la tbc. Era un polmone di milano, di aria pura. C’erano le scuole montessoriane.
Altri ricordi in libertà…(il freddo, la cucina-soggiorno, i fiori sui vetri)
Qui avanti c’era una di quelle acque marce, solforosa. (ci raccontano l’origine di una al lago vicino al suo paese e ne discutono)
Una volta si sentivano i grilli e e le rane in martesana. Ora ci mettono dentro gli anatroccoli ma c è qualcuno che se li mangia! Di notte li vanno a prendere, i cinesi. Ci fanno spegnere il registratore per raccontarci l’aneddoto.

Esplorazione di: Beatrice Meroni, Irene Carrara

17/11/11 - Gruppo 1: Resoconto Interviste Chiara e Irene B.

Ragazzo bengalese - supermarket alimentare "Asian African Market"

Si tova in Italia da circa due anni ed è riuscito a trovare lavoro grazie al capo, un suo parente.
In questo arco temporale non ha notato cambiamenti all'interno della via.
Nel negozio entra anche clientela italiana.
Data la sua disponiblilità a parlare con noi, nonostante anche un italiano incerto, gli abbiamo chiesto se fosse disponibile ad una registrazione audio e/o video, ma la sua risposta è stata negativa, a causa dell'assenza del capo.

Sala slot machine e calzolaio: non ci hanno concesso un'intervista in quel momento. Ci hanno detto di tornare verso le tre del pomeriggio, quando ci avrebbero comunicato se sarebbero stati disponibili o meno ad una registrazione.

Ragazzo bengalese - internet point (+ phonecenter + rimesse)

Ci ha raccontato di vivere da 14 anni con un visto. Arrivato per la prima volta in Russia con un visto di un anno per motivi di studio, è riuscito a rinnovarlo per altri 5 anni, sempre per lo stesso motivo, finché nel 1998, con la sanatoria, gli venne consegnato un permesso per l'Italia di 2-3 mesi.
Ha lavorato per 5 anni Italia, inizialmente pensando a lavori manuali, per crescere, ma ciò non è successo. Ha lavorato all'Esselunga e in altri supermercati.
In Italia è riuscito ad appoggiarsi inizialmente ad uno zio, fino a giungere in via padova nel phone center di proprietà della sorella acquistato da un egiziano, anche se attualmente non è contento di tale sistemazione per le lunghe giornate di lavoro senza cambi.
Ritiene che le condizioni della via siano migliorate, è più pulita e meglio illuminata: prima vi era il buio dopo le otto, e questo aumentava il senso di insicurezza.
Afferma che nei palazzi della via vi abitano molti italiani, che si possono trovare anche nel suo negozio, come nel caso di siciliani che mandano rimesse a casa.
Gli piacerebbe che la sua famiglia venisse in Italia. In Bangladesh ha una moglie e un figlio di un anno che riesce a vedere due volte all'anno.
Non ha voluto essere registrato perché non interessato al progetto e a farsi riprendere.

Ragazzo cinese - ferramenta e negozio di idraulica
Si trova in via Padova da 5 mesi, mentre il padre ha la stessa attività in viale Sarca da 7-8 anni. Ha deciso di aprire questo negozio in quanto l'unico, nel suo genere, presente nella zona.

Boliviano - ristorante
Si trova in Italia da 8 anni, ma solo da due anni ha acquistato l'attività da una sua amica.
Ha portato subito con se la sua famiglia.
Prima di giungere in Italia provò a lavorare in Argentina, ma trovò un ambiente ostile e razzista e i soldi guadagnati bastavano solo per sfamarsi; in Italia invece non ha trovato un paese intollerante, o almeno è cosi apparentemente.
Attualmente non pensa di voler tornare a casa, a meno che non subentrino problemi.
Rileva un cambiamento nella via dopo l'uccisione del ragazzo egiziano. Oggi la via è più tranquilla, più pulita, ma ovviamente, il fatto che vi sia meno gente, non è un aspetto positivo per lui.

Due signori bengalesi - supermarket alimentare
Hanno accettato di fare una registrazione audio, ma non risulta di buona qualità per il tono di voce basso e l'italiano poco comprensibile.
Dalla loro testimonianza emerge che l'Italia sia da loro vissuta come un paese di passaggio, un luogo in cui lavorare, per guadagnare, e poi tornare in Bangladesh.
Percepiscono una forte crisi economica e un cambiamento della via dall'uccisione del ragazzo egiziano, che ha comportato un rafforzamento delle forze di polizia che arrivavano a chiedere i documenti anche 4-5 volte al giorno.

Esplorazione di: Irene Borchi, Chiara Valsecchi.

24 novembre 2011

11/11/11 - Gruppo 1: Resoconto Interviste di Alice, Arianna, Claudia

Le interviste di questa giornata hanno avuto come target i negozianti italiani rimasti nella via Padova. Dopo esserci recate alla bocciofila del circolo Caccialanza e ottenuto una informale chiacchierata col signor B, la nostra attenzione si è infatti concentrata sulla ricerca dei possibili interlocutori individuandoli nelle persone del signor G (macellaio) e del signor E (produttore di cappelli). Il nostro metodo è stato appositamente quello di impostare un colloquio di tipo informale (con utilizzo di carta-matita per gli appunti e di registrazione audio) da cui abbiamo ricavato spunti interessanti da poter approfondire nelle prossime interviste col supporto dei mezzi audiovisivi.

Signor B - bocciofila circolo Caccialanza

La bocciofila è un circolo privato dei soci frequentato regolarmente da italiani e solo occasionalmente da persone immigrate che si recano al bar.

La memoria della via emerge fin da subito nelle parole dell’intervistato: “Una volta a Milano c’erano i rioni ed era un paese “governato” dalle figure del prete, del sindaco e del maresciallo dei carabinieri: anche via Padova era costituita più o meno in questo modo”. L’immigrazione sulla via è iniziata circa un ventennio fa e “se andiamo avanti così comanderanno loro”; i negozi italiani sono quasi tutti scomparsi e sostituiti da cinesi nonché sudamericani ed egiziani (il signor B fa riferimenti anche alla compravendita dei beni immobili da parte dei cinesi).

Le provenienze delle persone immigrate in generale (non necessariamente proprietari di negozi) sono le più disparate: Sud America, Maghreb, Filippine, Romania, Giappone, anche se emergono opinioni discordanti (nelle tre interviste effettuate) sulla percentuale più o meno alta dei cinesi nella zona (essi sembrano essere molto più presenti in via Paolo Sarpi).

Dall'intervista del signor B emerge che, a suo parere, non può esserci integrazione tra italiani e stranieri. La zona che addirittura i carabinieri evitavano (testuali parole del signor B) fino a poco tempo fa è quella di via Arquà: fino a due anni fa giravano nella via i carabinieri accompagnati dall'esercito. Nel settore commerciale il cambiamento sembra essere dovuto non tanto alla presenza di immigrati, quanto alla situazione economica che inizia a pesare per il lavoro in calo…

Signor G - macelleria

Il signor G. racconta che da Loreto fino a Crescenzago c’era “la bellezza di centoventi negozi italiani” fino a circa quindici anni or sono. Ci spiega che il motivo per cui tanti italiani hanno ceduto i loro negozi di macelleria potrebbe essere ricondotto in primo luogo a fattori quali la mancanza di passione verso questo tipo di attività ed ai sacrificanti orari di lavoro che un negozio del genere richiede: “io inizio alle 7 del mattino e finisco alle 11 la sera: dopo la chiusura non si finisce di lavorare poiché c’è da fare la pulizia, sistemare la carne, riordinare il banco.”

Il signor G ha un negozio di macelleria in via Padova dal 1963: nato in brianza da genitori macellai, da generazione di macellai, ha imparato il mestiere anche facendo pratica in Francia e successivamente nella zona di Usmate. Ci racconta di aver iniziato come garzone con il compito di pulire il negozio: solo dopo sei mesi “quando ho imparato a pulire, mi hanno messo in mano il coltello”. Il signor G. pare voler farci capire come sia stato impegnativo imparare il mestiere, non solo facendo riferimenti alla sua “gavetta” ma anche mostrandoci i vari diplomi e premi da lui ottenuti (ha studiato anche un po’ di veterinaria).

Afferma di avere una buona clientela: da una parte quella italiana “delle nonne di una certa età che saranno 40-50 anni che le servo” e dall’altra, negli ultimi anni, quella immigrata composta da peruviani, ecuadoregni, cileni, colombiani, boliviani, filippini, magrebini, salvadoregni, rumeni e giapponesi. Alcuni di questi clienti hanno voluto ringraziare e lasciare un loro ricordo al signor G donandogli piccoli pensieri dal loro paese di provenienza che sono stati da lui esposti in negozio.

Il nostro intervistato sostiene che la sua clientela immigrata si sia formata anche per il fatto di essere stato fin da subito disponibile: “i primi anni che hanno cominciato a venire qua, son venuti da me perché se avevano bisogno qualche piacere glielo facevo, se avevano bisogno una via gliela dicevo, se potevo mandare a lavorare una persona la mandavo, e allora hanno cominciato da una voce all’altra, da una voce all’altra e insomma…mi vogliono bene, ecco!”.

In generale emerge un buon rapporto con le persone immigrate “che siano educate e all’altezza di capire certe cose” anche se non ne mancano altre che “si ubriacano o non rispettano la legge italiana” ma, continua il signor G, non è possibile fare una stima precisa, una percentuale completa.

Parlando ancora della sua attività, il signor G imposta un confronto fra le macellerie di una volta e quelle di adesso: “io vendo un po’ di salumi e tutto il resto di macelleria; non è che un macellaio deve vendere le patate, i piselli, le carote…Un macellaio dev’essere un macellaio, una drogheria dev’essere una drogheria! Una volta eran più bravi che adesso perché c’era il droghiere che vendeva il vino, che vendeva i liquori, il macellaio che faceva il macellaio. Ora ci sono i bazar!”.

Il cambiamento della via, esulando dal settore del commercio, risulta evidente: “sulla via Padova prima c’erano delle feste, lì c’era il gioco delle bocce, si andava a ballare, si andava a cantare, c’erano delle osterie belle, c’era più compagnia…Adesso cosa c’è?”

Signor E – Borsalino, negozio di cappelli

Il signor E, proprietario del negozio da 50 anni in via Padova, sostiene che a partire dal 2000-2001, la zona è cambiata totalmente: sembra essere rimasto tutto inalterato per almeno 30-35 anni e poi negli ultimi 10 anni c’è stata la svolta. Nella zona sono rimasti pochi italiani, “quei pochi vecchi, con reddito basso (anche come capacità di acquisto) e il resto tutti stranieri”.

Riguardo la nostra richiesta di spiegazioni circa i motivi per cui gli italiani avrebbero lasciato via Padova, il negoziante elenca dei fattori tra cui emerge innanzitutto che “la vita di negozio è una vita di sacrificio (elemento emerso anche nell’intervista al negoziante della macelleria): fai orari più lunghi degli altri, non fai weekend perché il sabato è lavorativo, ed è un lavoro abbastanza faticoso”. Fino a un certo punto è stato remunerato adeguatamente per cui “c’era qualcuno ancora disponibile a portarlo avanti perché faceva un po’ più fatica degli altri ma guadagnava bene; dopo i guadagni sono diminuiti e a quel punto lì uno dice se devo lavorare molto e guadagnare poco e posso fare dell’altro, allora preferisco.”

Di conseguenza i negozi hanno cominciato a chiudere, le nuove generazioni non sono state più sollecitate a continuare e quei pochi giovani che ci hanno provato, non avendo nessuna esperienza o capacità nel campo, e pensando che avere un’attività fosse semplice e molto remunerativo (modo di dire, a detta del signor E, lasciataci dalla tradizione), hanno aperto e chiuso negozio nell'arco di tempo di uno o due. Il nostro intervistato, a riprova di ciò, ci dice che il mestiere gli è stato insegnato dal padre e che lui lo ha insegnato al figlio.

Nel frattempo sono subentrati gli immigrati (soprattutto cinesi ed egiziani), disposti a comprare a prezzi superiori rispetto agli italiani e a pagare affitti alti che gli italiani non erano propensi a pagare e hanno offerto di più agli italiani che non quello che offrivano altri italiani (“un cinese nella via ci sta, soltanto che nessuno si immaginava che un cinese, poi un cinese, poi un altro cinese, alla fine è diventato tutto cinese nel giro di poco tempo!”).

Dal colloquio col signor E risulta che la minor rendita dei negozi italiani sia da ricondurre al periodo precedente l’immigrazione; anche per l’affitto degli immobili gli immigrati hanno offerto di più (elemento congruente con le parole del signor B alla bocciofila). In modo particolare sembra che i cinesi, pur essendo stati gli ultimi ad arrivare nella via, poiché prima sono immigrati nella zona i nordafricani e i sudamericani, abbiano “preso piede” più degli altri, almeno per quanto riguarda le attività commerciali e gli ultimi negozi rimasti non potrebbero andare che a loro perché ormai la via è tutta cinese, “è zona loro”.

Data la particolarità del negozio (vendita di cappelli al dettaglio, che “non si trovano dappertutto” oltre che altri articoli) il signor E ha conservato una clientela italiana che però va sempre più riducendosi non raggiungendo nemmeno una percentuale del 50%. Il motivo sembra collegarsi al fatto che in una via dove ci sono tutti cinesi, le persone con una certa fascia di reddito preferiscono recarsi in una via commerciale consona alle loro possibilità economiche e al loro livello e di conseguenza non percorrono tutta la via Padova “per vedere il signor Borsalino”: “a quel punto il cliente deve venire solo per te mentre prima faceva due passi”. Inoltre la clientela del cappello risulta essere un po’ anziana e questo, legato alla difficoltà di parcheggio e all’avvento dei centri commerciali ha provocato i noti esiti.

Il signor E sostiene anche che gli ultimi ristoranti, gestiti da cinesi o sudamericani, non cucinano italiano per gli italiani ma sono ristoranti gestiti da cinesi o sudamericani per cinesi e sudamericani! Questi ristoranti guadagnerebbero in media di più di quelli italiani.

L’integrazione manca di quelle premesse che la renderebbero tale: gli italiani si sono quasi tutti trasferiti, a parte gli anziani che non hanno la possibilità di farlo. “La via è diventata di loro proprietà: come la via Paolo Sarpi: là è tutto solo cinese, qui siamo in una via Paolo Sarpi internazionale!”. Il signor E sostiene che a suo parere nessuno più comprerà o prenderà in affitto un appartamento in un condominio dove sono tutti sudamericani o cinesi: “è inutile fare questioni di razzismo o non razzismo…Ci si trova meno bene! Non ci si capisce, quelli cucinano che puzza e per loro puzzeranno le nostre cucine, quindi integrarsi è facile ma a chiacchiere! Se uno sta di qua e l’altro di là vanno tutti d’amore e d’accordo ma quando si vive nello stesso condominio la musica cambia! Questa via, in un certo senso è diventata un ghetto e così gli italiani se ne vanno: anche il comune ha lasciato che le cose andassero come stavano andando.”


Esplorazione di: Arianna Albieri, Alice Comotti, Claudia Esposito




23 novembre 2011

gruppo due: alcune videoriprese della giornata di lunedì 21 novembre 2011

VEDI VIDEOPOST

Il primo video l'abbiamo girato direttamente sul bus 56 così da poter riprendere lo scorrere della via Padova fino al ponte. E' possibile sentire anche la voce che segnala le fermate.
Il secondo ed il terzo video riprendono la vetrina di un negozio cinese, mentre il quarto indica le destinazioni di chiamata di un call-center. Abbiamo inoltre girato una gran quantità di video circa insegne di negozi e panoramiche della via in generale. Abbiamo però in programma di tornare di nuovo per fare e perfezionare altre riprese. Si è preferito non inserire video con volti di persone o di specifiche insegne, per una questione di privacy, ma sono comunque molte le riprese di questo tipo.
Ci chiedevamo se ai fini del montaggio fosse meglio girare tante brevi riprese focalizzandoci anche sul medesimo oggetto, o invece se possono andar bene anche riprese più lunghe.
A nuovi aggiornamenti.
                             
                                                                                                                                         Roberta


Gruppo due: Roberta, Annalisa, Imma, Elisa; Corinna, Moreno e Silvia

18 novembre 2011

9/11/2011: Gruppo 1 - Pianificazione lavoro sul campo

In data 9/11/2011, il gruppo si è riunito per darsi un primo orientamento progettuale. Dall'incontro è emerso un abbozzo di scaletta e alcune riflessioni relative a come impostare il lavoro etnografico.

Qui di seguito i punti principali:
1. Scegliere se riferirsi ad un solo tratto di via Padova e quale.
2. Primo approccio ai negozianti italiani della via: fare domande che cerchino di far emergere ricordi relativi al cambiamento commerciale della via (domande aperte, che lascino agli interlocutori la libertà di dirci cosa ritengono più rilevante e consentano a noi la possibilità di cogliere stimoli e circoscrivere meglio i nostri obiettivi).
3. Approccio ai negozianti immigrati: fare domande che possano aiutarci a ricostruire il loro arrivo in via Padova e l'apertura dei relativi negozi (perché proprio quei negozi, perché in via Padova, com'era la vita quando sono arrivati e com'è cambiata da quando sono residenti lì).
[In entrambi i casi, sarebbe interessante soffermarsi sui seguenti aspetti: rapporto con la clientela, prodotti venduti nei negozi, come i negozi rispecchiano le diverse abitudini, chi è la clientela.]
4. Approccio agli anziani: cercare di comprendere come abbiano vissuto il cambiamento della via e se si recano nei negozi attuali.

Alla luce di queste riflessioni, abbiamo ritenuto che potrebbe essere interessante allargare la nostra prospettiva sulla memoria alla situazione odierna. Si tratterebbe quindi di comprendere come sia vissuta la via oggi da parte degli attori sociali che la compongono, in riferimento alla loro situazione passata e presente, di migranti o autoctoni.
I punti di riferimento emersi sono stati i seguenti:
1. Processi di costruzione di nuove forme di identità dei soggetti.
2. Osservare gli oggetti come strumenti di affermazione identitaria (oggetti transizionali - th di Winnicott), come modalità di auto-rappresentazione (Rif. Zoletto, "Il gioco duro dell'integrazione").
3. Rapporto fra auto ed etero-rappresentazione.

Relativamente all'utilizzo della videocamera durante le interviste, si è ritenuto di riprendere soprattutto i negozi per fornire una contestualizzazione visiva (nel montaggio si potrebbero così osservare i luoghi, accompagnati da una descrizione vocale).

Per facilitare gli incontri e procedere nelle esplorazioni etnografiche, il gruppo ha deciso di procedere suddividendosi in ulteriori sottogruppi, nel modo seguente:
Venerdì 11/11: Alice, Arianna, Claudia
Giovedì 17/11: Chiara, Irene B.
Venerdì 18/11: Beatrice, Irene C.

In data lunedì 21/11 seguirà un incontro del gruppo al completo, per confrontarsi sulle informazioni raccolte e procedere nel lavoro.

15 novembre 2011

4/11/2011 - Gruppo 1: PRIMA ESPLORAZIONE DEL CONTESTO

Nel pomeriggio di venerdì 4 Novembre, il gruppo si è recato in via Padova per una prima esplorazione del contesto di ricerca. Sullo sfondo del tema della memoria, si è cercato di tracciare un possibile progetto di indagine, sfruttando gli stimoli provenienti dallo spazio circostante. L'aspetto più immediatamente percepibile, anche agli occhi del più distratto osservatore, è la fitta presenza di attività commerciali non italiane: particolare fonte di attrazione sono le numerose insegne scritte in diverse lingue, spesso accostate ad indicare il medesimo negozio (come cinese e italiano), e il richiamo ad aree geografiche tra loro fisicamente distanti, ma rese vicine dalla vendita di prodotti di diversa provenienza nello stesso luogo (specialità cinesi, sud-americane e italiane). Talvolta i confini vengono "reinventati", come nel caso di almeno due dei negozi osservati, le cui insegne recavano la scritta:"Eurasia - Prodotti da: Sud America, Africa, Europa e Asia". A questo proposito, come prima ipotesi di ricerca, si è pensato di partire proprio dai negozi attuali, per cercare di ricostruire il cambiamento delle attività commerciali nel corso del tempo. In particolare, cominciando ad intervistare i proprietari dei pochi negozi italiani rimasti, cercando di raccogliere racconti e memorie di chi possa aver vissuto la trasformazione urbanistica e sociale della via. Successivamente, si potrebbero interrogare i negozianti-migranti, nel tentativo di ricostruire il loro percorso di migrazione e comprendere come abbiano vissuto il loro arrivo nella zona e i relativi cambiamenti a livello sociale e politico. Inoltre, concentrandosi sulla popolazione della via, certo piuttosto eterogenea, si è cercato di individuare alcuni possibili centri di aggregazione di anziani (bocciofila). Infatti, sarebbe interessante poter ricostruire la memoria del luogo a partire da persone che molto probabilmente hanno vissuto a loro volta una migrazione, ma interna, dal sud al nord Italia, o da coloro che, pur essendo nati e cresciuti a Milano, hanno osservato la via cambiare nel corso degli anni. Si tratterebbe quindi di realizzare un "intreccio di memorie" che si potrebbero definire "multi-posizionate", volte a dare voce ai diversi soggetti coinvolti in un complesso panorama socio-culturale, nel tentativo di valorizzare le diverse memorie storiche di cui è composto. Parlando di memoria, non si può prescindere dal percorso esistenziale degli individui coinvolti che, non tanto nella loro dimensione personale, quanto piuttosto nel loro essere parte di una dimensione collettiva, ci parla dei complessi meccanismi sociali e politici della nostra struttura sociale. Sicuramente questo quadro di riferimento richiederebbe molto più tempo di ricerca di quanto non sia a nostra disposizione. Tuttavia, abbiamo ritenuto importante sottolineare le difficoltà che richiede la scelta di un oggetto di ricerca, in questo, come in qualsiasi altro terreno a cui si scelga di approcciarsi. Durante la passeggiata in via Padova sono state scattate alcune fotografie per catturare immagini e aspetti ritenuti significativi.

Arianna Albieri, Borchi Irene, Carrara Irene, Comotti Alice, Esposito Claudia, Meroni Beatrice, Valsecchi Chiara

microetnografia

Ciao a tutti,
un piccolo aggiornamento sulle attività del laboratorio in corso.
Il gruppo che si occupa degli itinerai visivi e quello che si occupa della memoria/e dei soggetti nel contesto della via Padova hanno iniziato a lavorare autonomamente sul campo:
il contesto di ricerca è comune ai due gruppi: il primo tratto della via che da Piazzale Loreto arriva fino al ponte. scopo: costruire possibili sinergie tra i diversi materiali di ricerca raccolti (audio -video).

alle scribane dei 2 gruppi il compito di aggiornarci sull'andamento dei lavori svolti e da svolgere tenendo presente che:
- il materiale audiovideo può essere linkato sul blog via youtube nell'apposita sezione (se ci sono difficoltà fatemi sapere che le risolviamo insieme. ricordatevi dell'opzione di condivisione ristretta per quel materiale che non si accompagna a una firma nella liberatoria che vi ho distribuito)
- gli aggiornamenti sull'andamento del lavoro via blog sono indispensabili
- una comunicazione fertile tra i due gruppi può generare non solo una maggiore consapevolezza ma soprattutto uno svolgimento più produttivo del lavoro (a questo proposito tenete presente i consigli/riflessioni che abbiamo discusso insieme a lezione)

Il gruppo che si sta occupando del montaggio - come Matteo ci ha felicemente aggiornato - è alle prese con il tentativo di dominare il programma final cut e, contemporaneamente, di fare chiarezza via storyboard sulle parti da inserire nel montaggio e su quelle da escludere. Procederà quindi nei prox lunedì con il lavoro che si è rivelato più complesso di quanto immaginavano.

Per ora mi sembra tutto: solo ricordatevi di far firmare le liberatorie ai soggetti se volete che poi il vs lavoro assuma un carattere pubblico/fruibile + ho lasciato la telecamera al gruppo itinerari visivi e vi ricordo di non cancellare il materiale presente in memoria o - al limite - di copiarlo su file precedentemente.

un caro saluto
sara

8 novembre 2011

Gruppo 3. Prime attività

Gruppo 3: costruire degli itinerari di conoscenza visiva.

Dopo l’intervento del Sig. Bonaconsa avvenuto nella prima
parte della lezione lo scorso 24 ottobre ciò che il nostro gruppo di
laboratorio ha tentato di individuare e discutere è stato non tanto un
obiettivo preciso e già definito, quanto invece un modo per iniziare, per
approcciare quello che sarà il nostro compito per questo laboratorio. Ciò è
stato dettato anche dal fatto che la maggior parte di noi non era mai stata in
via Padova o comunque la conosceva molto poco. Abbiamo quindi deciso, prima di
proporci obiettivi, di iniziare il nostro progetto facendo un sopralluogo, dopo
aver letto l’articolo “etnografia di via Padova” che era stato indicato come
utile per un primo approccio. L’idea era quella di avere solamente delle
informazioni di base, in modo da lasciare che i simboli che caratterizzano
questa via attirassero la nostra attenzione, senza che i nostri occhi li
cercassero, già consapevoli di quello che avrebbero trovato. Abbiamo così tentato
di utilizzare a nostro favore quello che sotto altri aspetti poteva essere
visto come uno svantaggio.

La mattina di venerdì 28 ottobre ci siamo quindi recate in
via Padova con macchine fotografiche e quaderni per gli appunti. Abbiamo
percorso il primo pezzo di via a piedi, osservando ciò che ci circondava,
dopodichè siamo salite sulla 56 e siamo arrivate fino a Crescenzago/Cascina
Gobba. Quello che più ha attirato la nostra attenzione credo siano stati i
tanti volantini colorati attaccati ovunque che pubblicizzavano di tutto (corsi
di ligua, feste, incontri, dibattiti,..); le insegne dei negozi (che spesso
specificavano di che nazionalità erano e con a volte i menù in due lingue), e
le tante diverse associazioni e circoli.

Ci siamo poi sedute ad un tavolo ed abbiamo cercato di fare
il punto della situazione: le nostre impressioni, la direzione che vorremmo
seguire, i simboli più importanti dell’itinerario che dovremo costruire.
Abbiamo alla fine pensato di focalizzare la nostra attenzione sull’impatto visivo
del cambiamento, in particolare riguardo ai negozi della via: a come questi
siano cambiati o meno a livello visivo (e non solo) negli anni e a come ciò
abbia eventualmente contribuito a cambiare anche l’aspetto della via.

Il prossimo passo sarà quello di recarci in diverse
biblioteche ed emeroteche di Milano; prima di tutto per ottenere qualche
informazione in più riguardo a via Padova, alla sua storia e anche a come
questa sia stata raccontata sui giornali ed inoltre per trovare qualche
documento, e soprattutto foto, sia sulla via in generale, sia in particolare su
negozi e fabbriche che prima potevano esserci ed ora non più e che possono aver
quindi modificato l’impatto visivo del luogo.

Elisa

24 ottobre 2011

lezione del 24

Ciao a tutti,(a beneficio degli assenti e dei presenti)
oggi abbiamo avuto il piacere di ospitare C. Bonaconsa, soggetto attivo da diversi anni sul territorio ad oggetto, e di condividere il suo punto di vista e le sue prospettive. Cercherò di postare a breve una sintesi audiovisiva del suo intervento in aula.
Gli spunti di riflessione e di analisi sono stati davvero tanti, diversificati e - passatemi l'espressione - glocalizzati.
Vi invito quindi a lasciare una traccia delle vostre elaborazioni progettuali in itinere cercando di dialogare/trarre il meglio da quanto abbiamo avuto modo di ascoltare a lezione.
I gruppi sono formati e i materiali/informazioni utili all'elaborazione delle vostre esplorazioni/comunicazioni con il territorio distribuiti:
- liberatoria per le riprese/utilizzo dei materiali audiovisivi
- foglio di presentazione con riferimento all'attività didattica in cui siete coinvolti
- schema riassuntivo "dalla teoria alla pratica" che avete iniziato ad adattare alle vostre esigenze/microtraiettorie di ricerca allo scopo di chiarire/riflettere/approfondire le vostre intenzionalità conoscitive
- schema di costruzione documentario/film - ben consapevoli che, dati tempi, competenze, conoscenze, non possiamo razionalmente che proporci obbiettivi alla nostra portata.

Settimana prox nn ci sarà lezione in Bicocca per il ponte ma è stato deciso di dedicare le 4 ore di lezione alle vs attività di "lavoro sul campo". Gli scribani - o se vogliamo, i relatori - dei 3 gruppi hanno compiti precisi:
- comunicarsi con la sottoscritta per riferimenti mail e telefonici et al
- sintetizzare via blog la rielaborazione mirata dello schema riassuntivo ("dalla teoria alla pratica: e viceversa)
- sintetizzare via blog i vs primi approcci con il contesto (approccio di rete- di cui parleremo)
- riportare l'elaborazione progressiva dello storyboard: lo sforzo di tradurre visimamente l'elaborazione delle vs intenzionalità conoscitive (idee - itinerari di ricerca).

passo e chiudo invitandovi a fare un buon utilizzo di questo strumento di comunicazione(blog) tenendo presente che la produttività dello stesso è direttamente correlata alle vostre esigenze di ricerca e - di conseguenza - ciò che ne risulta dipende dal significato che siete in grado di far emergere dal vostro lavoro/impegno.

un caro saluto
sara

17 ottobre 2011

lezione 17 ottobre

Ciao a tutti,
se riuscite a realizzare le interviste(medium shot e close up) linkatele sul blog via youtube - le procedure di accesso a youtube sono semplici da comprendere. se avete difficoltà fatemi sapere che cerco di darvi una mano via blog.
praticate gente, PRATICATE!
scrivetemi una mail al mio indirizzo di posta elettronica che vi invio la liberatoria per le riprese.
un caro saluto,
sara

11 ottobre 2011

per la lezione del 17 ottobre

Ciao a tutti,
ho visto il commento di Stefania e mi pare una buona idea quella di organizzarvi nei differenti gruppi a seconda dei vs interessi. tenete presente che il numero dei partecipanti deve essere equilibrato (8 x gruppo) quindi propongo di iscrivervi al gruppo via blog.....chi tardi arriva male alloggia!

La prox lezione sarà dedicata al linguaggio (tecniche) dell'immagine. Portate i vs strumenti di registrazione av (telecamere e/o macchine fotografiche) che passeremo la lezione esercitandoci con il mezzo.

un caro saluto
sara

3 ottobre 2011

Ottobre 2011

Benvenuti al blog LAMA,
i Vs colleghi della scorsa edizione hanno lavorato nel contesto di Via Padova e hanno iniziato a costruire una rete di relazioni significative nel territorio che possono utilmente costituire la base per ulteriori esplorazioni ed approfondimenti.
I diversi gruppi di lavoro si sono occupati:
GRUPPO 1- Individuazione di informatori privilegiati al fine di ricavare diverse prospettive sul contesto in esame. Il metodo utilizzato è stato quello dell'intervista qualitativa con l'ausilio dei mezzi AV di registrazione. In una seconda fase si è elaborato un metodo di esplorazione del territorio a partire dalle conoscenze, memorie e vissuti degli informatori attraverso passeggiate videoregistrate nella via.
GRUPPO 2- A partire dalla selezione di un gruppo di soggetti attivi sul territorio, si è proposto un focus group al fine di proporre un approccio collaborativo e partecipato all'analisi e alla riflessione sul contesto in oggetto. I materiali audiovisivi raccolti durante questa prima fase esplorativa hanno dato luogo alla realizzazione di una passeggiata attraverso la Via Padova che traducesse visivamente gli elementi significativi emersi.
GRUPPO 3- Il materiale raccolto dal gruppo 1 e 2 ha permesso l'individuazione dei segni/simboli specifici che caratterizzano il contesto. Si è quindi avviata un'esplorazione visiva del contesto al fine di elaborare degli itinerari di senso attraverso la raccolta di questi elementi.

Data la significatività e la ricchezza del percorso svolto, si è pensato di proseguire nell'analisi del contesto utilizzando come base di partenza i materiali fino ad ora raccolti.
GRUPPO 1: proseguirà la ricerca di informatori privilegiati con i quali sviluppare un percorso visivo attraverso passeggiate nel contesto in oggetto.
GRUPPO 2: inizierà con il montaggio del materiale raccolto e procederà nel lavoro di ricerca con i soggetti individuati.
GRUPPO 3: continuerà l'esplorazione del contesto soffermandosi sui segni/simboli rappresentativi al fine di costruire degli itinerari di conoscenza visiva.

La proposta del laboratorio è quella di confrontarsi con la pratica della ricerca sul campo attraverso l'utilizzo dei mezzi audiovisivi di registrazione/rappresentazione.
La riflessione sulle conoscenze acquisite nel lavoro di campo apre uno spazio di sperimentazione nell'ambito della rappresentazione etnografica.